Maurizio Caprara: Blair: "La sinistra si fa male da sola"

30 Maggio 2005
‟Il vero problema della sinistra è non farsi male con le proprie mani. Io questo ho avuto modo impararlo di persona, nella mia vita...”. Tony Blair, che, per quanto atipico sia, resta pur sempre un laburista britannico, fa poco caso al fatto che in Italia lo schieramento in questione si chiami centrosinistra, non sinistra e basta. Una sfumatura lessicale, non di sostanza. La messa in guardia dalla tendenza all’autolesionismo che il premier di Londra ha evocato durante il suo colloquio di ieri con Piero Fassino valeva per l’intera coalizione tormentata dalla concorrenza fra Romano Prodi, Francesco Rutelli, i Ds e i fratelli minori. A tutto ciò si riferiva Blair mentre descriveva ‟il vero problema” dietro le porte chiuse di una sala dei Musei Capitolini. Nella sua tappa a Roma prima di una vacanza senese, decisa per rifarsi delle fatiche della campagna elettorale, l’artefice del new labour ha incontrato a tu per tu, oltre a Silvio Berlusconi, due personaggi dell’opposizione: il segretario dei Ds Piero Fassino e il sindaco di Roma Walter Veltroni. Pare che Blair abbia evitato di pronunciarsi a favore dell’uno o dell’altro dirigente dell’Unione. Da primo ministro, ruolo istituzionale, ha preferito restare un passo indietro sulle controversie fra i tradizionali alleati italiani. Quello comunque era il suo pensiero: la sinistra è molto brava a farsi male con le proprie mani; si guardi, se può, dal perseverare nell’errore. Prodi ieri era in Sicilia. Rutelli avrebbe voluto parlare con Blair, che in Europa è stato tra i progressisti più capaci ad attrarre l’elettorato moderato, ma nel pomerig gio aveva un suo convegno a Frascati e nell’agenda del premier britannico, prima, non c’era posto. Quando Veltroni, suo vecchio amico, ha accompagnato ‟Tony” ad un convegno sull’Africa organizzato in Campidoglio, il dialogo cominciato nello studio del sindaco affacciato sui Fori è proseguito durante uno slalom tra busti di marmo e bellezze del passato che abitano da secoli in quei corridoi. ‟Tra un po’avrò 50 anni”, ha detto a un certo punto Veltroni. ‟Io ne ho fatti 52. ‘Il giovane Blair’ non si dice più”, ha commentato l’altro, realista, autoironico. Con Fassino, nella mezz’ora a tu per tu in una sala dei Musei Capitolini, Blair si è soffermato sull’impatto della possibile bocciatura del Trattato costituzionale europeo in Francia. Se nel referendum di domenica prevarrà il ‟no”, ha sostenuto, sarà difficile rimettere insieme i cocci della lunga trattativa fra i 25 membri dell’Unione ( europea, in questo caso) che ha portato a quel testo. I francesi, ha osservato il premier , boccerebbero il Trattato considerandolo troppo liberale, troppo proiettato verso le deregulation. In altri Paesi chiamati a decidere in seguito sulla ratifica, invece, la cosiddetta Costituzione europea solleva obiezioni per il motivo opposto: viene giudicata troppo poco liberale, un freno allo smantellamento di rendite di posizione desuete. Da questo, secondo Blair, nascerebbe la difficoltà di trovare un accordo riparatore. Al punto che si è domandato se valga la pena di aprire un negoziato, in materia, quando non si sa quali potrebbero esserne gli esiti.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …