Maurizio Caprara: Nessuna arrendevolezza nel dialogo con Teheran
26 Giugno 2006
Il tentativo di far progredire il negoziato con l’Iran sui suoi progetti nucleari va compiuto fino in fondo, perché la comunità internazionale deve puntare a una soluzione diplomatica. Ma, se la Repubblica islamica di Mahmoud Ahmadinejad sfruttasse l’occasione per continuare ad arricchire l’uranio, un comportamento del genere sarebbe ‟inaccettabile”. La pensa così Umberto Ranieri, presidente della Commissione Esteri della Camera, ds moderato, dopo che il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, nel ricevere mercoledì il collega iraniano Manouchehr Mottaki, ha lanciato segnali amichevoli verso Teheran.
Ranieri, lei in aprile disse: ‟Non possiamo promuovere comportamenti acquiescenti con governi come quello guidato da Ahmadinejad”. La voglia di entrare in gioco nel negoziato sul nucleare della Repubblica islamica non sta spingendo l’Italia a un improvviso ammorbidimento?
Il nostro Paese sostiene la piattaforma dell’Ue, il pacchetto di proposte consegnate da Javier Solana alle autorità iraniane e si augura che l’Iran voglia disporsi positivamente, lealmente, a un negoziato.
Tra quando tempo? Gli Stati Uniti vogliono che questo avvenga presto.
Ci aspettiamo una valutazione sulle proposte dell’Ue in tempi ragionevoli. Sarebbe inaccettabile se l’Iran si dichiarasse possibilista, ma puntasse a innescare una lunga, estenuante trattativa senza sospendere l’arricchimento dell’uranio.
Secondo D’Alema, se scattassero sanzioni all’Iran, ci ‟costerebbero nei prossimi anni quanto un paio di Finanziarie”. Probabile. Ma dichiararlo non può risultare un vantaggio per Teheran e candidare l’Italia al ruolo di anello debole dei sostenitori di un eventuale embargo?
Il governo sostiene la ripresa del confronto perché è la via più saggia, condivisa da Ue e americani. Certo, c’è anche un interesse economico dell’Italia da non sottovalutare. In Europa siamo il primo partner commerciale dell’Iran: l’interscambio è di 4 miliardi di euro all’anno. In caso di sanzioni, saremmo chiamati a una scelta difficile. Il governo non si sottrarrebbe alle responsabilità che toccano a un grande Paese, tuttavia si adopera per il negoziato.
D’Alema ha dichiarato che ‟l’Iran può uscire da questo confronto con i maggiori Paesi del mondo rafforzando il suo ruolo internazionale”. È interesse dell’Italia aumentare il peso di uno Stato, il cui presidente cancellerebbe Israele dalle mappe del mondo?
Occorre scongiurare che il regime si doti dell’arma atomica. Pur lavorando per il negoziato, la comunità internazionale non rinuncerà a condannare ogni irresponsabile dichiarazione del presidente iraniano su Israele.
Contro quelle minacce lei, in novembre, manifestò sotto l’ambasciata iraniana. Lo rifarebbe?
Se bisognasse manifestare per difendere Israele verso chi minaccia di distruggerlo, credo che sia dovere di ogni democratico.
Ranieri, lei in aprile disse: ‟Non possiamo promuovere comportamenti acquiescenti con governi come quello guidato da Ahmadinejad”. La voglia di entrare in gioco nel negoziato sul nucleare della Repubblica islamica non sta spingendo l’Italia a un improvviso ammorbidimento?
Il nostro Paese sostiene la piattaforma dell’Ue, il pacchetto di proposte consegnate da Javier Solana alle autorità iraniane e si augura che l’Iran voglia disporsi positivamente, lealmente, a un negoziato.
Tra quando tempo? Gli Stati Uniti vogliono che questo avvenga presto.
Ci aspettiamo una valutazione sulle proposte dell’Ue in tempi ragionevoli. Sarebbe inaccettabile se l’Iran si dichiarasse possibilista, ma puntasse a innescare una lunga, estenuante trattativa senza sospendere l’arricchimento dell’uranio.
Secondo D’Alema, se scattassero sanzioni all’Iran, ci ‟costerebbero nei prossimi anni quanto un paio di Finanziarie”. Probabile. Ma dichiararlo non può risultare un vantaggio per Teheran e candidare l’Italia al ruolo di anello debole dei sostenitori di un eventuale embargo?
Il governo sostiene la ripresa del confronto perché è la via più saggia, condivisa da Ue e americani. Certo, c’è anche un interesse economico dell’Italia da non sottovalutare. In Europa siamo il primo partner commerciale dell’Iran: l’interscambio è di 4 miliardi di euro all’anno. In caso di sanzioni, saremmo chiamati a una scelta difficile. Il governo non si sottrarrebbe alle responsabilità che toccano a un grande Paese, tuttavia si adopera per il negoziato.
D’Alema ha dichiarato che ‟l’Iran può uscire da questo confronto con i maggiori Paesi del mondo rafforzando il suo ruolo internazionale”. È interesse dell’Italia aumentare il peso di uno Stato, il cui presidente cancellerebbe Israele dalle mappe del mondo?
Occorre scongiurare che il regime si doti dell’arma atomica. Pur lavorando per il negoziato, la comunità internazionale non rinuncerà a condannare ogni irresponsabile dichiarazione del presidente iraniano su Israele.
Contro quelle minacce lei, in novembre, manifestò sotto l’ambasciata iraniana. Lo rifarebbe?
Se bisognasse manifestare per difendere Israele verso chi minaccia di distruggerlo, credo che sia dovere di ogni democratico.
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …