Può succedere che esca il miglior romanzo italiano di quest'anno che quasi nessuno se ne accorga? Sì, se il romanzo ha la sfortuna di avere nel titolo la parola ‟dandy” e se nell' anno in questione uno scrittore dandy è già stato incoronato, a furor di popolo, principe della letteratura patria.
Il dandy in carne ed ossa cui mi riferisco non occorre nominarlo; quello di carta è Vittorio Nuvolani, il protagonista di - appunto - Atomico dandy scritto da Piersandro Pallavicini; un quarantenne di successo, socialmente ben integrato e politically correct, che divide la sua vita fra una casa che sembra uscita una rivista d'architettura, una moglie - Roberta - che è uno dei personaggi femminili più arrapanti mai uscito da una penna italiana, e un prestigioso posto all'università di Pavia, a capo di un gruppo di ricerca doviziosamente foraggiato da un colosso di computer, la ‟Apfel” (‟Mela”, in tedesco, come ‟Apple” in inglese...), che indaga la possibilità di realizzare un rivoluzionario computer molecolare, il ‟Chemputen”.
"Sono convinto che altra bellezza moltiplichi la bellezza che già si possiede”; è il motto di Vittorio, la massima in cui si riassume la sua vita di esteta, e con cui giustifica gli incontri a tre con aitanti ragazze di colore cui presta volentieri, oltre che il proprio corpo, anche quello della splendida Roberta.
L’accattivante capitolo d'esordio ci presenta il professor Nuvolani all'apice del successo, nel 2002, mentre percorre i corridoi e le stanze del suo dipartimento universitario di Chimica con un incedere e un compiacimento degni del Re Sole, in un'atmosfera di lusso, calma e voluttà: quadri d'autore, Dom Perignon millesimato, ammirazione accademica, party frequentati dall’élite locale, pubblicazione sulle riviste internazionali più prestigiose del settore, Jaguar ronfante nel garage...
Poi di colpo, una telefonata: un tale Sormani, che chiede di lui. Nuvolani risponde che non c'è, senza neppure camuffare la voce. Eppure l'impressione è che i due invece si conoscano bene. Chi è Sormani, e perché il professor Nuvolani si nega?
Per scoprirlo dobbiamo aspettare il secondo capitolo, in cui la storia fa un balzo a ritroso nel tempo fino al 1986, quando il vogherese Vittorio Nuvolani, che all'epoca si autodefinisce "virgineo studente fascistello", maniacalmente curato nel vestire quanto sfigato nei rapporti con l'altro sesso, attraversa le ultime fasi della sua metamorfosi da studente a laureato ricercatore. Gino Sormani è il docente con cui deve laurearsi, un uomo buono, paterno nei confronti dell'allievo, tanto da proteggerlo quando una sera (per un disperato tentativo di far sesso con Cristina, una studentessa "piccola e magretta e bionda”, e senza seno, definita dallo stesso Vittorio Sant'Asse da Stiro Vergine) il suo pupillo tenta di usare come pied à terre l'edificio che ospita il piccolo reattore nucleare dell'università, attivando per errore l'allarme e provocando un'irruzione della polizia. E un'altra improvvida irruzione di Vittorio, nel collegio femminile dove la povera Cristina alloggia, causa l'esilio dall'università della ragazza.
In un continuo alternarsi fra presente e passato scopriamo di che lacrime grondi la brillante carriera di Nuvolani: l'indifferenza verso i genitori, la tragedia familiare del povero Sormani, la rovina di Cristina, il demenziale rapporto con la cicciottella e figiciotta Stefania (che alle sue timide avances preferisce - chissà mai perché... - il metro e ottantanove di altezza e altri cospicui dettagli anatomici del congolese Yves...), il fugace e colpevolizzato rapporto omo con l'amico Riccardo... Le tappe dell'iniziazione sessuale e dell'irresistibile ascesa accademica di Nuvolari si intrecciano con la storia degli anni Ottanta. Mai si sono lette in un romanzo pagine così vive sul1986. L'attacco americano alla Libia, le paure di una terza guerra mondiale, l'apparire sinistro dell'Aids, il fallout di Chernobyl, il referendum sulla chiusura delle centrali nucleari, il primo impatto con i problemi dell'immigrazione: Pallavicini è maestro nell'intrecciare paure private e drammi nazionali, nel ricreare - con la citazione di un brano o di un gruppo pop, o con il semplice nome di un'auto (la Ritmo!) -lo squallore e la vitalità di un'epoca, tanto che in futuro questo romanzo potrebbe essere benissimo usato come testo di storia sugli anni Ottanta.
Per ora è sufficiente goderselo per la perfetta architettura della trama, per la suspense che, senza bisogno di morti ammazzati, codici misteriosi e complotti, fa seguire con ansia e gusto al lettore la vita e le opere e l'ascesa sociale di Vittorio Nuvolani dalle incerte sorti e scellerate imprese del 1986 fino al sorprendente epilogo ambientato nel 2009, che sarebbe un delitto rivelare e che fa da ironica e travolgente chiusa a un libro che più ironico e travolgente non potrebbe essere. I nomi di Michel Houellebecq e di Bret Easton Ellis sono riferimenti obbligati, anche se Pallavicini ha una voce tutta sua.
Atomico Dandy è un romanzo dolceamaro, che si regge su una scrittura sapiente e intrigante, colta e diretta, su idee mai banali. Si direbbe un'opera prima per l'urgenza vitale e l'energia che trasmette e per l'assoluta originalità dell'impasto narrativo, se non fosse che l’autore, nato a Vigevano nel 1962, ha invece già pubblicato diversi lavori, fra cui i romanzi Il mostro di Vigevano e Madre nostra che sarai nei cieli e l'antologia Anime al Neon, in uno dei cui racconti faceva la sua prima comparsa Vittorio Nuvolani. La sua lunga militanza nel campo delle riviste di musica underground e di fumetti e la sua competenza professionale in una branca scientifica ‟esotica” come la chimica supramolecolare si intrecciano in questo romanzo producendo una storia fantastica e credibilissima, profonda e leggera, apparentemente frutto di un talento naturale e in realtà sapientemente costruita da un grande romanziere.
Se avete già deciso che nel 2005 leggerete un solo romanzo italiano, seguite il mio consiglio e leggetevi questo. Se poi nel corso dell'anno ne uscirà un altro alla sua altezza potrete sempre tornare sulla vostra decisione e leggerne due.

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