Maurizio Caprara: Il governo sull'imam rapito. “Mai saputo nulla”

04 Luglio 2005
Silvio Berlusconi è invitato per lunedì nella residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma: nel giardino di villa Taverna si festeggerà il 229 anniversario dell’Indipendenza americana. L’ambasciatore Mel Sembler, a sua volta, è convocato per oggi dal presidente del Consiglio: dovrebbe spiegare che cosa successe a Milano, il 17 febbraio 2003, quando un gruppo di suoi concittadini, ritenuti dalla magistratura agenti della Cia, sequestrò l’imam egiziano conosciuto con il nome di Abu Omar, poi trasportato nella base di Aviano e in Egitto e torturato. Il paradosso dello stato attuale delle relazioni tra Italia e Usa sta tutto in questi due appuntamenti. I due governi vorrebbero che i rapporti fossero eccellenti, però una serie di circostanze non riescono a renderli tranquilli quanto Palazzo Chigi desidererebbe. Dopo essersi soffermato nei mesi scorsi sulla fine di Nicola Calipari, l’ufficiale del Sismi ucciso da militari americani a Bagdad, il Parlamento ieri è stato messo ufficialmente al corrente degli sviluppi del caso di Abu Omar, riportato alla luce dal ‟Corriere” con la notizia delle richieste di arresto per 13 persone considerate agenti della Cia. Secondo il ‟Washington Post”, il capo della ‟stazione” di Roma di questo servizio segreto americano aveva informato i suoi referenti italiani dell’operazione sull’imam, accusato di legami con il terrorismo. ‟E’ una notizia falsa che il governo italiano è in grado di smentire con molta tranquillità” , ha sostenuto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, mandato ieri pomeriggio dal governo nell’aula di Montecitorio per una ‟informativa urgente” dopo aver già parlato al Senato. ‟Prima mi incontrerò con l’ambasciatore, poi darò conto di come si sarà svolto il colloquio” , ha dichiarato da Milano il presidente del Consiglio. I cronisti: davvero, come ha detto Giovanardi, il governo non sapeva niente del sequestro? Berlusconi: ‟Questa è la situazione”. Davanti alle Camere, soltanto nello smentire il ‟Washington Post” Giovanardi ha citato la Cia. L’unica volta. Nel resto delle scarne comunicazioni, due paginette, il ministro ha evitato di specificare quali fossero quelle che ha definito le ‟asserite appartenenze” dei destinatari dei ‟13 provvedimenti restrittivi” . A suo avviso, il governo conosceva in precedenza quasi soltanto le appartenenze e il nome di un ‟funzionario statunitense” di ‟un ufficio consolare straniero”. Così è stato definito il diplomatico risultato ai magistrati capo della Cia a Milano emente del rapimento. Nell’annunciare la convocazione dell’ambasciatore, Giovanardi ha aggiunto: ‟Non c’è ritardo”, a chiamarlo ‟si è provveduto appena apparse le notizie relative all’inchiesta” . Sembler, che è al termine del suo mandato, era dalla seconda metà di giugno negli Stati Uniti, una tappa a Washington e poi la Florida. Prevedeva di tornare a Roma per il party del 4 luglio. Se da Berlusconi andrà oggi o più tardi si capirà in giornata. Stando a Giovanardi, per Abu Omar non è ‟mai stata in alcun modo autorizzata qualsivoglia operazione” , i servizi italiani non erano coinvolti e ‟il governo si è immediatamente attivato con determinazione rigorosa” . Scopo: ‟Ottenere ogni indicazione utile sulla vicenda e intraprendere le azioni più appropriate per la salvaguardia della sovranità nazionale” . Sul fatto che quella sovranità sia stata violata l’opposizione non ha dubbi. ‟Siamo di fronte ad almeno 10 reati, a qualche violazione della Costituzione e lei, dopo settimane di imbarazzato silenzio, viene a dirci candidamente: ‟Non sapevamo nulla”, il commento di Marco Minniti, ds, insoddisfatto come il resto del centro sinistra che in Parlamento non siano intervenuti né Berlusconi né i ministri di Interni o Difesa. Convocare Sembler, a giudizio di Minniti, non basta: occorrerebbe ‟formalmente una protesta” e ottenere da Washington ‟di mettere a disposizione gli imputati per il processo”.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …