L'Iran ha rimosso i sigilli posti dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica ai suoi impianti nucleari, con la supervisione della stessa Aiea: così ha effettivamente ripreso l'attività di ricerca atomica, come annunciato qualche tempo fa. La conferma è venuta ieri dal vice capo dell'Ente per l'energia atomica iraniano, Mohammad Saeedi: ‟i centri di ricerca nucleare iraniani hanno ripreso l'attività”, ha detto alla televisione di stato. Ha però negato che l'Iran intenda produrre subito combustibile nucleare: ‟C'è una differenza tra ricerca e produrre combustibile... La produzione di combustibile nucleare è ancora sospesa”. Combustibile nucleare significa qui uranio arricchito, necessario ai reattori che producono energia elettrica (ma, arricchito oltre una certa soglia, anche a una bomba atomica). La distinzione tra ricerca e produzione non è chiarissima. Tehran ha comunicato al direttore dell'Aiea Mohammed el Baradei le sue intenzioni - e questi ha inviato un rapporto informativo ai 35 ambasciatori dei paesi membri del consiglio direttivo dell'Agenzia. Risulta dunque che l'Iran ‟ha intenzione di installare una piccola cascata di ultracentrifughe di gas ... e che, nella sua ricerca, immetterà in questa cascata il gas uranio esafluoruro (UF6)”. Centrifugare l'uranio a velocità supersonica serve ad arricchirlo. In altri termini, la ricerca che l'Iran dichiara di intraprendere c'è un impianto pilota, su piccola scala, di arricchimento dell'uranio nel laboratorio di Natanz, un impianto sotterraneo nelle vicinanze di Isfahan.
Il gesto dell'Iran ha suscitato reazioni molto dure, dall'Europa alla Russia agli Stati uniti. Il ministro degli esteri britannico Jack Straw ha detto che sta consultando i colleghi dell'Unione europea sull'opportunità di spingere perché Tehran sia denunciata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite - lo stesso Straw ha sottolineato però che la Gran Bretagna non pensa ad azioni militari contro l'Iran: ‟Un'azione militare non è sulla nostra agenda e, in termini pratici, sull'agenda di nessuno”. La questione resta da risolvere in termini politici e diplomatici, ha aggiunto. E però la diplomazia è vicina a uno stallo - il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha dichiarato ieri che il ‟trio” europeo di Germania, Francia e Gran Bretagna, che aveva negoziato con l'Iran sulla questione nucleare, deve ora decidere se ci sono le basi per ulteriori colloqui.
Tehran aveva sospeso in modo del tutto volontario la sua ricerca sul combustibile nucleare (che, in sé, è legittima e non viola il Trattato di Non Proliferazione atomica a cui l'Iran aderisce) proprio nell'ambito dei colloqui con gli europei, con un accordo raggiunto nel novembre 2004 a Parigi. Quei negoziati erano saltati nell'agosto scorso, quando l'Iran aveva trovato in adeguato un pacchetto di proposte europee - e poi, con il nuovo presidente Ahmadi-Nejad, aveva deciso di riprendere alcune attività nucleari.
Anche Mosca si dice ‟preoccupata” dall'ultimo gesto iraniano. Il ministro degli esteri Sergei Lavrov ha detto che la decisione di riprendere la ricerca avviene ‟nonostante una moratoria che era stata concordata tra l'Iran e i paesi europei e nonostante che questo accordo fosse stato registrato dall'Aiea, ... che lo vede necessario a ricolvere le questioni ancora aperte sul programma iraniano”.
La questione è riassunta in modo estremo dal presidente francese Jacques Chirac, che ieri ha avvertito: l'Iran farebbe un grave errore a non cooperare con la comunità internazionale; tutti riconoscono il diritto dell'Iran e della Corea del Nord a usare l'energia nucleare per usi pacifici, ‟ma la comunità internazionale deve imperativamente assicurare che gli impegni alla sicurezza siano rispettati”. Il punto è che nel suo lavoro di ispezioni e sorveglianza, dice el Baradei, l'Aiea non è riuscita a verificare quanto l'Iran afferma, cioè che il suo programma è pacifico (non è riuscita a affermare nemmeno il contrario, che ci sia un programma militare).
Delle intenzioni belliche dell'Iran sono convinti gli Stati uniti, che da quasi due anni tentato di convincere l'Aiea a passare la questione al Consiglio di sicurezza. Ieri Washington ha alzato la voce: l'arricchimento dell'uranio sarebbe ‟una grave escalation”; se l'Iran prosegue su questa via ‟non ci sarà altra scelta che riferire la faccenda al Consiglio di sicurezza”, ha detto il portavoce della Casa Bianca Scott MdClellan. Gli Stati uniti hanno accettato di attendere i risultati dell'azione diplomatica europea, ma nel Congresso (e tra le lobby filo-Israele) molti premono perché la Casa Bianca passi a sanzioni (o addirittura azioni militari).
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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