Giulio Marcon: Uccidono la cooperazione. Fermiamoli
26 Ottobre 2005
Il 26 e 27 ottobre la campagna Sbilanciamoci promuove (con un forum alternativo e con un presidio) la contestazione dell'apertura ufficiale delle ‟Giornate italiane per la Cooperazione” organizzate dal Ministero affari esteri a Firenze. L'evento promosso dal governo italiano è infatti solo un'iniziativa propagandistica che tenta di nascondere la situazione di sbando in cui si trova l'‟Aiuto pubblico allo sviluppo” dell'Italia. Il nostro paese è ultimo nella graduatoria dei paesi Ocse. Quanto a percentuale sul Pil delle risorse destinate all'‟Aiuto pubblico allo sviluppo”, siamo nel 2005 a un misero 0,15 per cento, ultimi dietro a tutti.
Ma non è questo l'unico dato da ricordare. La finanziaria del 2006 taglia 152 milioni alla cooperazione (di cui 22 milioni ai progetti delle Ong), mentre l'80 per cento dei fondi dell'8 per mille, invece di essere utilizzato per ‟la lotta alla fame nel mondo” viene utilizzato - violando la legge - per le missioni militari all'estero. Per i costi della missione in Iraq (o per i costi della costruzione dei Cpt in questi anni) si spende più di quanto si spenda per la cooperazione ‟a dono” con i paesi in via di sviluppo. Inoltre l'Italia non rispetta gli impegni assunti a livello internazionale: che si tratti della realizzazione degli Obiettivi del millennio o della cancellazione del debito ai paesi poveri il governo italiano è inadempiente.
Le promesse si sono sprecate in questi anni: Berlusconi al vertice della Fao del 2001 parlò dell'1 per cento del Pil e il Dpef del 2003, prevedeva di raggiungere nel 2006 lo 0,33 per cento. Chiacchiere, parole al vento.Tremonti si è prima inventato la de-tax (tra l'altro rimasta inattuata) e oggi il fondo del cinque per mille per raccogliere altre risorse con la beneficenza, mentre i soldi pubblici sono sempre di meno.
Mentre la cooperazione allo sviluppo sta morendo, quella commerciale/delle imprese e quella militare sono ben prospere. Più soldi, tramite la Sace, alle imprese che si cimentano nel fare business in giro per il mondo e più soldi per le forze armate italiane nelle missioni estere. In questo caso la finanziaria è prodiga di un 1 miliardo di euro, l'equivalente di quanto la cooperazione ‟a dono” spende in due anni e mezzo. In questi anni hanno ridotto la cooperazione a ‟cavallo di troia” per la penetrazione delle imprese nei mercati dei paesi poveri e l'aiuto umanitario a strumento-appendice delle guerre e delle missioni belliche.
Di fronte a questa situazione vergognosa, l'iniziativa-spot del Ministero affari esteri è francamente inaccettabile; è una presa in giro per chi ogni giorno si impegna per la solidarietà internazionale. Ecco perché Sbilanciamoci ha deciso di non prendervi parte e di organizzare un forum alternativo e una mobilitazione di protesta (programma su www.sbilanciamooci.org). Servono scelte alternative per una nuova cooperazione allo sviluppo fondata sulla giustizia e non sulla beneficenza, sulla pace e non sulle missioni militari umanitarie, sull'autosviluppo e non sull'invasione dei mercati e delle imprese. Serve una cooperazione al servizio dei diritti dei popoli e non asservita ai dettami neoliberisti del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, una cooperazione fondata su un rapporto paritario con le comunità dei paesi del sud del mondo e non su un approccio paternalista e neocolonialista. Le ‟giornate per la cooperazione” sono solo un trionfo di convegni, seminari, mostre fotografiche, pubblicazioni, cocktail e ricevimenti. Fiumi di parole e di soldi sprecati. Di questo non hanno certamente bisogno i popoli del sud del mondo. Piuttosto di impegni concreti e di giustizia.
Ma non è questo l'unico dato da ricordare. La finanziaria del 2006 taglia 152 milioni alla cooperazione (di cui 22 milioni ai progetti delle Ong), mentre l'80 per cento dei fondi dell'8 per mille, invece di essere utilizzato per ‟la lotta alla fame nel mondo” viene utilizzato - violando la legge - per le missioni militari all'estero. Per i costi della missione in Iraq (o per i costi della costruzione dei Cpt in questi anni) si spende più di quanto si spenda per la cooperazione ‟a dono” con i paesi in via di sviluppo. Inoltre l'Italia non rispetta gli impegni assunti a livello internazionale: che si tratti della realizzazione degli Obiettivi del millennio o della cancellazione del debito ai paesi poveri il governo italiano è inadempiente.
Le promesse si sono sprecate in questi anni: Berlusconi al vertice della Fao del 2001 parlò dell'1 per cento del Pil e il Dpef del 2003, prevedeva di raggiungere nel 2006 lo 0,33 per cento. Chiacchiere, parole al vento.Tremonti si è prima inventato la de-tax (tra l'altro rimasta inattuata) e oggi il fondo del cinque per mille per raccogliere altre risorse con la beneficenza, mentre i soldi pubblici sono sempre di meno.
Mentre la cooperazione allo sviluppo sta morendo, quella commerciale/delle imprese e quella militare sono ben prospere. Più soldi, tramite la Sace, alle imprese che si cimentano nel fare business in giro per il mondo e più soldi per le forze armate italiane nelle missioni estere. In questo caso la finanziaria è prodiga di un 1 miliardo di euro, l'equivalente di quanto la cooperazione ‟a dono” spende in due anni e mezzo. In questi anni hanno ridotto la cooperazione a ‟cavallo di troia” per la penetrazione delle imprese nei mercati dei paesi poveri e l'aiuto umanitario a strumento-appendice delle guerre e delle missioni belliche.
Di fronte a questa situazione vergognosa, l'iniziativa-spot del Ministero affari esteri è francamente inaccettabile; è una presa in giro per chi ogni giorno si impegna per la solidarietà internazionale. Ecco perché Sbilanciamoci ha deciso di non prendervi parte e di organizzare un forum alternativo e una mobilitazione di protesta (programma su www.sbilanciamooci.org). Servono scelte alternative per una nuova cooperazione allo sviluppo fondata sulla giustizia e non sulla beneficenza, sulla pace e non sulle missioni militari umanitarie, sull'autosviluppo e non sull'invasione dei mercati e delle imprese. Serve una cooperazione al servizio dei diritti dei popoli e non asservita ai dettami neoliberisti del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, una cooperazione fondata su un rapporto paritario con le comunità dei paesi del sud del mondo e non su un approccio paternalista e neocolonialista. Le ‟giornate per la cooperazione” sono solo un trionfo di convegni, seminari, mostre fotografiche, pubblicazioni, cocktail e ricevimenti. Fiumi di parole e di soldi sprecati. Di questo non hanno certamente bisogno i popoli del sud del mondo. Piuttosto di impegni concreti e di giustizia.
Come fare politica senza entrare in un partito di Giulio Marcon
Milioni di cittadini sono impegnati in associazioni, comitati, campagne, movimenti per fare quella che viene definita politica diffusa. Si tratta di organizzazioni e persone che vogliono influenzare le scelte politiche generali, ottenere il rispetto e la promozione dei diritti fondamentali, batters…