Maurizio Caprara: Israele toglie il blocco navale, lItalia guida la task force Onu
12 Settembre 2006
Da ieri, le coste del Libano non sono più sottoposte al blocco che la Marina militare israeliana imponeva dal 13 luglio scorso. In ordine di tempo, a far scattare la rinuncia a questo retaggio della guerra sopravvissuto al cessate il fuoco è stato un passo del governo libanese: il primo ministro Fouad Siniora si è deciso a inviare all’Onu la sua richiesta di un pattugliamento internazionale che era ferma a Beirut per le obiezioni di Hezbollah. Ma a indurre Israele a lasciare la sorveglianza del mare libanese a navi straniere è stata anche una disponibilità dell’Italia, il Paese risultato più pronto ad assumere il comando di una task force marittima provvisoria, con mandato delle Nazioni Unite, formata in attesa dell’arrivo della Marina tedesca. Dannoso per l’economia libanese, il blocco serviva a Gerusalemme per impedire che Hezbollah ricevesse armi dall’estero sulle coste o nei porti. Su come questo andrà impedito si intravedono già possibili divergenze (i francesi sottolineano che contrastare traffici spetta alla Marina libanese, Israele chiede che l’Onu non resti inerte) e ciò aiuta a capire l’importanza della svolta di ieri e di un po’di confusione negli annunci pubblici. Il più esplicito nel segnalare la novità, in mattinata, è stato da Tel Aviv Massimo D’Alema, il quale la sera precedente aveva incontrato il premier israeliano Ehud Olmert e ha saputo del passo di Siniora durante un colloquio con la collega Tzipi Livni. Il ministro degli Esteri italiano ha elogiato la ‟decisione del governo israeliano di rimuovere il blocco”. ‟L’ammiraglio Giuseppe De Giorgi sta assumendo il comando del pattugliamento”, ha aggiunto. Giornalisti stupiti. Tzipi Livni, che aveva presentato D’Alema come un ‟amico” e aveva ringraziato l’Italia ‟per aver fatto sì che la risoluzione 1701 dell’Onu non rimanesse un pezzo di carta”, non ha smentito. Nelle stesse ore il comandante dell’intera Unifil, la forza dell’Onu, il francese Alain Pellegrini, informava di ‟credere di sapere” che il blocco sarebbe stato tolto. Per ore la Francia è parsa meno convinta. Pare puntasse a guidare la task force. L’Italia è il Paese che aveva più navi in zona: la portaerei Garibaldi e le unità per il trasporto di truppe San Giusto e San Giorgio già in Libano, il pattugliatore Fenice a Cipro, la San Marco in arrivo. Alla forza che verrà sostituita a fine mese dalla Germania la Francia partecipa con due fregate, la Grecia con un’altra. Disponibilità come questa hanno permesso a D’Alema di essere considerato a Tel Aviv un interlocutore con il quale lavorare nonostante le divergenze sui Territori. È da lui che Olmert, Livni e Shimon Peres hanno ricevuto informazioni fresche su quanto Abu Mazen è preoccupato da tentativi siriani di non far nascere un governo di unità nazionale palestinese in grado di riconoscere Israele, sgradito a Khaled Mashal, ala estrema di Hamas. D’Alema ha difeso gli sforzi di Abu Mazen così: ‟Chiunque cercasse di ostacolare questa possibilità compirebbe un atto grave. Nessuno deve interferire negativamente”. Poi: ‟Potrei visitare Damasco in futuro, ma dipende dal suo comportamento... La Siria deve dimostrare impegno nell’applicazione della risoluzione dell’Onu”. A Tzipi Livni l’ospite ha chiesto di riaprire il valico di Rafah per Gaza. D’Alema ritiene che una risoluzione dell’Onu sui Territori simile alla 1701 sul Libano potrebbe essere utile, ma gli israeliani gli hanno fatto presente che a Beirut un governo e un esercito esistono, tra i palestinesi manca un governo forte e disposto al dialogo.
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …