Enrico Franceschini: Attacco a Londra. Tre bombe nella metropolitana e una su un bus
08 Luglio 2005
Attonite, pazienti, composte, con le borse della spesa e le valigette 24 ore, con i bambini stretti per mano, mentre i telefonini vanno in tilt, gli uffici chiudono e si abbassano le saracinesche di botteghe, negozi, grandi magazzini, in un silenzio irreale squarciato dalle sirene delle ambulanze. Una marea umana punteggiata dal giallo delle casacche della polizia, che sbarra ovunque l´accesso alle stazioni della metropolitana, sorveglia gli incroci, fruga ogni angolo in cerca di indizi o nuove minacce. È la scena apocalittica che mi trovo davanti attraversando su un solitario taxi l´epicentro dell´attacco terroristico che ha colpito Londra all´ora di punta, fra le 8,51 e le 9,47 di ieri mattina. Giovedì 7 luglio 2005, una data che adesso va a fare macabra compagnia all´11 settembre dell´America e all´11 marzo di Madrid. Quattro esplosioni, in tre carrozze dell´Underground, la sotterranea londinese che trasporta tre milioni di passeggeri al giorno, a Liverpool street, King´s Cross, Edgware road, e su un autobus, a Tavistock Square, vicino al British Museum. Trentasette morti per il bilancio ufficiale, almeno cinquanta secondo fonti degli ospedali, oltre mille feriti, in un conto delle vittime che sale di ora in ora.”‟A sad day for London”, un triste giorno per Londra, dice Tony Blair che vi fa ritorno per qualche ora abbandonando il summit del G8 a Edimburgo. Uno dei giorni più bui vissuti dalla capitale, subito paragonato dalla Bbc ai giorni degli attentati dell´Ira irlandese e del ‟Blitz” nazista della seconda guerra mondiale, quando su Westminster piovevano i razzi V2 di Hitler.”Questa volta il nemico si nasconde sotto una sigla sconosciuta, ‟Gruppo Segreto della Guerra Santa di Al Qaeda in Europa”, la cui rivendicazione dell´attacco, secondo le autorità, è ancora da verificare: ma è lo stesso primo ministro, dopo avere ricevuto a Downing street il rapporto dei servizi segreti, a parlare di ‟terroristi che hanno agito nel nome dell´Islam”, mentre il ministro degli Esteri Straw afferma esplicitamente che ‟l´operazione porta il marchio di al Qaeda”. Scuro in volto come non mai, Blair promette: ‟Li prenderemo”, e la caccia ai responsabili, indica Scotland Yard, è già in corso. La tragedia, del resto, era annunciata: un attacco di al Qaeda contro la Gran Bretagna, principale alleata di Bush nella guerra in Afghanistan, in Iraq e contro il terrorismo internazionale, ‟è inevitabile”, aveva ripetuto più volte John Stevens, fino a pochi mesi fa capo di Scotland Yard. In particolare, per quante precauzioni e indagini preventive possa prendere la polizia, non si può difendere una capitale di otto milioni di abitanti, la più grande città d´Europa.”Dall´estasi dell´assegnazione delle Olimpiadi 2012, con cui era andata a dormire mercoledì sera sentendosi - sempre con le parole del premier - la scintillante ‟capitale del mondo”, ieri Londra si è risvegliata dunque in scioccante agonia. In principio, quando si è diffusa la notizia di un ‟incidente” sulla Circle Line, alla stazione del metrò di Liverpool street, un crocevia del trasporto sotterraneo, collegata a una delle principali stazioni ferroviarie cittadine, le autorità hanno parlato di un corto circuito. Ma quattro minuti più tardi si è verificato un secondo scoppio, su una diversa linea della metropolitana, la Piccadilly, nei pressi di King´s Cross, un´altra stazione dell´Underground, anch´essa congiunta a una stazione ferroviaria: e se un´esplosione può essere casuale, come nell´attacco degli aerei kamikaze contro le Torri Gemelle di New York, due in rapida successione diventano sospette. Ancora ventuno minuti, e di esplosioni ne è arrivata una terza, di nuovo sulla Circle Line, alla stazione di Edgware road, la strada dei ristoranti e caffè arabi di Londra: e allora non ci sono stati più dubbi che si trattasse di un attacco terroristico, sincronizzato e molteplice. Altri trenta minuti, ed ecco l´esplosione numero quattro: stavolta su un double decker, uno dei caratteristici autobus rossi a due piani, simbolo della città, a Tavistock Square. La forza della bomba ha decapitato il veicolo, sbriciolando interamente il secondo piano del bus, accartocciando il primo: ‟Ho visto corpi che pendevano dai finestrini e corpi scaraventati in strada”, dirà un testimone oculare. Per l´esperienza dei molti bus colpiti dai kamikaze palestinesi che ho visto negli anni trascorsi in Israele, posso confermare che la bomba di Tavistock Square doveva essere di non piccole dimensioni.”Anche per questo, poiché è difficile abbandonare su un bus una borsa voluminosa, specie da quando la polizia ha tappezzato le fermate di autobus e metrò di cartelli che invitano i passeggeri a segnalare la presenza di oggetti sospetti, le autorità ipotizzano che sul veicolo di Tavistock Square ci fosse un terrorista suicida: forse doveva raggiungere anche lui una stazione del metrò, dove in effetti era diretto il bus, ma sentendo le sirene delle ambulanze e vedendo le strade piene di poliziotti per i tre precedenti attentati potrebbe avere deciso di consumare subito il suo feroce crimine. Per la stessa ragione, non è escluso che vi fossero kamikaze anche negli altri tre attentati nell´Underground.”Intanto le squadre dell´antiterrorismo sono penetrate nei tunnel del metrò, inizialmente protette da tute e maschere anti-attacco chimico o biologico, nel timore del peggio, per trarre in salvo centinaia di persone rimaste intrappolate. Sotto terra, almeno due treni erano deragliatri dai binari a causa dell´esplosione, scontrandosi. Alcuni passeggeri hanno sfondato i finestrini delle carrozze con ombrelli e mezzi di fortuna, cercando di fuggire. Il video girato da un passeggero, tuttavia, rivela ordine e relativa calma anche in quell´inferno di lamiera: perfino là sotto, pur terrorizzati, avanzando fra i corpi macellati delle vittime, incredibilmente i londinesi si sono messi in coda, finché uno ad uno, sanguinanti, col volto graffiato e annerito dal fumo, non sono risaliti alla superficie.”A quel punto, l´intero centro di Londra si è fermato. Le autorità hanno chiuso la metropolitana e sospeso il servizio dei bus, per controllare che non vi fossero altre bombe nascoste: più tardi, appunto per la segnalazione di un pacco sospetto, è stata brevemente evacuata la grande stazione ferroviaria di Victoria.”Televisioni e radio hanno consigliato alla popolazione di non entrare nel centro della capitale e, a chi già c´era, di allontanarsi il più presto possibile. Molti uffici, anche nella City, il quartiere finanziario, hanno chiuso, rimandando a casa gli impiegati. Hanno chiuso la maggior parte dei negozi. Chi aveva un´auto, se n´è andato. Tutti i taxi sono stati presto occupati. Gli altri, la stragrande maggioranza dei milioni di pendolari che vengono a lavorare in città, si sono ritrovati in strada, senza un mezzo a disposizione.”Ed è cominciata così la ‟fuga da Londra”: un esodo silenzioso e civile, senza rabbia, senza pianti, senza proteste, sebbene qualcuno si sia chiesto perché i piani contingenti di evacuazione generale in caso di mega-attacco terroristico, da tempo predisposti, non prevedessero autobus o al limite camion militari per trasportare la popolazione fuori dalla zona del pericolo.”Si dice che gli stereotipi contengono un pizzico di verità, ed ecco la prova: la flemma britannica, la compostezza e civiltà di questo popolo, che non per nulla andava tranquillamente a teatro nel West End nei giorni funesti del Blitz hitleriano su Londra.”‟È stato un omicidio di massa”, ha detto Ken Livingstone, il sindaco della capitale, rientrando precipitosamente da Singapore dove poche ore prima aveva gioito per l´assegnazione dei Giochi, ‟ma lo spirito indomito di Londra non sarà spezzato dal terrorismo”. Stamane, metrò e autobus riprenderanno parzialmente a funzionare: sarà dura salirci sopra dopo quanto è successo, ma anche gli americani hanno progressivamente vinto la paura di volare dopo l´11 settembre, e gli inglesi non saranno da meno. In segno di lutto, l´Union Jack, la bandiera del Regno Unito, è scesa a mezz´asta sul pennone di Buckingham Palace, per ordine della regina. ‟Rimanete vigili, non sappiamo se è finita”, ammonisce la polizia, proclamando lo stato d´allerta. Tra due giorni, domenica, la Gran Bretagna celebra il sessantesimo anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale: il paese si stringerà attorno agli ultimi veterani delle battaglie di ieri per trovare la forza di combattere quelle di oggi, Tony Blair riesumerà lo slogan di Churchill nei giorni peggiori del conflitto, ‟sudore, lacrime e sangue”. La nuova guerra, contro un nemico che si confonde tra tutti noi, è lontana dal concludersi.