Médecins sans Frontières torna a suonare un allarme per la situazione in Niger, il paese africano in preda alla carestia. ‟Questo è certamente il periodo più critico dell'emergenza alimentare, e ogni giorno che passa ci rendiamo conto che la risposta è lontana dal soddisfare i bisogni urgenti delle persone”, ha detto ieri Christian Captier, direttore della sezione svizzera di Msf - che si trova ora nel distretto di Zinder, nel Niger orientale. La carestia è un fatto: già in luglio il Programma alimentare mondiale (Pam, l'agenzia dell'Onu per le emergenze alimentari) aveva lanciato un intervento d'urgenza, con un ponte aereo per distribuire migliaia di tonnellate di cibo. Le cifre sono impressionanti: le agenzie Onu stimano che 2,7 milioni di persone in Niger siano ‟sottoalimentate”, cioè alla fame, su una popolazione totale di 11 milioni: quasi un quarto della popolazione. Sono soprattutto i bambini a soffrire, come testimoniano le immagini trasmesse dalle tv nei mesi scorsi, piccoli esseri scheletriti, occhi sgranati, visi deformati dal dolore. L'emergenza però non è passata. Un sopralluogo nelle province orientali del paese saheliano, condotto da Msf con il centro di ricerca Epicentre, rivela che la situazione è peggiorata. In particolare per i bambini sotto i 30 mesi: uno su 3 è malnutrito, il 5,6% sono ‟gravemente malnutriti”. Solo la scorsa settimana Msf ha accolto mille bambini malnutriti nei suoi centri d'emergenza solo a Zinder, ma calcola che in quella regione orientale una media di 40 bambini al giorno muoia. Una corrispondente della Bbc è andata in quella provincia, già visitata in luglio: anche lei testimonia che la situazione è peggiorata, e alcune zone della provincia di Zinder non hanno visto proprio nessun aiuto. Msf sostiene che gli aiuti sono stati maldiretti: ci sono ma non raggiungono le persone in situazione più grave.
La polemica tra Msf e il Programma alimentare mondiale era già scoppiata in agosto, quando l'Ong di medici aveva accusato il Pam di non dare una risposta adeguata, ‟in quantità e qualità”, alla crisi. Il Pam aveva controbattuto: il ponte aereo ha trasferito nel paese oltre 1000 tonnellate di un mix arricchito di soia e mais, usato per assistere i bambini malnutriti nei centri d'emergenza; la distribuzione avviene con l'aiuto di Ong e del governo. Una prima distribuzione d'emergenza era in corso, per 1,3 milioni di persone in situazione più grave; nel secondo round contava di raggiungere 1,7 milioni. ‟Stiamo distribuendo il cibo giusto nei posti giusti. Quando ci rendiamo conto che un villaggio bisognoso d'aiuto urgente non è stato raggiunto, abbiamo una strategia per accorrere. Il piano di distribuzione non è fisso, si aggiusta man mano”, aveva detto il vicedirettore esecutivo del Pam nella capitale nigeriana Niamey.
In quell'occasione il Pam aveva anche lanciato un appello ai governi contributori: ‟Non cancellate il Niger dalla mappa”, perché passata la prima emozione per le immagini drammatiche tutto si scorda: dei circa 60 milioni di dollari chiesti per l'emergenza Niger, il Pam ha ottenuto circa la metà. D'altra parte una carestia è un fenomeno con diverse cause. Il Niger - come pure il vicino Mali e altri paesi dell'Africa occidentale - soffre le conseguenze di un mix letale di siccità e dell'invasione delle locuste nell'anno trascorso. Ma non basta il cattivo raccolto a provocare la fame: di solito si aggiungono cattiva distribuzione, sottovalutazione (il governo del Niger ha continuato a negare la crisi), accaparramento - al primo segno di crisi i prezzi in tutta la regione sono andati alle stelle.
Sta di fatto che dall'inizio della crisi, nel gennaio 2005, il tasso di mortalità in questa zona per i bambini sotto i 5 anni è stato di 4,1 su 10mila (è il doppio di quella che viene considerata la soglia d'emergenza), ed è cresciuto tra luglio e agosto (5,3 su 10mila). C'è una sola buona notizia: le piogge sono state buone nell'ultima stagione in tutta la fascia dalla Mauritania al Ciad, passando per il Niger; la Fao ha distribuito sementi e la semina è fatta. Il prossimo raccolto sarà buono: per chi sarà sopravvissuto.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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