Nel suo libro autobiografico On writing, lo scrittore Stephen King ha dedicato parole critiche verso la sua generazione che, scrive, ‟ha avuto un’occasione per cambiare il mondo, e ha scelto invece il Supermercato on-line”. È il commento più lieve tra quelli possibili sull’ultimo intreccio tra politica e business. King parla della generazione del 68, che è grosso modo la generazione di Consorte e sodali (a parte i più giovani furbetti): l’immaginazione al potere era in realtà un’immaginazione per il potere. Ma come insegna il metodo del politicamente corretto, sono i nostri modi di dire e di pensare criticamente ad essere obsoleti e condannati dalla Storia.
Sulla scia del ‟non si dice disabile, ma diversamente abile”, è ormai acquisito che non si dice ‟disonesto”, ma ‟diversamente onesto”, come chi ci governa attualmente, modello di una diversità mal giudicata. Le nuove leggi insegnano che i bilanci non sono ‟falsi” ma ‟diversamente veri” e certi guadagni non sono ‟illeciti”, ma ‟diversamente leciti”, così come non si dirà ‟corrotto”, ma ‟diversamente retribuito”. Quanto al prevalere del business e degli intreressi privati sull’etica pubblica, tanto per cominciare non si dice ‟affari”, ma ‟diversamente politica”, e la parola ‟privato” va sostituita con ‟diversamente pubblico” (vedi le scuole). Inversamente, non si dirà ‟pubblico” (parola triviale per indicare una minoranza), ma ‟diversamente privato”. Colgo l’occasione, essendo stato tra i primi a farlo, a scusarmi della parola ‟regime” impropriamente usata in questi anni: il nostro governo è ‟diversamente democratico”, ha condotto il Paese in una ‟diversamente pace” in Iraq e ha svolto un lavoro legislativo ‟diversamente equo” e ‟diveramente liberale”. Non è, e non è mai stato un governo ‟di destra”, ma ‟diversamente di sinistra”, prova ne sia che la nostra sinistra (di governo) non si dirà più ‟sinistra” (che non è bello), ma ‟diversamente destra”.Con ciò non si intende ovviamente che non siano diversi, ma ‟diversamente uguali”.
Quanto a questo giornale, sarebbe ora che si aggiornasse. Già il suo nome è scorretto: non si dice ‟l’Unità”, ma ‟diversamente isolati” (o, in altri contesti discorsivi, ‟diversamente Il Foglio”), e invece che ‟di opposizione” sarà meglio dirsi ‟diversamente a favore”. Quanto a noi disoccupati (‟diversamente occupati”) del Lunedì al Sole, che altro possiamo sperare se non una politica ‟diversamente riformista”? Tanti auguri per un anno diversamente nuovo.
Beppe Sebaste

Beppe Sebaste

Beppe Sebaste (Parma, 1959) è conoscitore di Rousseau e dello spirito elvetico, anche per la sua attività di ricerca nelle università di Ginevra e Losanna. Con Feltrinelli ha pubblicato Café Suisse e altri luoghi di sosta (1992), Niente di tutto questo mi appartiene (1994), Porte senza porta. Incontri con maestri contemporanei (1997; poi ripubblicato in Il libro dei maestri. Porte senza porte rewind, luca sossella, 2011). Tra i suoi ultimi libri, Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne e Oggetti smarriti e altre apparizIoni, entrambi con Laterza. Per Feltrinelli ha curato e tradotto ne "I Classici" Le passeggiate del sognatore solitario di Jean-Jacques Rousseau (2012) e I miei amici di Emmanuel Bove (nuova ed. 2015).

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