Maurizio Caprara: Ahmadinejad al Papa. “Dialogo nel nome di Dio”

02 Gennaio 2007
Per incrinare una cortina di diffidenza che cresce in Occidente, Mahmoud Ahmadinejad ha preso di nuovo carta e penna. Questa volta, dopo aver proposto a George W. Bush di tornare agli ‟insegnamenti dei profeti” e al cancelliere tedesco Angela Merkel di superare l’ordine mondiale dettato dalla sconfitta della Germania nella Seconda guerra mondiale, il presidente iraniano ha riservato a Benedetto XVI un’altra delle sue lettere con offerte di collaborazione. Nel caso specifico, stando a quanto riferito dal portavoce della presidenza iraniana Ehsan Jahandideh, per rispondere ‟al bisogno di ristrutturare le relazioni internazionali sulla base dell’insegnamento delle religioni divine”. Fonti ufficiose aggiungono che il testo riguarda ‟catastrofi come quelle in Libano e Palestina”. E Ratzinger, ricevendo il messaggio, è sembrato, seppur indirettamente, farvi riferimento con un appello perché ‟i problemi dei popoli vengano sempre risolti nel dialogo, nella mutua comprensione e nella pace”. La differenza rispetto ad altre lettere sta nel fatto che il Vaticano non è una controparte nel contenzioso sui piani nucleari ma una collaudata scuola di diplomazia di livello mondiale, abituata a parlare con quanti non si parlano tra loro. Con accortezza formale Teheran si è attenuta quasi fino in fondo alla tesi secondo cui il messaggio per il Papa è stato di carattere morale e ‟non politico”, per usare la definizione di Jahandideh. È tra le pieghe delle varie informazioni ufficiali fornite dall’Iran che c’era la conferma dell’effettivo scopo della lettera, consegnata al Pontefice dal ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki. Stando all’agenzia Irna punto focale del messaggio sarebbe ‟la risoluzione anti-Iran approvata dai leader delle nazioni cristiane al Consiglio di sicurezza”. Così vengono chiamate le sanzioni mirate in materia nucleare delineate dall’Onu, sabato, in risposta all’arricchimento dell’uranio continuato nel Paese di Ahmadinejad malgrado l’alt del Palazzo di Vetro in estate. ‟I leader delle nazioni cristiane hanno accolto la risoluzione contro l’Iran mentre l’Iran ha riaffermato l’impegno al Trattato di non proliferazione e all’Accordo di salvaguardia dell’Agenzia atomica internazionale, l’Aiea”, ha sostenuto l’Irna. L’impostazione è la solita: a Unione Europea e Stati Uniti che temono una bomba atomica nelle mani degli ayatollah, si obietta che le finalità dei progetti nucleari sono civili. Ma l’insistenza sull’aggettivo cristiano non è casuale. E non è neanche un caso che Mottaki, il cui arrivo non era stato anticipato in pubblico dalla Santa Sede, sia stato in Vaticano nel giorno di una particolare seduta del Parlamento iraniano. A Teheran, ieri, è stata approvata una legge che obbliga ad ‟accelerare il programma nucleare e a prospettare un’eventuale revisione della collaborazione con l’Aiea”. Entrerà in vigore 15 giorni dopo la firma di Ahmadinejad. Il Consiglio dei governatori dell’Aiea, che deve valutare come applicare le sanzioni, potrebbe riunirsi in gennaio. Secondo il presidente del Parlamento iraniano Gholam Ali Hadad Adel, il suo Paese deciderà se ritirarsi dal Trattato di non proliferazione. Per surriscaldare il clima, basterebbe quanto previsto dalla radio di Stato: l’Aiea, tenuta a ispezionare gli impianti iraniani, con la nuova legge ‟diventerà un corpo debole e inefficace”. Secondo fonti vaticane l’udienza privata tra il Papa e Mottaki è durata mezz’ora, secondo l’Irna 45 minuti. Una nota vaticana ha informato che il Papa ha ‟riaffermato il ruolo che la Santa Sede intende esercitare per la pace nel mondo non come autorità politica, ma religiosa e morale”.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …