Maurizio Caprara: Ungheria, sommossa nel giorno della memoria
30 Ottobre 2006
Baicsy Zsilinszky Ut è una strada grande di Budapest, sarà larga due volte corso Buenos Aires a Milano. Porta verso le autostrade, però al posto delle auto questa volta corrono ragazzi in fuga. Uno squadrone di agenti con caschi e manganelli li dissuade dal rallentare. La rete che doveva tenere a bada quei ragazzi, che chiedono le dimissioni del primo ministro Ferenc Gyurcsány, tradito in settembre da una registrazione nella quale ammetteva di aver mentito al Paese sullo stato dell’economia, era stata violata. Ma è durato poco. Sul selciato rimangono poche pietre e nell’aria c’è una tale quantità di gas lacrimogeni che non si può fare a meno di piangere come fontanelle. Adesso circolano soltanto schiere di uomini e donne con le scritte Rendesség, polizia, sulle uniformi blu. In testa a un plotone, colossi con passamontagna e i toraci inscatolati in spesse corazze di plastica nera che li rendono simili a enormi tartarughe Ninja. Se sperava di ricavare benefici di immagine dalla giornata, non ne ha intascati molti Gyurcsány, quarantacinquenne allevato dal regime filosovietico ungherese prima di riconvertirsi in socialista. Le cerimonie organizzate per il 50° anniversario della rivoluzione di Budapest, cominciata il 23 ottobre 1956 e domata nel sangue dai russi in novembre, non sono parse una delle feste migliori per questa giovane democrazia. ‟Si sparano i lacrimogeni sui ragazzi, ma mica sono bestie”, dice su un angolo di Baicsy Zsilinszky Ut un signore con un cappotto marrone e una coccarda del tricolore nazionale. Si chiama Julius Ferency, ha 75 anni. ‟Nel 1956 ero nell’esercito, combattei i russi. Al governo dovrebbero andarci quanti erano nei campi di concentramento, non chi era ed è comunista” si indigna. È pomeriggio ed è da ore che in città va avanti così. Scontri a intermittenza. Due morti (secondo la tv magiara, un uomo di 60 anni, per infarto, e una ragazza di 14 che ha sbattuto la testa). arresti e feriti. Il partito di opposizione di destra, Fidesz, ha portato in piazza qualche migliaio di persone. Alcune, per beffa, si sono appropriate di un blindato e di un camion sovietici che erano esposti per ricordare l’invasione. Come a dire: oggi come allora. La polizia spara lacrimogeni e pallottole di gomma ad altezza d’uomo: il bilancio finale è di una quarantina di feriti. Surreale, piazza Kossuth, per l’intera giornata. Le tende e i sacchi a pelo sono stati lasciati lì. Coperti però alla vista degli ospiti stranieri da una parete di foto giganti della rivolta del 1956. Uscito dal Parlamento, il rappresentante italiano, Massimo D’Alema, ha riconosciuto di aver partecipato a ‟una strana cerimonia senza popolo” per ricordare un evento che anticipò ‟il crollo della dittatura comunista all’Est”. ‟Persino in un Paese litigioso come il nostro, alla parata del 2 giugno ci siamo tutti”, ha osservato il ministro italiano.
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …