Michele Serra: In tv domenica è sempre domenica

29 Agosto 2005
Domenica è sempre domenica. Il passaggio del campionato a Mediaset non è stato mutageno come temevano i tifosi passatisti, anche grazie alla solida romanità di Bonolis (buon esordio in serie A), che fa tanto Rai anche se trasmette (piccolo choc, questo sì) da Cologno Monzese. a novità sostanziale è che il fu "Novantesimo minuto" è stato gonfiato da Canale 5 fino a farne una "Domenica sportiva" anticipata, un po´ pletorica ma, grazie all´orario, molto più fresca, bruciando di fatto sia la tradizionale seconda serata di Raiuno sia gli alleati di "Controcampo", che vanno in onda, poverelli, già svuotati da Bonolis, dalla sua chiacchiera fluviale, dal suo parterre di ospiti pregiati. Per il resto, nella televisione duopolistica non si può inventare granché, l´atteggiamento e l´aplomb sono quasi da pubblico ufficiale, specie se l´uffizio in questione è un rituale ingombrante e solenne come il calcio.
Per capire che le immagini dei gol e le faticosissime interviste del dopo partita erano passate di mano, bisognava guardare il marchio di rete in basso a destra. Oppure chiudere gli occhi e accorgersi che le voci dei cronisti dai campi di gara erano tutte cambiate, un´intera generazione di fedeli funzionari spazzata via, come dopo le grandi epurazioni della storia. Vederli tutti in fila, i volti di "Novantesimo", nell´omaggio che ha aperto la lunga diretta di Bonolis, faceva quasi pensare a un reclutamento postumo: in Italia nessun cambio di regime può mai essere spietatatamente definitivo. E poco dopo, infatti, l´apparizione promozionale di Costanzo insieme all´indimenticato Luigi Necco confermava che esiste, tra Rai e Mediaset, un´area di continuità, e di contiguità, nella quale tutto fa brodo, e il nazional-popolare è una fruttuosa compagnia di giro come dimostra, ai massimi livelli, l´interscambiabile Bonolis.
Ma poi, come si fa a inserire delle significative varianti a un genere ormai superclassico come le interviste negli spogliatoi? Il gioco dei ruoli è sempre quello, i giornalisti che cercano di fare domande irriverenti o magari soltanto puntute, gli allenatori che considerano irritante e fuori luogo qualunque normale curiosità sulle loro scelte tecniche, come ben sapeva il detronizzato Enrico Varriale quando, su Raidue, cercava di spremere, quasi sempre vanamente, una frase non fatta al mister di turno. E allenatori e giocatori no, non sono cambiati, il repertorio è sempre quello, l´ego esulcerato non si addolcisce di certo a seconda che sia Sky o Rai o Mediaset a piazzargli il microfono sotto il naso. Né aiuta a cogliere qualche cambiamento lo sfondo delle interviste, che ormai in ogni stadio è una tappezzeria ossessiva di sponsor e vicesponsor. tra marchi che danno da mangiare a tutta la baracca: i veri padroni di casa.
Magari, ecco, qualche vantaggio Mediaset se l´è preso, rispetto alla Rai, cercando di allentare leggermente toni e atmosfere, grazie a un Bonolis rispettoso ma non intimidito, meno incravattato, non solo metaforicamente, rispetto al giornalismo sportivo di Stato. Fino a portarsi in studio la sempre ottima Gialappa´s che ha allegramente massacrato il presidente del Genoa Preziosi (per l´opera omnia) e il divino Gilardino (per il lessico). Potrebbe bastare anche così poco, in questo paese e con questo calcio, perché qualcuno si offenda, arrivando a rimpiangere, della Rai, la sola cosa che non vale la pena rimpiangere, e cioè l´ossequio inamidato, l´ufficialità del ruolo che va a scapito del brio giornalistico. Si capirà presto se il passaggio di mano del calcio alla televisione commerciale sarà servito, almeno, a trattare il pallone con minore deferenza. O se qualcuno comincerà a telefonare, allarmato dalle minime licenze che Bonolis, potendo permetterselo, si è preso. Bonolis, per sua fortuna, non è Ancelotti, ma è dipendente della stessa ditta.
Michele Serra: In tv domenica è sempre domenica