Maurizio Caprara: Duello al "Manifesto". Rossanda: Ds e intercettazioni, Parlato sbaglia

16 Gennaio 2006
In una sera di oltre vent’anni fa, una singolare processione animò la sala della fotocomposizione del manifesto. I giornalisti del quotidiano comunista passavano davanti al bancone sorvegliato dal baffuto grafico Agostino e scrutavano, tra il perplesso e l’incuriosito, un’inserzione del tonno ‟Rio Mare”. La presenza di quel tonno in scatola, su un giornale che si professava rivoluzionario, rompeva una tradizione. Non più soltanto inserzioni su libri. Il quotidiano eretico della sinistra ammetteva sulle sue pagine la pubblicità commerciale. Ad aprire la porta a quell’innovazione, dettata dal bisogno di soldi per far sopravvivere la testata, era stato Valentino Parlato, il più pratico e il più uso di mondo economico nel gruppo radiato dal Pci nel 1969. Rossana Rossanda, ai tempi del tonno, si occupava del pensiero di Louis Althusser, della filosofia dell’ungherese Agnes Heller. Il compagno pragmatico da una parte, la compagna dedita alla teoria dall’altra. I ruoli, in questi giorni, sembrano capovolti. Sulla scalata dell’Unipol alla Bnl, Parlato il pragmatico è risultato un purista, un teorico: ‟Non si possono fare le stesse cose di quelli che diciamo di voler combattere”. Sarebbe stato ‟un disastro”, a suo avviso, se l’Unipol avesse conquistato la Bnl. Rossana Rossanda, invece, nel manifesto di ieri ha concentrato le critiche su quanti volevano il principale partito della sinistra, il Pci, fuori dalla tradizione comunista e poi non accettano le conseguenze delle regole del mercato. Da Parigi, al telefono, dice: ‟Perché le cooperative non dovrebbero poter avere una banca? Mi fanno sorridere quelli che si preoccupano se i Ds e la Lega delle cooperative vendono l’anima al diavolo quando hanno fatto di tutto per fargliela perdere. Credo che qualcuno voglia togliere di mezzo entrambi”. L’ora è grave e la sinistra va innanzitutto difesa? Che succede: Rossanda libera la togliattiana che è in sé? ‟È vero, può essere”, ci scherza su lei. ‟Nel centrosinistra dobbiamo riunirci tutti per battere Berlusconi”, aggiunge seria. Parlato non si era scandalizzato dell’intercettazione telefonica ai danni di Piero Fassino, deputato dell’opposizione. ‟L’uomo pubblico deve essere pubblico”, aveva scritto categorico citando Montaigne. Sul giornale di ieri Rossana Rossanda gli ha obiettato, da garantista, che non va intercettato nessuno, senza preavviso. A Roma, nella redazione, Parlato non le dà torto sugli ostacoli opposti alla ‟finanza rossa”. ‟Conoscevo un grande finanziere, Enrico Cuccia. Se fosse stato di sinistra, l’avrebbero arrestato 300 volte”, sostiene. Ma sul resto non cambia idea. Senza alcun risentimento verso l’altra fondatrice del manifesto. ‟In fondo”, osserva, ‟noi due siamo riusciti a coniugare il tonno ‘Rio Mare’e Althusser".

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …