Enrico Palandri: Riflessioni fantapolitiche sulla mole di “posta indesiderata” che ingombra quotidianamente la nostra casella e-mail

03 Luglio 2006
Che i nostri dati personali, a prescindere da tutti i moduli sulla privacy che firmiamo quando scarichiamo una cosa qualunque da internet, siano in realtà disponibili a molti e su diversi archivi, per me è provato da un fatto assai semplice: ricevo decine di lettere spam di natura erotica mentre mia moglie e i miei figli prebuscenti non ne ricevono affatto. Sono chiaramente lettere che si rivolgono a uomini della mia età: come potenziare la vita sessuale ingrandendosi il pene o ingerendo droghe. Non credendo che all’origine di questa corrispondenza non richiesta ci sia una lega di persone che mi conosce personalmente, l’ipotesi più ragionevole è che io faccia parte del target di industrie farmaceutiche che indirizzano la loro pubblicità in modo mirato. Le catene di grandi magazzini in Inghilterra che offrono ai propri clienti carte fedeltà, utilizzano in realtà queste carte per monitorare i consumi dei propri clienti, quanto spendono, cosa comprano, con che frequenza si recano a far la spesa. Se un cliente si stufa di una catena di negozi e si rivolge a un altro gruppo o semplicemente rinuncia a comprare certe cose e, in questo caso, gli si inviano a casa buoni sconto che non sono ovviamente rivolti a tutti ma proprio a lui, perché non rinunci così facilmente ai servizi di questa catena di negozi. Un po’ come un giochino terribile che faceva uno dei miei figli al computer, fatto di scenari di guerra e costruzione di paesaggi, che quando mi irrito perché ci ha sprecato mezza giornata e gli impedisco di continuare a giocare si mette a gridargli, mentre io lo forzo a non occuparsi del suo giochino, come back!, ritorna, non ci lasciare...
Ai messaggi che mi incoraggiano a migliorare le mie prestazioni sessuali si accompagnano, credo perché provengono dagli stessi database, messaggi che mi invitano a visitare siti pornografici di vario tipo. Premetto che sia io che i miei figli abbiamo gli stessi filtri alla posta elettronica e che la mia università inglese, di cui uso il server per la posta, ha una severa politica contro la pornografia per cui io non ho mai aperto un singolo documento di questo tipo. Cosa significa? Che evidentemente rientro nel target (maschio bianco cinquantenne) che di solito utilizza questo tipo di siti, i miei figli e mia moglie no, e quindi sono io il destinatario di questa pubblicità.
Ma c’è anche un’ipotesi più sinistra e fantapolitica che si può fare. Purtroppo guardando il modo in cui gli inglesi stanno cercando di sviluppare la carta d’identità a me pare che un’agghiacciante ipotesi che avevo fatto in un racconto pubblicato su ‟il manifesto” una ventina d’anni fa per una serie cura di Gianni Celati (Il certificato di pubblica esistenza), sia tristemente vicino a quando il governo britannico si appresta davvero a fare. Vogliono introdurre una carta che registra ogni infrazione, dal codice della strada a qualunque altra cosa, persino tutte le volte che si ritirano più di 200 sterline dalla banca, una carta d’identità che il governo può anche ritirare, togliendo l’identità ai cittatidini.
C’è naturalmente una battaglia furiosa sul diritto dello stato di conoscere questi dati, ma il vero problema è che, come ci insegnano i pizzini di Provenzano, in realtà questi dati sono già accessibili a banche e polizia, non potrebbero non esserlo perché la bava elettronica della comunicazione è tutta costantemente registrata e rintracciabile. Quando cancelliamo delle informazioni dal nostro computer, persino quando facciamo un totale restauro del nostro pc, rendiamo invisibile al sistema operativo certi dati e liberiamo dello spazio, ma questi stessi dati non vengono realmente cancellati. In realtà, con strumenti adeguati, è sempre possibile accedervi. Qualunque cosa passi per un computer è lì per sempre.
Torno alla mia sinistra ipotesi sulle sollecitazioni farmaceutiche ed erotiche che ricevo, e siccome non voglio cedere a una paranoia persecutoria immagino che ci siano molti uomini della mia età ai quali arrivano messaggi simili. La pornografia e la frequentazione di siti pronografici è un crimine. Mi chiedo quanto il transito di questo materiale non richiesto per il mio computer e per quello di chissà quanti altri renda comunque perseguibili dalla polizia per crimini collegati alla pornografia. Se basta cancellarli o se anche cancellati lascino una traccia. E quanto utile potrebbe essere, per uno stato che intendesse utilizzare questo strumento, avere la possibilità di provare che una persona (che potrebbe essere un avversario politico, un giornalista scomodo, un giudice che fa un’inchiesta sgradita ecc.) ha avuto nel suo computer materiale pornografico. Se cioè questi siti pornografici non fossero in realtà una magnifica opportunità per uno stato che volesse esercitare autorità, di avere vasti settori della popolazione già ricattabile, cittadini già tutti colpevoli prima ancora che inizi un confronto. Se in futuro, invece di trovarci a discutere del famoso editto bulgaro di Berlusconi, non possa essere più semplice che la polizia trovi sui computer di Biagi, Santoro e Luttazzi di turno del materiale pornografico e quindi non sia neppure necessario discutere dell’opportunità dei loro programmi di natura politica, perché sono persone comunque riprovevoli che avevano nel loro portatile immagini di bambini sodomizzati. Un’incursione nei computer dei giudici di Milano che rivela che il pool di mani pulite era pieno di pedofili e turisti sessuali.
Chissà, forse non è neppure necessario aprire questi spam indesiderati, forse semplicemente, nell’arrivare, lasciano una traccia che potrebbe, nel momento in cui una autorità politica si trovasse nella necessità di agire contro un cittadino, o volesse semplicemente intimidirlo, risultare decisivi. Dirgli desisti, perché sei nelle nostre mani e non per reati d’opinione, perché la tua opinione è diversa dalla nostra, ma perché la tua vita privata è oscena. Lo scrivo sperando con tutto il cuore che questa sia solo una fantasia.

Enrico Palandri

Nato a Venezia nel 1956, è cresciuto a Roma (fino al 1970) a Trento (fino al 1974) a Venezia (1975) seguendo gli spostamenti del padre, ufficiale di carriera della Guardia …