Paolo Andruccioli: Il nuovo Tfr. Tra due anni
25 Novembre 2005
Varata la riforma del Tfr, ma la sua applicazione viene posticipata. Il trasferimento delle liquidazioni ai fondi pensione potrà essere avviato solo nel 2008, nello stesso momento in cui scatterà l'altra parte della riforma Maroni, che prevede il famoso ‟scalone” dell'innalzamento dell'età pensionabile a 60 anni. Fino a quel momento, le cose rimarranno così come sono oggi, ovvero valgono le regole della legge istitutiva dei fondi pensione del 1993, a meno che non si stabiliscano dei regolamenti che permettano uno sblocco parziale del Tfr anche a favore delle compagnie di assicurazione. Secondo la riforma del `93, infatti, l'accantonamento del Tfr può essere usato solo per i fondi pensione negoziali. Lo scontro su questa riforma varata ieri si è invece concentrato proprio sulla totale ‟parificazione” di strumenti, le polizze e i fondi, che comunque non sono oggi paragonabili né in termini di costi, né di trasparenza. Si tratta dunque, come spiega l'economista Marcello Messori, di un escamotage, che permette di salvare la faccia dal ministro Maroni e che riesce a soddisfare al tempo stesso anche l'Udc, che, sia con Cesa, sia con il ministro Baccini, aveva chiesto un rinvio o quantomeno una pausa di riflessione. L'Ania, l'associazione nazionale delle assicurazioni, esprime le sua soddisfazione e afferma che ora ‟i lavoratori sono più liberi”. La trovata è da attribuire - a pari merito - a Umberto Bossi e al ministro dell'economia Giulio Tremonti, che ottiene, tra l'altro, anche un risparmio consistente: i 620 milioni stanziati per la previdenza complementare ora sono liberi e possono quindi essere dirottati altrove con la finanziaria. La maggioranza di governo non sapeva come uscire dall'imbuto in cui si era cacciata e il presidente del consiglio in persona, anche ieri, ha rimarcato la sua presunta estraneità alla faccenda astenendosi dal partecipare alla riunione di palazzo Chigi e alle votazioni. Astenuti anche il ministro Pisanu, la Loggia e Micciché.
La fase del silenzio-assenso, i sei mesi di tempo durante i quali i lavoratori dovranno decidere sul futuro del loro Tfr e quindi delle loro pensioni, scaterrà dunque dal 2008. Tutti i ministri e tutti i partiti della coalizione di governo sono soddisfatti. Al contrario c'è molta irritazione nella fila dei sindacati (anche se con accenti molto diversi) e tra i partiti dell'Unione. Per il segretario generale della Cgil, Epifani, ‟siamo di fronte a un'altra grande presa in giro”, mentre secondo Pezzotta ‟il governo ha commesso un grave errore”. Sempre la Cgil (con Lapadula) invita a vigilare su una eventuale ‟devoluzione” del Tfr alle assicurazioni. Duro il commento di Enrico Letta della Margherita: quello che è successo ieri è gravissimo e aumenta il senso dello sciopero di oggi. Sulla stessa lunghezza d'onda il commento di Pier Paolo Baretta della Cisl, che parla di altri tre anni persi per i lavoratori. Di tre anni di vita tolti ai lavoratori parla anche Giuliano Amato, ex presidente del consiglio e protagonista di una delle tre riforme che hanno trasformato il sistema previdenziale italiano negli anni novanta.
Valanga di critiche anche negli altri partiti del centro-sinistra. Sia per Fausto Bertinotti, sia per Luciano Violante, questo governo sa ormai solo rimandare. Per il segretario dei Ds, Piero Fassino, ‟l'Italia è l'unico paese al mondo in cui un governo che rinvia di due anni un provvedimento considerato essenziale nell'immediato, lo presenta come un grande successo”. ‟Tanto rumore per nulla - aggiunge poi il responsabile del lavoro dei Ds, Cesare Damiano - questa maggioranza si è ormai specializzata nei rinvii e nella capacità di accollare al futuro governo le scelte difficili e soprattutto i costi delle riforme”. Sia Damiano, sia il senatore diessino, Giovanni Battafarano, ci tengono comunque a ricordare un piccolo particolare: il protagonista della sceneggiata è il conflitto di interessi del presidente del consiglio Berlusconi. Il rinvio, per il senatore dei Verdi, Ripamonti, è solo il frutto di pesanti ricatti incrociati all'interno della coalizione di governo.
E mentre il ministro del welfare, Roberto Maroni, che aveva annunciato anche ritorsioni politiche in caso di affossamento della riforma, ora si dichiara appagato, nel suo staff ci si cominicia a muovere. Lo stesso ministro, pochi minuti dopo la fine della riunione a palazzo Chigi, ha detto che riprenderà immediatamente i rapporti con il mondo delle assicurazioni. Sarà interessante ora capire su quali basi ripredenderà il dialogo con l'Ania, visto che proprio l'associazione delle assicurazioni si è dichiarata non completamente soddisfatta del compromesso raggiunto ieri. Il sottosegretario Brambilla ha detto che siamo di fronte a una riforma molto importante e ha voluto replicare alle critiche: anche le altre riforme - dice - sono state posticipate. Il sottosegretario ha parlato anche dei nuovi regolamenti. Si tratta infatti anche di chiarire ora le rispettive funzioni della Covip, dell'Isvap e della Consob.
La Confcommercio di Billè invita a prepararsi in tempo al decollo della previdenza integrativa, mentre la riforma posticipa, ovviamente, anche la moratoria per le piccole imprese che non hanno i requisiti per l'accesso al credito come copertura della perdita del Tfr.
La fase del silenzio-assenso, i sei mesi di tempo durante i quali i lavoratori dovranno decidere sul futuro del loro Tfr e quindi delle loro pensioni, scaterrà dunque dal 2008. Tutti i ministri e tutti i partiti della coalizione di governo sono soddisfatti. Al contrario c'è molta irritazione nella fila dei sindacati (anche se con accenti molto diversi) e tra i partiti dell'Unione. Per il segretario generale della Cgil, Epifani, ‟siamo di fronte a un'altra grande presa in giro”, mentre secondo Pezzotta ‟il governo ha commesso un grave errore”. Sempre la Cgil (con Lapadula) invita a vigilare su una eventuale ‟devoluzione” del Tfr alle assicurazioni. Duro il commento di Enrico Letta della Margherita: quello che è successo ieri è gravissimo e aumenta il senso dello sciopero di oggi. Sulla stessa lunghezza d'onda il commento di Pier Paolo Baretta della Cisl, che parla di altri tre anni persi per i lavoratori. Di tre anni di vita tolti ai lavoratori parla anche Giuliano Amato, ex presidente del consiglio e protagonista di una delle tre riforme che hanno trasformato il sistema previdenziale italiano negli anni novanta.
Valanga di critiche anche negli altri partiti del centro-sinistra. Sia per Fausto Bertinotti, sia per Luciano Violante, questo governo sa ormai solo rimandare. Per il segretario dei Ds, Piero Fassino, ‟l'Italia è l'unico paese al mondo in cui un governo che rinvia di due anni un provvedimento considerato essenziale nell'immediato, lo presenta come un grande successo”. ‟Tanto rumore per nulla - aggiunge poi il responsabile del lavoro dei Ds, Cesare Damiano - questa maggioranza si è ormai specializzata nei rinvii e nella capacità di accollare al futuro governo le scelte difficili e soprattutto i costi delle riforme”. Sia Damiano, sia il senatore diessino, Giovanni Battafarano, ci tengono comunque a ricordare un piccolo particolare: il protagonista della sceneggiata è il conflitto di interessi del presidente del consiglio Berlusconi. Il rinvio, per il senatore dei Verdi, Ripamonti, è solo il frutto di pesanti ricatti incrociati all'interno della coalizione di governo.
E mentre il ministro del welfare, Roberto Maroni, che aveva annunciato anche ritorsioni politiche in caso di affossamento della riforma, ora si dichiara appagato, nel suo staff ci si cominicia a muovere. Lo stesso ministro, pochi minuti dopo la fine della riunione a palazzo Chigi, ha detto che riprenderà immediatamente i rapporti con il mondo delle assicurazioni. Sarà interessante ora capire su quali basi ripredenderà il dialogo con l'Ania, visto che proprio l'associazione delle assicurazioni si è dichiarata non completamente soddisfatta del compromesso raggiunto ieri. Il sottosegretario Brambilla ha detto che siamo di fronte a una riforma molto importante e ha voluto replicare alle critiche: anche le altre riforme - dice - sono state posticipate. Il sottosegretario ha parlato anche dei nuovi regolamenti. Si tratta infatti anche di chiarire ora le rispettive funzioni della Covip, dell'Isvap e della Consob.
La Confcommercio di Billè invita a prepararsi in tempo al decollo della previdenza integrativa, mentre la riforma posticipa, ovviamente, anche la moratoria per le piccole imprese che non hanno i requisiti per l'accesso al credito come copertura della perdita del Tfr.
La trappola dei fondi pensione di Paolo Andruccioli
Di fatto due riforme generali del sistema previdenziale italiano (riforma Amato e riforma Dini) hanno già modificato il sistema della previdenza pubblica, abbassandone progressivamente il grado di copertura, cioè il cosiddetto "tasso di sostituzione", ovvero il rapporto tra la pensione…