Maurizio Caprara: Nucleare iraniano. L’Italia spera in sanzioni graduali

06 Ottobre 2006
Quando si è avviato verso le commissioni Esteri e Difesa del Senato, chiamate a discutere il finanziamento della missione militare in Libano, Massimo D’Alema ieri aveva con sé un appunto. Era una traccia scritta con le cose da dire a braccio nella seduta a porte chiuse. Dopo due righe sulla necessità di arrivare a ‟una soluzione del problema palestinese”, alla fine di quei fogli c’era una frase: ‟Aggiungerei che questa è anche la condizione indispensabile per "reggere" all’impatto che potrà avere la gestione della crisi nucleare con l’Iran, dopo il nulla di fatto dell’ultima missione di Javier Solana”. Con l’aria che tira a Ramallah e a Gaza, è tutto da vedere se la questione palestinese verrà risolta nei prossimi mesi. Ma è ormai chiaro che, pur sperando nell’apertura in extremis di un vero negoziato, la diplomazia italiana ha già esaminato le possibili ripercussioni di eventuali sanzioni internazionali contro i piani nucleari della Repubblica islamica di Mahmoud Ahmadinejad. Misure dalle quali deriverebbe l’‟impatto” da ‟"reggere"‟. Se scattassero sanzioni, aveva dichiarato D’Alema dopo essere diventato ministro degli Esteri, ci ‟costerebbero nei prossimi anni quanto un paio di Finanziarie”. L’Iran ne ha ricavato una conferma che il governo italiano sarebbe stato tra i meno propensi a un embargo. Adesso che l’arricchimento dell’uranio continua nonostante le Nazioni Unite abbiano intimato a Teheran di sospenderlo entro il 31 agosto, i margini per un’intesa sembrano però sempre più ridotti. Lo sono sembrati ieri all’Alto rappresentante dell’Unione Europea incaricato di convincere lo Stato di Ahmadinejad per conto di Ue, Usa e altri. Oggi sarà proprio Solana, a Roma, a fornire gli ultimi aggiornamenti sul caso in colloqui separati con Prodi e con D’Alema, da mesi impegnati parallelamente a dialogare con gli iraniani sui rispettivi binari. Con circa 4,3 miliardi di dollari di import-export nel 2004, il nostro Paese è il primo partner europeo dell’Iran. A mitigare le preoccupazioni del governo italiano sulle conseguenze delle sanzioni, c’è finora una convinzione: malviste da Cina e Russia, le misure sarebbero graduali. Probabilmente si partirebbe con un divieto a rilasciare visti di ingresso a personaggi del regime (e non è un dettaglio definire quali), poi si passerebbe al congelamento dei beni all’estero e così via. Motivi: evitare ripercussioni brusche sul prezzo del petrolio, non pregiudicare riaperture del confronto. Da settimane, D’Alema dichiara che l’Italia rispetterà ogni decisione dell’Onu. Se poi l’ostinazione riscontrata da Solana si rivelasse soltanto un espediente negoziale per trattare sul prezzo, a Palazzo Chigi e alla Farnesina si tirerebbero sospiri di sollievo.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …