Ligabue, l’intellettuale dei sentimenti

01 Ottobre 2004
La definizione più bella spetta ad un distinto signore che, terminata la cerimonia di premiazione, dice: "È un intellettuale dei sentimenti". L’apprezzamento è per Luciano Ligabue che ha lasciato per alcune ore la piccola Linda, nata il 1° settembre e mamma Barbara, per ricevere a Colleretto Giacosa, vicino a Ivrea, il "Premio Giacosa - Parole per Musica". Durante la cerimonia Ligabue ha dialogato con il critico letterario Roberto Barbolini, risposto alle domande degli spettatori e firmato autografi per una buona mezz’ora su libri e cd. Il romanzo La neve se ne frega, del quale l’attore Oliviero Corbetta ha letto alcuni passi, è stato al centro del pomeriggio a Casa Giacosa e oggetto delle riflessione del Liga. Basta un semplice "Ciao ragazzi" e la platea si scioglie in un caloroso applauso, il pubblico è suo, come al solito, anche se non suona e canta. Però parla, racconta e si racconta, rilassato e anche leggermente imbarazzato quando viene letta la motivazione del Premio che lo definisce "Un vero, grande narratore", capace di "inventare ancora un linguaggio nuovo e personale, una trama che riesce a sorprendere fino all’ultima parola". "Il mio lavoro – racconta Ligabue – comincia sempre con domande banali alle quali tento di rispondere. La neve se ne frega parte dall’interrogativo su cosa sia o cosa dia la felicità. Ho provato sulla mia pelle che non è vero che il successo dà la felicità come vuole far credere la cultura occidentale. Nel romanzo ho creato un mondo nel quale essere felici non è più un tuo problema. Tutto ti viene risolto, tu devi solo goderti la vita e non devi neanche preoccuparti della morte, perché sai già quando morirai, e, poiché nasci vecchio e muori bambino, ciò accadrà nell’incoscienza. Sarà la maternità, sconosciuta, a sconvolgere questo equilibrio. I protagonisti conosceranno l’inquietudine e ciò li condurrà all’infelicità". L’idea della vita percorsa al contrario gli venne durante le riprese di Dazeroadieci: "Quando passi i 40 anni cominci a pensare di aver passato la parte migliore della vita: lo faccio dire e vivere ai ragazzi di Dazeroadieci. Allora ho proposto a Domenico Procacci: ‟Perché non facciamo un film nel quale i protagonisti vivono al contrario?”. Mi ha risposto che sarebbe stato troppo costoso, così ho ripreso la riflessione per il romanzo". La cui realizzazione ha fatto slittare un altro progetto: "Ho scritto una raccolta di poesie che sarebbe dovuta uscire, ma ho sentito più forte l’esigenza di La neve se ne frega. Chissà, forse più avanti la pubblicheremo". Cantante, regista o scrittore?: "Mi piace sfuggire alle definizioni. Faccio rock ma non conduco una vita dissoluta, non mi drogo e non sfascio stanze d’albergo, quindi non è facile dirmi rocker. Scrivo canzoni, ma sono un cantautore? Ho fatto due film, ma nessuno si sognerebbe di chiamarmi regista e nemmeno scrittore, nonostante i due libri. Tutto ciò mi diverte molto". Ligabue non ha mai fatto mistero della sua passione per Pier Vittorio Tondelli: "Gli devo tantissimo. Per due motivi: perché è arrivato a scrivere nel momento migliore in cui potesse farlo e poi perché era di Correggio, lo vedevo all’oratorio. Vedeva le stesse cose che vedevo io. Le trovavo noiose, ma descritte da lui diventavano interessanti. Nel 1980 ero a naja e lui pubblicò ‟Altri libertini”. Tutto è iniziato lì: mi ha dato la voglia di raccontare". Una donna chiede: "Nel romanzo c’è la tua paura di invecchiare?", "Non credo – risponde -, a 32 anni mi chiedevo: ‟Ma a 50 anni riuscirò ancora a fare Balliamo sul mondo su un palco?”. Recentemente ho visto suonare i Rolling Stones e mi sono detto: ‟La faccio, eccome se la faccio!”". In attesa del nuovo disco c’è chi lascia le briglie sciolte alla fantasia: "Che ne diresti di una collaborazione con Vasco?", chiede un ragazzo: "Mi piacerebbe – ride Ligabue – mi è simpatico e non avrei problemi. Certo mi piace anche Francesco De Gregori ma non faccio un tour con lui. Comunque prova a chiamarlo e senti cosa ne pensa". Sì, però se poi Vasco accetta, dove lo troviamo uno stadio abbastanza grande?

La neve se ne frega di Luciano Ligabue

Il mondo è pulito. Le risorse rispettate. I bisogni soddisfatti. Un soffice rigore governa l'esistenza. Tutto secondo i diritti e i doveri del Piano Vidor. Siamo in un altrove temporale e nel migliore dei mondi possibili, sia pur a fronte di un controllo totale. Il Piano Vidor ha a cuore il benesse…