Maurizio Caprara: Chávez. “Fidel è cristiano. Me lo ha confidato lui”

19 Ottobre 2005
"Fidel Castro mi ha autorizzato a dirlo: ammette di essere cristiano, in campo sociale”. Hugo Chávez Frías, l’amico del lìder maximo di Cuba, l’ex parà nazional-populista che fu protagonista di un tentato golpe prima di essere eletto presidente del Venezuela, ha creato più di un sussulto stanotte tra i comunisti italiani, i comunisti rifondaroli e i no global rimasti a ascoltarlo fino a tardi sulla collinetta di Monte Sacro. Nel clima surreale di quella che ha definito ‟esta noche de magica luna llena”, questa notte di magica luna piena, uno dei capi di Stato occidentali più malvisti da George W. Bush ha parlato a trecento persone ricordando il giuramento con cui, duecento anni fa, Simon Bolivar promise di liberale l’America Latina dal dominio spagnolo.
Con retorica immaginifica, Chávez ha girovagato in un turbinio di enfasi tra Noam Chomsky e Che Guevara, Rosa Luxemburg e il protocollo di Kyoto. Suonando uno dei suoi tasti preferiti: ‟Io credo che il socialismo del ventunesimo secolo abbia molto di cristiano”. ‟Ahò, questa è mejo che nun te la traduco”, è stata la reazione di Marco, 27 anni, del ‟Roma Nord Est Social forum” mentre riferiva le parole pronunciate da Chávez in spagnolo al suo compagno Mimmo, 46 anni. ‟No, io sò d’accordo”, lo ha tranquillizzato Mimmo. Ma non tutti, tra quanti innalzavano bandiere cubane, bandiere venezuelane e lo striscione ‟Benvenuto comandante Chávez. Italia antimperialista” la pensavano come lui. Forse sarebbero stati più d’accordo con una frase detta dall’ex parà a Salamanca, nel vertice ibero-americano: ‟Eticamente, sono in sintonia con José Luis Rodríguez Zapatero e non con altri”. Affermazione seguita da alcune voci non confermate su un attacco di Chávez a Silvio Berlusconi, una delle persone con le quali si incontrerà oggi in una giornata tra il 60° anniversario della Fao a Roma e una partita Inter-Venezuela a San Siro. ‟Chávez, seguro, al yankee dale duro”. ‟Chávez, amigo, el pueblo sta con tigo”. ‟Chávez sì, yankee no”. Sono stati slogan come questi ad accogliere il presidente del quinto Paese esportatore di petrolio nel mondo sull’altura di Monte Sacro. Marco Rizzo, dei Comunisti italiani, gli ha consegnato una raccolta di firme di eurodeputati sotto un documento di solidarietà preventiva a Caracas se il Comandante, nelle prossime elezioni, verrà accusato di brogli. Walter Veltroni, il sindaco di Roma, non si è fatto vedere. Per gli onori di casa, con fascia giallorossa, si è presentato il presidente del Quarto municipio, Benvenuto Salducco, Margherita. Romano Prodi e altri capi del l’Unione, che pure incontreranno domani Chávez, avevano preferito dedicare parte del pomeriggio a un altro capo di Stato, il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, anche lui a Roma. ‟Cristo è stato un gran rivoluzionario. Chi può dire di no?”, ha sottolineato il capopopolo di Caracas mentre la piccola folla di dignitari e immigrati scelti venezuelani lo ascoltava sulla collinetta. Cerimonia chiusa ai giornalisti italiani, tranne chi è riuscito a entrare, come chi scrive, servendosi di piccoli sotterfugi. ‟Gli Stati Uniti, con solo il 5% della popolazione mondiale, consumano il 25 % della produzione mondiale di petrolio. E il loro governo rifiuta di firmare il protocollo di Kyoto”, ha sottolineato Chávez. Il bersaglio era Bush, e ‟quel governo che invade Paesi, li bombarda e uccide donne e bambini”. Tesi sulla quale, oggi, è molto improbabile una sintonia con Berlusconi. Maurizio Caprara Arrivato ieri a Roma, il presidente venezuelano Chávez oggi sarà a Milano per una partita a porte chiuse a San Siro Inter-Venezuela e quindi incontrerà Berlusconi. Previsto poi un intervento alla Conferenza sull’America Latina, dove sarà presente anche il ministro degli Esteri Fini. Di nuovo a Roma martedì vedrà Prodi e Ciampi. Quest’ultimo incontrerà anche il presidente del Brasile Lula da Silva.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …