Francesco Dragosei, da Whitman ai cannibali l’etica della letteratura

28 Marzo 2006
Francesco, a chi lo andava a trovare dopo quella fine di agosto 2005 che aveva segnato lo spartiacque - la diagnosi di cancro - mostrava delle fotografie. Era l’immediato prima e lui commentava: «La felicità». Eccolo ripreso, ad agosto scorso, in una giornata di sole, in cima a una vetta delle Dolomiti. La montagna, com’era nel suo carattere il conquistarla chiodo dopo chiodo, era una delle sue passioni. Non sappiamo, perciò, se vorrebbe, ora che gli diciamo addio, essere ricordato più per i due sapienti saggi in cui, soprattutto, aveva condensato la sua esperienza di americanista - Letteratura e merci, uscito nel 1999 da Feltrinelli e Lo squalo e il grattacielo uscito nel 2002 per il Mulino - o per un libro destinato a un pubblico molto più laterale, per affini scelti, la guida edita da Vivalda nel ’99 Dolomiti, itinerari scelti di croda. Itinerari, sia chiaro, tutti conquistati da lui passo a passo. In un certo senso anche quei due saggi sull’America appaiono frutto di un’analoga predisposizione: perché in entrambi è presente un sapere filtrato brano per brano. Com’era nel carattere curioso, testardo, e sarcastico, di Francesco. Anzi, trattandosi di un uomo di quelli rari - tutti interi - è meglio dire nella sua filosofia di vita. Nel primo libro - il sottotitolo era Da Joyce a Cappuccetto splatter- registrava la progressiva invasione, nella letteratura, delle merci. E, planando dai celebri elenchi seriali, da supermarket America, di Walt Whitman, ai nostri, italiani, giovanissimi narratori in auge in quegli anni, i «cannibali», di questi registrava il timbro vuoto, di plastica. Con un sarcasmo che, come nei moralisti classici, nascondeva un dolore serio. Perché Francesco - come ha dimostrato nello stoicismo con cui ha affrontato l’annuncio della fine - era un «classico». E, anche in letteratura, guardava in alto: ai picchi dei grandi di oggi, Yehoshua come Coetzee. Nel secondo saggio analizzava la sindrome di accerchiamento di cui soffrono gli Usa. In copertina appariva un suo disegno: un elicottero che, come un uccello nero, minacciava i grattacieli di Manhattan. Era un meraviglioso disegnatore (per Diario aveva inventato delle recensioni illustrate): quel disegno l’aveva fatto «prima» dell’11 settembre, a conferma che per avere doti profetiche non bisogna essere maghi, basta vedere con laica lucidità le cose.
Anglista e americanista, montanaro, Francesco Dragosei, poi, è stato una terza cosa: un professore di liceo, ultima sede a Roma lo scientifico Morgagni, di quelli a cui il nostro Stato dovrebbe erigere - prima o poi lo farà? - un monumento. Delle persone con cui entrava in sintonia diceva una cosa bellissima: «Ha gli occhi dentro, oltre che fuori». Ora i suoi sono chiusi. Addio, Francesco.

Francesco Dragosei

Francesco Dragosei, nato a Roma nel 1942, ha insegnato per trent'anni lingua e letteratura inglese e americana in un liceo statale, collaborando inoltre alle pagine culturali della "Repubblica", "l'Unità", l'"Espresso", …