Maurizio Caprara: E anche gli “amici italiani” rifanno i conti col mito di Zapatero

12 Ottobre 2005
‟Viva Zapatero!”, sì, ma soltanto per quello che fa dentro il perimetro della penisola iberica e verso Nord Est. La sinistra italiana comincia a relativizzare il mito di José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente del governo di Spagna che alcuni settori dell’Unione negli ultimi tempi stavano trasformando in icona sacrale.
A ridurre il tasso di ammirazione verso il socialista che ha ritirato i soldati dall’Iraq e ha introdotto i matrimoni tra omosessuali sono le notizie in arrivo da Melilla e Ceuta, le enclave spagnole in Marocco assediate da folle di poveri africani intenzionati a venire in Europa. Gli ultimi sei morti negli scontri di Melilla sono stati dovuti agli spari della polizia marocchina, tuttavia il governo di Madrid non ha alcuna voglia di rinunciare alla sovranità su quelle piccole porzioni di territorio controllate dalla monarchia spagnola fin dal XV secolo. E non rinuncia ai rimpatri di chi è riuscito a superare le recinzioni. ‟A questo riguardo, il mio giudizio su Zapatero è negativo”, riconosce Pietro Folena, oggi deputato indipendente di Rifondazione, sostenitore della necessità di una società multietnica almeno da quando nel 1985 diventò segretario della Federazione giovanile comunista italiana. ‟Ecco un esempio di riformismo radicale che nella nostra sinistra è pressoché inesistente”, scriveva Folena su Zapatero nell’aprile scorso. Senza se e senza ma. Adesso, del presidente del governo di Spagna dice: ‟Resta il personaggio più innovativo. La colpa di quanto avviene non è del governo spagnolo, unico in Europa ad avere enclave in un territorio così esposto. Però quello che accade è agghiacciante, il mio giudizio è angosciato”. Forse per non infrangere il mito, Folena più che Zapatero condanna ‟la politica europea” sull’immigrazione: ‟E’ il metodo di Schengen a essere catastrofico. Non ho la bacchetta magica, comunque non si può andare avanti a Cpt (Centri di permanenza temporanea, ndr) e fili spinati”. Le cronache dalle enclave circoscrivono anche il filozapaterismo di Marco Rizzo, eurodeputato dei Comunisti italiani che conobbe Melilla da ragazzo durante un viaggio in Marocco con la motocicletta. ‟Zapatero ha agito molto bene sulla guerra in Iraq, ha dimostrato che in Europa si può essere autonomi dagli Usa e perciò merita una medaglia. Ma dal punto di vista dei diritti, in questo caso degli immigrati, non ha fatto un’acca”, commenta Rizzo. Le delusioni e i neoscetticismi non riguardano l’intera sinistra.
Altri, e non sono pochi, guardavano già con distacco al nuovo corso madrileno. Prima e dopo i dolorosi arrembaggi dei poveri di Melilla. ‟Non si può separare uno Zapatero buono da uno cattivo”, sostiene Marco Minniti, responsabile per Sicurezza e Difesa nei Ds. ‟Vanno tenuti presente i dati di fatto: il ritiro delle truppe dall’Iraq non significa che Zapatero sia approdato a posizioni pacifiste. In Afghanistan mantiene i soldati. Sui fondi per la Difesa, sull’industria militare si dà da fare. Si muove dentro la logica della difesa europea voluta dal suo connazionale Javier Solana, una logica che è anche la nostra”, osserva Minniti. E agli alleati dell’Unione fa notare: ‟Zapatero è fermissimo sull’immigrazione clandestina, intransigente nel considerare spagnoli i territori d’Oltremare fino a un uso della forza armata escluso in Italia . Fin qui i fatti. Evitiamo una lettura semplificata che trascenda nella mitologia”.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …