Marina Forti: Karzai perde gli amici. E la guerra sconfina
27 Giugno 2006
Gli amici occidentali si preparando a ‟mollare” il presidente afghano Hamid Karzai? Suonano così le dichiarazioni riportate ieri dal quotidiano americano Washington Post da Kabul: ‟molti afghani e alcuni sostenitori stranieri stanno perdendo fede nel governo di Karzai, assediato dalla ribellione in aumento, la corruzione endemica e incapace di proteggere o amministrare grandi aree del paese”.
Che il governo di Kabul sia ‟assediato” è ben noto: la ribellione si è rafforzata e la scorsa settimana l'esercito degli Stati uniti e alleati ha lanciato un'offensiva per riprendere il controllo nelle regioni meridionale e sud-orientale (roccaforti dei Taleban e loro eredi). Oltre 1.100 persone sono morte in attacchi dall'inizio dell'anno, di cui una 40ina di soldati stranieri. Ben noti sono anche la corruzione e il fatto che almeno il 60% del prodotto interno lordo dell'Afghanistan viene dall'export di oppiacei. E pure il fatto che il governo di Kabul non controlla gran parte del paese, in mano a ‟signori della guerra” che concedono solo formale obbedienza a Kabul.
Tutto questo è risaputo. Il punto è che a dirlo al ‟Washington Post” ora sono alti ufficiali (civili e militari) sia afghani, sia stranieri. ‟Il presidente ha avuto una finestra di opportunità per dirigere e prendere decisioni difficili, ma quella finestra si sta chiudendo in fretta”, dice al quotidiano Usa un alto militare straniero coperto da anonimato: ‟Karzai è la sola alternativa di questo paese, ma se ci attacca, noi non possiamo aiutarlo. E se lui cade, noi cadiamo con lui”. Giorni fa Karzai aveva criticato la strategia occidentale in Afghanistan, dicendo che non gli hanno dato abbastanza sostegno per ricostruire il paese.
La guerra afghana intanto ha avuto una nuova impennata, ieri: ma al di là della frontiera con il Pakistan. Un attacco suicida ha ucciso almeno 6 soldati pakistani a un posto di blocco nel Nord Waziristan, una delle ‟agenzie tribali” (territori semi-autonomi del Pakistan amministrati dai clan pashtoon) alla frontiera con l'Afghanistan. L'attacco è avvenuto a pochi chilometri dal capoluogo Miranshah, con un'auto-bomba guidata da un singolo attentatore.
L'esercito pakistano ha circa 80mila truppe regolari dispiegate nei territori di frontiera con l'Afghanistan, e la gran parte sono concentrate proprio nel Waziristan, sud e nord, dove conduce una vera e propria guerra contro i ribelli Taleban (locali e ‟arabi” di al Qaeda, con frequenti interventi di missili Usa e il sospetto di sconfinamenti di truppe americane).
Questo però ha suscitato la rivolta delle tribù pashtoon, che il governo pakistano sta cercando di calmare organizzando colloqui con un consiglio tribale. Domenica il portavoce Taleban in Waziristan aveva annunciato un cessate-il-fuoco di un mese per permettere ai capi-clan di negoziare una soluzione: in cambio chiedevano che l'esercito smantellasse i posti di blocco e passasse le consegne alla normale polizia tribale.
Che il governo di Kabul sia ‟assediato” è ben noto: la ribellione si è rafforzata e la scorsa settimana l'esercito degli Stati uniti e alleati ha lanciato un'offensiva per riprendere il controllo nelle regioni meridionale e sud-orientale (roccaforti dei Taleban e loro eredi). Oltre 1.100 persone sono morte in attacchi dall'inizio dell'anno, di cui una 40ina di soldati stranieri. Ben noti sono anche la corruzione e il fatto che almeno il 60% del prodotto interno lordo dell'Afghanistan viene dall'export di oppiacei. E pure il fatto che il governo di Kabul non controlla gran parte del paese, in mano a ‟signori della guerra” che concedono solo formale obbedienza a Kabul.
Tutto questo è risaputo. Il punto è che a dirlo al ‟Washington Post” ora sono alti ufficiali (civili e militari) sia afghani, sia stranieri. ‟Il presidente ha avuto una finestra di opportunità per dirigere e prendere decisioni difficili, ma quella finestra si sta chiudendo in fretta”, dice al quotidiano Usa un alto militare straniero coperto da anonimato: ‟Karzai è la sola alternativa di questo paese, ma se ci attacca, noi non possiamo aiutarlo. E se lui cade, noi cadiamo con lui”. Giorni fa Karzai aveva criticato la strategia occidentale in Afghanistan, dicendo che non gli hanno dato abbastanza sostegno per ricostruire il paese.
La guerra afghana intanto ha avuto una nuova impennata, ieri: ma al di là della frontiera con il Pakistan. Un attacco suicida ha ucciso almeno 6 soldati pakistani a un posto di blocco nel Nord Waziristan, una delle ‟agenzie tribali” (territori semi-autonomi del Pakistan amministrati dai clan pashtoon) alla frontiera con l'Afghanistan. L'attacco è avvenuto a pochi chilometri dal capoluogo Miranshah, con un'auto-bomba guidata da un singolo attentatore.
L'esercito pakistano ha circa 80mila truppe regolari dispiegate nei territori di frontiera con l'Afghanistan, e la gran parte sono concentrate proprio nel Waziristan, sud e nord, dove conduce una vera e propria guerra contro i ribelli Taleban (locali e ‟arabi” di al Qaeda, con frequenti interventi di missili Usa e il sospetto di sconfinamenti di truppe americane).
Questo però ha suscitato la rivolta delle tribù pashtoon, che il governo pakistano sta cercando di calmare organizzando colloqui con un consiglio tribale. Domenica il portavoce Taleban in Waziristan aveva annunciato un cessate-il-fuoco di un mese per permettere ai capi-clan di negoziare una soluzione: in cambio chiedevano che l'esercito smantellasse i posti di blocco e passasse le consegne alla normale polizia tribale.