Maurizio Caprara: D’Alema: “Afghanistan, intervento da ripensare”

13 Novembre 2006
A due giorni di distanza di un viaggio che lo porterà sabato a Kabul, Massimo D’Alema ha confermato ieri la sua ‟preoccupazione” per la situazione in Afghanistan e ribadito la convinzione che ‟ci vuole un forte rilancio dell’azione internazionale e forse anche un ripensamento delle linee d’azione, potenziando gli aspetti politici, economici e finanziari, dato che sul piano militare appare difficile trovare una soluzione della crisi afghana”. Pronunciate durante una conferenza stampa con il presidente del Parlamento europeo Josep Borrell all’indomani dello smacco ricevuto da George W. Bush nelle elezioni americane, queste parole sono state applaudite dai settori della sinistra contrari alla presenza dei 1.900 militari italiani nella missione Isaf. ‟Bene, D’Alema. Dichiarazioni incoraggianti”, ha commentato Pino Sgobio, Pdci, augurandosi ‟una via d’uscita dall’Afghanistan”. Un’impostazione che ‟va sostenuta”, ha affermato il viceministro Patrizia Sentinelli, Rifondazione. ‟D’Alema si muove secondo le linee da noi indicate”, hanno esultato Russo Spena e Francesco Martone, stesso partito. In realtà, l’idea che sarebbe a un passo una svolta tale da portare a un ritiro dell’Italia da Kabul non trova riscontri. Neppure uno. ‟Non vedo come si possa andar via dall’Afghanistan”, ha detto ieri il ministro degli Esteri all’Unità per un’intervista in edicola oggi. Ben più vero è che entro il 31 dicembre, se non passa il meccanismo di finanziamento triennale preparato con l’articolo 188 della Finanziaria, il governo deve presentare un decreto per stanziare di nuovo i fondi necessari alle missioni militari all’estero, afghana compresa. Da tempo, le diplomazie straniere si domandano se le votazioni in Parlamento per convertire in legge quel provvedimento, a inizio 2007, sarebbero tese al punto da compromettere la vita del governo. E c’è di più. Dall’estate, in via riservata, gli Usa hanno lanciato segnali secondo i quali i limiti posti all’azione dei militari italiani in Afghanistan - restare a Kabul ed Herat, non partecipare ai combattimenti contro i talebani al Sud - andrebbero superati. Almeno per alcune unità di élite. E i piani alti della Nato guardano male i vincoli messi da alcuni Paesi alle direttive per i contingenti. Per prevenire mosse altrui, interne e non, lunedì ai colleghi europei e il 28 a Riga nel vertice Nato, il ministro della Difesa Arturo Parisi chiederà ‟una verifica sulla missione” sostenendo che l’indispensabile azione militare ‟da sola non è sufficiente”. Su un obiettivo ambizioso la Farnesina è già al lavoro. ‟Sarebbe utile una nuova conferenza internazionale sull’Afghanistan”, ha detto D’Alema. Di questa, da tenere in Italia o in Germania, il sottosegretario Gianni Vernetti parlerà a Washington il 20 novembre con Nicholas Burns, under secretary di Condoleezza Rice.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …