Paolo Andruccioli: Il governo tenta un rinvio del Tfr
25 Novembre 2005
Gli esami, per il ministro Maroni, non finiscono mai. Oggi il consiglio dei ministri che è stato convocato a palazzo Chigi per le nove, dovrà sciogliere il nodo della riforma del Tfr. Ma non è detto che sia l'ultimo atto. E' anche probabile infatti che il governo decida per un ulteriore rinvio, anche sulla base delle forti sollecitazioni dell'Udc, che ieri è scesa di nuovo in campo sia con le dichiarazioni del segretario Cesa, sia con quelle del ministro della funzione pubblica, Mario Baccini. E' dunque ancora scontro nel governo alla scadenza dei termini per il varo della riforma della previdenza complementare (il 5 dicembre). Alla vigilia della riunione del consiglio dei ministri, ieri si è dunque consumato l'ennesimo scontro tra ministri. In questo caso da una parte c'era appunto il ministro della funzione pubblica, Baccini dell'Udc e dall'altra il ministro del welfare Roberto Maroni (Lega), che continua a premere sui suoi colleghi di maggioranza affinché la riforma del Tfr e dei fondi pensione venga varata senza stravolgimenti.
Il ministro Maroni, che segue la riforma da quasi quattro anni e che proprio a questa riforma sembra voler legare il suo nome, insiste sul testo che ha presentato dopo l'accordo con le 23 associazioni dei sindacati e delle organizzazioni del mondo imprenditoriale raggiunto nel periodo che va dal luglio a settembre di quest'anno. Si tratta di un testo, che poi è passato anche al vaglio delle Commissioni della Camera e del Senato, che cambia in alcune parti il decreto che era stato varato dal consiglio dei ministri nel luglio di quest'anno. Nella stesura successiva il ministro Maroni ha voluto recepire infatti alcune delle proposte delle parti sociali, che però non sono piaciute alle compagnie di assicurazione, che chiedono una totale liberalizzazione del mercato della previdenza.
Lo scontro, dunque, si è concentrato sulla cosiddetta ‟parificazione” degli strumenti della previdenza complementare, le polizze individuali delle assicurazioni e i fondi pensione chiusi gestiti dai sindacati e dagli imprenditori. Il ministro Maroni si è schierato apertamente per la soluzione proposta dalle 23 sigle del mondo del lavoro, mentre il presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è mostrato molto sensibile alle richieste del mondo delle assicurazioni. I sindacati e le opposizioni accusano il premier di dare troppo spazio ai suoi interessi economici diretti, visti i suoi rapporti con la compagnia Mediolanum.
Oggi, insomma, dovrebbe essere il giorno della verità. Il consiglio dei ministri ha tre possibilità: recepire in pieno il testo Maroni, che viene appoggiato dalle organizzazioni sindacali e industriali, accettare la proposta di mediazione del sottosegretario Brambilla (tre anni di blocco del Tfr nei fondi pensioni sindacali, poi libera scelta del lavoratore), oppure, terza ipotesi, recepire la proposta lanciata ieri dal ministro della funzione pubblica Baccini di un ulteriore rinvio. Secondo il ministro dell'Udc, ci sono infatti ancora i tempi per riflettere, visto che la scadenza è fissata per il 5 dicembre prossimo. Secca la risposta del ministro Maroni a Baccini: i tempi sono scaduti, la riforma si deve varare senza modifiche. In serata, è intervenuto ieri anche il ministro Alemanno che si è schierato apertamente con Maroni. ‟Siamo a fianco del ministro Maroni - ha dichiarato ieri Alemanno - la riforma del Tfr deve essere approvata senza modifiche e senza dilazioni”.
I sindacati attendono la riunione di questa mattina per esprimere il loro giudizio finale. Ieri l'Ugl ha detto che la riforma non può essere più rinviata. Analoga la posizione della Cisl, che con il segretario generale, Pezzotta, grida allo scandalo in caso di ulteriore rinvio. La Cgil è invece molto più prudente perché teme il varo di un testo peggiorativo rispetto a quello scritto da Maroni dopo l'intesa con tutte le parti sociali. Secondo Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil, non è accettabile una formula che spacchi il mondo del lavoro in due categorie di lavoratori e che crei dubbi di costituzionalità per una norma evidentemente discriminatoria.
Il ministro Maroni, che segue la riforma da quasi quattro anni e che proprio a questa riforma sembra voler legare il suo nome, insiste sul testo che ha presentato dopo l'accordo con le 23 associazioni dei sindacati e delle organizzazioni del mondo imprenditoriale raggiunto nel periodo che va dal luglio a settembre di quest'anno. Si tratta di un testo, che poi è passato anche al vaglio delle Commissioni della Camera e del Senato, che cambia in alcune parti il decreto che era stato varato dal consiglio dei ministri nel luglio di quest'anno. Nella stesura successiva il ministro Maroni ha voluto recepire infatti alcune delle proposte delle parti sociali, che però non sono piaciute alle compagnie di assicurazione, che chiedono una totale liberalizzazione del mercato della previdenza.
Lo scontro, dunque, si è concentrato sulla cosiddetta ‟parificazione” degli strumenti della previdenza complementare, le polizze individuali delle assicurazioni e i fondi pensione chiusi gestiti dai sindacati e dagli imprenditori. Il ministro Maroni si è schierato apertamente per la soluzione proposta dalle 23 sigle del mondo del lavoro, mentre il presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è mostrato molto sensibile alle richieste del mondo delle assicurazioni. I sindacati e le opposizioni accusano il premier di dare troppo spazio ai suoi interessi economici diretti, visti i suoi rapporti con la compagnia Mediolanum.
Oggi, insomma, dovrebbe essere il giorno della verità. Il consiglio dei ministri ha tre possibilità: recepire in pieno il testo Maroni, che viene appoggiato dalle organizzazioni sindacali e industriali, accettare la proposta di mediazione del sottosegretario Brambilla (tre anni di blocco del Tfr nei fondi pensioni sindacali, poi libera scelta del lavoratore), oppure, terza ipotesi, recepire la proposta lanciata ieri dal ministro della funzione pubblica Baccini di un ulteriore rinvio. Secondo il ministro dell'Udc, ci sono infatti ancora i tempi per riflettere, visto che la scadenza è fissata per il 5 dicembre prossimo. Secca la risposta del ministro Maroni a Baccini: i tempi sono scaduti, la riforma si deve varare senza modifiche. In serata, è intervenuto ieri anche il ministro Alemanno che si è schierato apertamente con Maroni. ‟Siamo a fianco del ministro Maroni - ha dichiarato ieri Alemanno - la riforma del Tfr deve essere approvata senza modifiche e senza dilazioni”.
I sindacati attendono la riunione di questa mattina per esprimere il loro giudizio finale. Ieri l'Ugl ha detto che la riforma non può essere più rinviata. Analoga la posizione della Cisl, che con il segretario generale, Pezzotta, grida allo scandalo in caso di ulteriore rinvio. La Cgil è invece molto più prudente perché teme il varo di un testo peggiorativo rispetto a quello scritto da Maroni dopo l'intesa con tutte le parti sociali. Secondo Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil, non è accettabile una formula che spacchi il mondo del lavoro in due categorie di lavoratori e che crei dubbi di costituzionalità per una norma evidentemente discriminatoria.
La trappola dei fondi pensione di Paolo Andruccioli
Di fatto due riforme generali del sistema previdenziale italiano (riforma Amato e riforma Dini) hanno già modificato il sistema della previdenza pubblica, abbassandone progressivamente il grado di copertura, cioè il cosiddetto "tasso di sostituzione", ovvero il rapporto tra la pensione…