"Letture al chiaro di luna". Colin Greenwood dei Radiohead su Ianto di Niall Griffiths
10 Maggio 2005
Una delle cose meravigliose quando si fa parte di un gruppo sono la ricerca e
condivisione di nuovi suoni, nuovi libri. Mentre stavamo incidendo Ok
Computer in un vecchio castello stregato e abbandonato, nella campagna
vicino Bath, ci passavamo un libro, La famiglia Winshaw di Jonathan Coe,
una commedia oscura e coinvolgente che ci racconta alla perfezione l’avidità
che regnava in Inghilterra durante gli anni ottanta mentre la Thatcher
smantellava la nostra società. Durante l’incisione di Kid A e Amnesiac,
uno dei libri che più giravano fra noi era il primo romanzo di Niall Griffiths,
Grits. La storia si svolge anche in questo caso durante gli ottanta, e
Griffiths utilizza diversi accenti e dialetti del Regno Unito, dando così voce
a un gruppo di ragazzi di una piccola miserabile città del Galles, dimenticata
tra il mare e le montagne. Ciascuno di essi racconta la propria storia, una
miscela di rabbia, tristezza e abbandono, che contrasta con le incredibili
descrizioni della bellezza della natura, l’immensità delle montagne e i
paesaggi che li circondano.
Inizialmente Griffiths fu paragonato a Irvine Welsh, che l’aiutò molto poiché riconobbe in lui la capacità di dare voce a una parte completamente ignorata della popolazione britannica. Scrisse: "Grits è un’incredibile prodezza: a ogni pagina prende nuovo impulso grazie all’innegabile eloquenza, l’autenticità e l’intelligenza di un autore di talento, che ha avuto il coraggio di scrivere senza fare nessuna concessione. Come molti britannici, ma anche persone completamente estranee al paese, aspettavo un libro così da un’eternità."
Con il suo secondo romanzo, Ianto (in inglese Sheepshagger, letteralmente "inculapecore", insulto con il quale gli inglesi si riferiscono ai gallesi), Griffiths ritorna sulla costa ovest del Galles scrivendo un romanzo preciso e potente, nel quale si narra la storia di Ianto, un ragazzo semi-selvaggio cresciuto dalla nonna nelle montagne gallesi. Un ragazzo la cui educazione è stata per sempre segnata dagli orrori quotidiani della natura, dalla crudeltà che vige nelle relazioni fra gli animali come fra gli uomini.
In questo libro abbondano morti tragiche e vendette tremende e si sente una lontano eco delle opere crepuscolari di Cormac McCarthy e William Faulkner. Griffiths traspone la forza di Grits a un intreccio spietatamente calcolato per arrivare così a un epilogo spaventoso, perfino perturbante di tutte le crudeltà in cui ci si è imbattuti nel corso del libro. Mentre Grits non finiva mai veramente, il finale di Ianto non si può raccontare. Voci che vengono da Liverpool, Londra, Essex o Galles appaiono qui alla stato bruto, fonetico. L’udito con il quale Griffiths registra la retorica propria dei club e pub britannici era uno dei grandi piaceri di Grits e lo ritroviamo anche in Ianto.
Adoro la sua maniera di rendere omaggio alla legge naturale, lontano dalle barriere create dalla morale e dalle azioni degli uomini. Questa naturalezza, di una insospettabile crudeltà, mi ricorda le pianure di McCarthy e le terre desolate di Lear. Nelle sue parole possiamo ascoltare molto chiaramente l’odore delle anfetamine e il crepitare dell’ozono.
Inizialmente Griffiths fu paragonato a Irvine Welsh, che l’aiutò molto poiché riconobbe in lui la capacità di dare voce a una parte completamente ignorata della popolazione britannica. Scrisse: "Grits è un’incredibile prodezza: a ogni pagina prende nuovo impulso grazie all’innegabile eloquenza, l’autenticità e l’intelligenza di un autore di talento, che ha avuto il coraggio di scrivere senza fare nessuna concessione. Come molti britannici, ma anche persone completamente estranee al paese, aspettavo un libro così da un’eternità."
Con il suo secondo romanzo, Ianto (in inglese Sheepshagger, letteralmente "inculapecore", insulto con il quale gli inglesi si riferiscono ai gallesi), Griffiths ritorna sulla costa ovest del Galles scrivendo un romanzo preciso e potente, nel quale si narra la storia di Ianto, un ragazzo semi-selvaggio cresciuto dalla nonna nelle montagne gallesi. Un ragazzo la cui educazione è stata per sempre segnata dagli orrori quotidiani della natura, dalla crudeltà che vige nelle relazioni fra gli animali come fra gli uomini.
In questo libro abbondano morti tragiche e vendette tremende e si sente una lontano eco delle opere crepuscolari di Cormac McCarthy e William Faulkner. Griffiths traspone la forza di Grits a un intreccio spietatamente calcolato per arrivare così a un epilogo spaventoso, perfino perturbante di tutte le crudeltà in cui ci si è imbattuti nel corso del libro. Mentre Grits non finiva mai veramente, il finale di Ianto non si può raccontare. Voci che vengono da Liverpool, Londra, Essex o Galles appaiono qui alla stato bruto, fonetico. L’udito con il quale Griffiths registra la retorica propria dei club e pub britannici era uno dei grandi piaceri di Grits e lo ritroviamo anche in Ianto.
Adoro la sua maniera di rendere omaggio alla legge naturale, lontano dalle barriere create dalla morale e dalle azioni degli uomini. Questa naturalezza, di una insospettabile crudeltà, mi ricorda le pianure di McCarthy e le terre desolate di Lear. Nelle sue parole possiamo ascoltare molto chiaramente l’odore delle anfetamine e il crepitare dell’ozono.
Ianto di Niall Griffiths
Sulle montagne del Galles occidentale, in un mondo dominato dalle imperanti forze della natura, dall’esclusione e dall’isolamento, vive il giovane Ianto, senza genitori, lavoro né sogni. La sua famiglia è uno scapestrato gruppo di ragazzini gallesi senza soldi né prospettive di una vita migliore, c…