Paolo Andruccioli: Caccia aperta al Tfr. Maroni querela
28 Novembre 2005
I tredici miliardi di euro del bottino annuale del Tfr e i soldi stanziati per la previdenza complementare (620 milioni) hanno fatto scattare un vero e proprio conflitto sulla riforma della previdenza complementare, il giorno dopo il varo del disegno di legge. Volano le polemiche politiche, ma anche le querele: il ministro del welfare, Roberto Maroni, ha infatti querelato per ‟diffamazione aggravata” il sindacalista della Cgil, Beniamino Lapadula, che ieri era tornato ad attaccare il governo e aveva parlato di ‟neo furbetti del quartierino in azione”. Secondo Lapadula, alcune norme della riforma della previdenza complementare potrebbero infatti entrare in vigore da subito (da gennaio del 2006) e non dal 2008, come è previsto per altre, compreso il silenzio-assenso. ‟Per il combinato disposto dell'articolo 19 e dell'articolo 1, lettera b - spiega il sindacalista della Cgil - le forme pensionistiche individuali complementari sarebbero legittimate ad essere destinatarie di quote del Tfr”. Lapadula teme in sostanza che si possa verificare ‟un immediato vantaggio per le assicurazioni che inveve, sulla base della normativa vigente, non possono utilizzare il Tfr nelle polizze individuali”. La risposta del ministro non si è fatta attendere. Lapadula, dice Maroni, ha utilizzato una tecnica basata su fantasione ipotesi per farne discenderne conseguenze catastrofiche. E' una tecnica, dice il ministro in un comunicato stampa, da ‟terrorismo psicologico, che non ha alcun fondamento nella verità”. Con le affermazioni del sindacalista della Cgil, sempre secondo Maroni, si dimostrerebbe solo il livore nei confronti di un governo che pur tra mille difficoltà è riuscito a portare a termine la riforma. Conclusione: ‟Non intendo accettare questi insulti e ho dato mandato ai miei legali di presentare querela per diffamazione aggravata nei confronti dell'esponente della Cgil”.
La polemica scatenata dalla Cgil non è infatti di poco conto perché potrebbe cambiare molte cose. Il responsabile economico della Cgil lancia in sostanza l'allarme su una possibile interpretazione distorta di una parte del testo. Tutte le norme che avrebbero dovuto essere applicate dal gennaio del 2006 scatteranno ora dal 2008: il silenzio-assenso per decidere la destinazione del Tfr, la moratoria per le imprese, la parificazione dei fondi e via dicendo. Nel testo varato da palazzo Chigi si sarebbe però un'ambiguità che potrebbe permettere una parificazione dei prodotti previdenziali già dal 2006, avvantaggiando quindi le compagnie di assicurazione. In particolare Lapadula si chiede perché nel testo c'è scritto che la Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, deve scrivere i regolamenti attuativi entro 30 giorni. Il ministro Maroni ha risposto che tutte le norme andranno in vigore dal 2008, ma poi subito dopo ha anche deciso di adire a vie legali contro il sindacalista della Cgil che avrebbe offeso non solo il suo lavoro, ma anche quello di tutti i collaboratori impegnati da mesi sulla riforma.
Anche il sottosegretario Alberto Brambilla è intervenuto per chiarire la norma sulla parificazione dei vari prodotti e sui tempi delle direttive della Covip. Brambilla parla ancora di 20 giorni di tempo per la Covip per varare le direttive. Ma a ruota una nuova dichiarazione di Lapadula, dopo l'annuncio della querela del ministro. La dichiarazione di Brambilla, dice Lapadula, non convince. Vedremo nei prossimi giorni come andrà a finire la storia.
Ma non c'è solo lo scontro diretto tra la Cgil e il ministro del welfare. Ci sono anche vari scontri interni alla coalizione di governo e tra maggioranza e opposizione. Appena ventiquattro ore dopo l'approvazione della riforma, che rimanda tutto il processo di modifica al 2008, ieri si sono quindi verificati infatti vari colpi di scena. Dopo il varo di palazzo Chigi, si sono scatenate subito le polemiche sostenute in particolare dai sindacati e dai partiti di opposizione, che accusano il governo di praticare in modo scientifico la politica del rinvio. Una scelta, dicono i rappresentanti dell'Unione, che non deriva solo dalla assoluta confusione in cui versa il governo Berlusconi, ma anche dalla volontà di scaricare tutti i costi della riforma sul prossimo governo.
Per quanto riguarda i costi della riforma è scontro anche all'interno della maggioranza berlusconiana. Si sono infatti liberati parecchi soldi, 620 milioni di euro, che sarebbero stati utilizzati per le compensazioni delle imprese che decidano di rilasciare il Tfr per trasferirlo ai fondi pensione. Dove andranno ora questi soldi visto che la riforma sarà applicata solo tra due anni? Il vicemistro dell'economia, Giuseppe Vegas, ha dichiarato ieri che non sarà certo il ministro Maroni a decidere per conto del governo o del parlamento il destino di queste risorse. ‟I fondi destinati al Tfr per il 2006 e 2007 che ammontano a 620 milioni di euro - ha detto ieri Vegas - devono andare al rientro del deficit del 2007”. I soldi, ha voluto precisare il viceministro, sono di competenza del governo e quindi spetterà all'esecutivo nella sua collegialità dediderne la nuova destinazione.
La polemica scatenata dalla Cgil non è infatti di poco conto perché potrebbe cambiare molte cose. Il responsabile economico della Cgil lancia in sostanza l'allarme su una possibile interpretazione distorta di una parte del testo. Tutte le norme che avrebbero dovuto essere applicate dal gennaio del 2006 scatteranno ora dal 2008: il silenzio-assenso per decidere la destinazione del Tfr, la moratoria per le imprese, la parificazione dei fondi e via dicendo. Nel testo varato da palazzo Chigi si sarebbe però un'ambiguità che potrebbe permettere una parificazione dei prodotti previdenziali già dal 2006, avvantaggiando quindi le compagnie di assicurazione. In particolare Lapadula si chiede perché nel testo c'è scritto che la Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, deve scrivere i regolamenti attuativi entro 30 giorni. Il ministro Maroni ha risposto che tutte le norme andranno in vigore dal 2008, ma poi subito dopo ha anche deciso di adire a vie legali contro il sindacalista della Cgil che avrebbe offeso non solo il suo lavoro, ma anche quello di tutti i collaboratori impegnati da mesi sulla riforma.
Anche il sottosegretario Alberto Brambilla è intervenuto per chiarire la norma sulla parificazione dei vari prodotti e sui tempi delle direttive della Covip. Brambilla parla ancora di 20 giorni di tempo per la Covip per varare le direttive. Ma a ruota una nuova dichiarazione di Lapadula, dopo l'annuncio della querela del ministro. La dichiarazione di Brambilla, dice Lapadula, non convince. Vedremo nei prossimi giorni come andrà a finire la storia.
Ma non c'è solo lo scontro diretto tra la Cgil e il ministro del welfare. Ci sono anche vari scontri interni alla coalizione di governo e tra maggioranza e opposizione. Appena ventiquattro ore dopo l'approvazione della riforma, che rimanda tutto il processo di modifica al 2008, ieri si sono quindi verificati infatti vari colpi di scena. Dopo il varo di palazzo Chigi, si sono scatenate subito le polemiche sostenute in particolare dai sindacati e dai partiti di opposizione, che accusano il governo di praticare in modo scientifico la politica del rinvio. Una scelta, dicono i rappresentanti dell'Unione, che non deriva solo dalla assoluta confusione in cui versa il governo Berlusconi, ma anche dalla volontà di scaricare tutti i costi della riforma sul prossimo governo.
Per quanto riguarda i costi della riforma è scontro anche all'interno della maggioranza berlusconiana. Si sono infatti liberati parecchi soldi, 620 milioni di euro, che sarebbero stati utilizzati per le compensazioni delle imprese che decidano di rilasciare il Tfr per trasferirlo ai fondi pensione. Dove andranno ora questi soldi visto che la riforma sarà applicata solo tra due anni? Il vicemistro dell'economia, Giuseppe Vegas, ha dichiarato ieri che non sarà certo il ministro Maroni a decidere per conto del governo o del parlamento il destino di queste risorse. ‟I fondi destinati al Tfr per il 2006 e 2007 che ammontano a 620 milioni di euro - ha detto ieri Vegas - devono andare al rientro del deficit del 2007”. I soldi, ha voluto precisare il viceministro, sono di competenza del governo e quindi spetterà all'esecutivo nella sua collegialità dediderne la nuova destinazione.
La trappola dei fondi pensione di Paolo Andruccioli
Di fatto due riforme generali del sistema previdenziale italiano (riforma Amato e riforma Dini) hanno già modificato il sistema della previdenza pubblica, abbassandone progressivamente il grado di copertura, cioè il cosiddetto "tasso di sostituzione", ovvero il rapporto tra la pensione…