Guido Olimpio: “Torturati nella prigione delle tenebre”

20 Dicembre 2005
I detenuti la conoscevano come ‟la prigione delle tenebre” ed era situata a pochi chilometri da Kabul, in Afghanistan. Nel periodo 2002-04 ha accolto numerosi elementi di Al Qaeda poi trasferiti nella base americana di Guantanamo, a Cuba. A gestire il sito speciale erano probabilmente non i soldati del Pentagono, ma i paramilitari della Cia. L’esistenza del ‟buco nero” - altra definizione dei qaedisti - è stata rivelata dall’organizzazione statunitense Human Rights Watch (Hrw) che ha diffuso ieri un rapporto dettagliato. Il dossier è composto dalle dichiarazioni di otto detenuti, oggi a Guantanamo, che hanno fornito elementi interessanti ai loro avvocati. In particolare gli estremisti hanno svelato il pesante trattamento patito: privazione di acqua e cibo, arti incatenati alle pareti, segregazione in celle buie con la musica ad alto volume. Secondo il rapporto di Hrw la vigilanza e gli interrogatori erano assicurati da cittadini americani che non indossavano alcuna divisa regolamentare: un indizio che potrebbe far pensare ad un centro controllato esclusivamente dall’intelligence. I racconti degli otto coincidono su molti punti. La maggior parte di loro sostengono di essere stati catturati in Asia o in Medio Oriente, quindi trasferiti con aerei speciali in Afghanistan. Una volta atterrati - hanno precisato - sono stati sufficienti cinque minuti per raggiungere in auto la prigione, ‟vicina a Kabul”. Successivamente i prigionieri sono stati smistati in altri campi, tra i quali quello nella base aerea di Bagram. Veniamo alle testimonianze dirette. M. Z. viene catturato dagli americani nel 2002 e immediatamente spedito nella ‟prigione delle tenebre”, dove vi rimane per quattro settimane. ‟Mi hanno messo in un luogo sotterraneo, molto buio, con la musica (rap e heavy metal, ndr) suonata continuamente. Ero in isolamento”. Ogni tanto M. veniva portato nella stanza degli interrogatori, illuminata da una forte luce, e incatenato ad un anello fissato sul pavimento. ‟Durante le sedute - ha accusato - minacciavano di violentarmi”. Benyam Mohammed è un etiope cresciuto in Gran Bretagna e finisce nel ‟sito nero” nel 2004. ‟Mi hanno appeso, poi il secondo giorno mi hanno concesso di dormire poche ore, quindi sono stato di nuovo appeso... C’era la musica altissima: Slim Shady di Eminem e canzoni di Dr Dre. Va avanti così per 20 giorni finché la colonna sonora cambia: arrivano le risate di fantasmi e versi da Halloween... La Cia lavorava su di me notte e giorno. In molti sono andati fuori di testa”. Abd Al Salam Al Hila è un personaggio singolare. Ufficiale dell’intelligence yemenita, mantiene stretti rapporti con estremisti islamici in Nord Africa e in Europa. Tra questi Abdel Kader Es Sayed, terrorista che controllava le cellule in Italia. Al Hila viene rapito durante un viaggio al Cairo e si ritrova nel 2003 nella ‟prigione delle tenebre”. Anche per lui tortura della musica e privazione del sonno. Le testimonianze dei militanti - in attesa di verifiche più precise - confermano quanto rivelato in novembre dalla rete americana Abc che, citando come fonte alcuni agenti Cia, denunciava l’esistenza a Kabul di un’installazione segreta dove venivano impiegate dure tecniche di interrogatorio.

Operazione Hotel California di Guido Olimpio

È il 17 febbraio 2003. Abu Omar, estremista egiziano e imam della moschea di via Quaranta a Milano viene sequestrato da un commando nei pressi della sua abitazione. È un colpo di mano degli 007 della Cia. Un caso di ‟consegna speciale”, in inglese ‟extraordinary rendition”, una chiara violazione de…