Guido Olimpio: I diari segreti di Saddam e i contatti con Bin Laden

28 Marzo 2006
Potremmo definirli i diari di una dittatura. Minute di incontri tra Saddam e i gerarchi, note dei servizi segreti, contatti con Osama. C’è questo e altro nei documenti che il Pentagono ha iniziato a diffondere da qualche giorno. Si tratta delle carte sequestrate in Iraq e in Afghanistan, materiale attribuito al regime iracheno e alla rete qaedista. Non c’è la prova assoluta che si tratti di un archivio ‟autentico” e sono gli stessi americani a precisarlo. Ma questo non ne riduce l’interesse di studio.

Aiuto a Osama
Il 19 febbraio 1995 una delegazione irachena raggiunge il Sudan e incontra Bin Laden dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Saddam. Osama chiede che la radio irachena diffonda i sermoni del predicatore saudita Suleiman Al Awda (emerso anche in una inchiesta milanese, ndr) e suggerisce di lanciare ‟operazioni congiunte contro le forze straniere”. Il raís autorizza la trasmissione dei programmi, mentre per quanta riguarda i rapporti viene lasciata aperta una opzione. Gli analisti Usa precisano che nel testo non compare alcun sigillo ufficiale e che non esiste prova che nasca un patto d’azione. Però - aggiungono - solo 8 mesi dopo c’è un grave attentato anti-americano a Riad.

L’indagine
Nell’agosto 2002 gli 007 iracheni vogliono verificare la fondatezza delle informazioni circa la presenza di qaedisti nel Paese. Nel dossier viene inserita anche una foto di Abu Musab Al Zarkawi, allora quasi sconosciuto. A questo proposito, gli esperti statunitensi precisano che la presenza del gruppo è stata confermata in seguito. Nel novembre 2001 la milizia dei ‟Feddayn Saddam” è sollecitata a verificare le ‟voci tra la popolazione” che indicano la partenza per l’Afghanistan di 3000 volontari ‟iracheni e sauditi”.

Lo scudo
Il 14 marzo 2003, alla vigilia dell’invasione americana, uno dei figli di Saddam, Qusay, ordina ai soldati della Guardia repubblicana di prelevare 448 prigionieri kuwaitiani e di trasferirli come ‟scudi umani in tutte le località che possono essere attaccate dagli aggressori americani. Metteteli nei centri di comunicazione, nei ministeri essenziali, alle sedi di radio e tv...”. Qusay precisa che l’azione deve avvenire sotto la supervisione dell’Amn Al Kasr, il servizio di sicurezza speciale.

Equipaggiamento speciale
Il documento è del marzo 1978 e contiene le disposizioni dell’intelligence militare sul possibile uso di mezzi speciali contro l’Iran. ‟Il presidente (possa Dio salvarlo) ha ordinato al nostro direttorato di studiare, con professionalità, attacchi di sorpresa”. Nel testo si parla apertamente di armi chimiche. Al punto 5 dell’ordine si precisa di impiegare due terzi di ricina e un terzo di iprite. E gli ufficiali iracheni consigliano di spargere il gas in zone geografiche favorevoli e sufficientemente distanti dalle postazioni amiche.

La scheda
Oltre al dossier iracheno, gli Stati Uniti hanno reso noti documenti scovati durante i raid in Afghanistan contro le basi di Al Qaeda. Tra questi vi è una scheda con i requisiti per essere accettati in un campo d’addestramento. ‟Durante il training è vietato lasciare il campo per qualsiasi scusa (andare a comprare, andare a telefonare), ‟lascia i tuoi effetti personali al tuo arrivo (passaporto, denaro, registratore, videocamera)”, ‟è necessario portare scarpe da ginnastica, uniforme, penne e quaderni”. Al militante vengono poi rivolte domande sulla preparazione religiosa, sullo ‟sheikh” che lo ha ispirato, sulle possibili esperienze belliche avute, sui passatempo. Come in qualsiasi altro test, la recluta ha a sua disposizione 2-3 risposte. Colpisce uno dei quesiti finali: ‟Dopo il training cosa vuoi fare? A) Ritorno a casa. B) Jihad. C) Lavorare con il gruppo”. Poche righe sotto c’è lo spazio per la firma ‟davanti a Dio”.
Guido Olimpio: I diari segreti di Saddam e i contatti con Bin Laden