Guido Olimpio, Paolo Biondani: Sequestro dell’imam Abu Omar. “Roma non poteva non sapere”

26 Gennaio 2006
Un pesante atto d' accusa basato più sui sospetti e gli indizi che sulle prove. Una serie di elementi che portano a credere che i governi europei sapessero dei rapimenti, dei trasferimenti e delle torture organizzate dalla Cia nei confronti di terroristi di Al Qaeda. Il senatore ed ex procuratore svizzero Dick Marty, in qualità di responsabile della commissione di inchiesta, ha presentato al Consiglio d’Europa a Strasburgo un primo rapporto sulla guerra segreta della Cia. Un’analisi profonda della tecnica conosciuta come ‟consegna speciale” o ‟extraordinary rendition”: il sospetto viene prelevato dagli 007, caricato su un jet speciale dell’intelligence Usa e quindi trasferito in un carcere di massima sicurezza in un Paese terzo. Come Egitto, Marocco, Uzbekistan, Giordania: qui viene sottoposto a pesanti pressioni fisiche. È la tortura appaltata a chi la può praticare. Marty, che in passato ha indagato anche sulle Br, ha sostenuto che le ‟consegne” sono state oltre 100. Un numero che si avvicina alle stime delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che parlano di almeno 150 casi conosciuti. Poiché alcune di queste operazioni sono avvenute in Europa, nel rapporto si sostiene che ‟è altamente improbabile che i governi locali non sapessero” così come i rispettivi servizi segreti. Tra i casi citati c’è quello dell’imam egiziano Abu Omar, rapito dalla Cia in una strada di Milano il 17 febbraio 2003 e poi condotto in Egitto. Marty ha dato atto ai magistrati milanesi (i procuratori Spataro e Pomarici) nonché agli organi investigativi di aver svolto ‟il miglior lavoro”, concretizzatosi con la richiesta di arresto per 22 agenti segreti americani, accusati del sequestro. L’indagine - ha affermato usando un’espressione tipica dei tribunali Usa - ha dimostrato ‟aldilà di ogni ragionevole dubbio” la partecipazione degli 007 statunitensi. Nel rapporto si sottolinea quindi che nel caso di Abu Omar ‟o c’è stata una violazione della sovranità nazionale” e in quel caso Roma doveva protestare ufficialmente ‟oppure il governo e l’intelligence italiana erano d’accordo”. Ma l’Italia - ha aggiunto - ha affermato di essere all’oscuro: ‟Allora perché non ha protestato?”. Marty ha ammesso di non essere riuscito a raccogliere ‟prove irrefutabili” sulla presenza di carceri segrete in Europa. Il Washington Post aveva infatti accusato Romania e Polonia di aver accolto alcune di queste installazioni riservate a una dozzina di capi qaedisti. La mancanza di prove ha dato fiato a qualche critico che, ignorando quanto ormai è emerso da mesi, ha cercato di minimizzare. L’ex ministro inglese Denis MacShane ha ironizzato: ‟Il rapporto ha più buchi del groviera”. Il segretario alla Giustizia americano Gonzales, da Washington, ha respinto le accuse: ‟Non concordo con le conclusioni. Noi non torturiamo”.

Operazione Hotel California di Guido Olimpio

È il 17 febbraio 2003. Abu Omar, estremista egiziano e imam della moschea di via Quaranta a Milano viene sequestrato da un commando nei pressi della sua abitazione. È un colpo di mano degli 007 della Cia. Un caso di ‟consegna speciale”, in inglese ‟extraordinary rendition”, una chiara violazione de…