Guido Olimpio: LEgitto ha liberato limam rapito a Milano
13 Febbraio 2007
Con una mossa attesa, le autorità egiziane hanno liberato Abu Omar, l’imam egiziano rapito da un commando Cia in una via di Milano il 17 febbraio 2003. L’estremista - secondo quanto ha rivelato il suo avvocato Montasser Al Zayat - si troverebbe ora con la sua famiglia ad Alessandria d’Egitto, circostanza confermata dai dirigenti della moschea di viale Jenner a Milano che hanno parlato con alcuni congiunti dell’imam. Il rilascio cade in un momento particolare, in quanto è imminente il processo a Milano contro una ventina di agenti Cia e probabilmente ex dirigenti del servizio segreto militare italiano, il Sismi. Un procedimento che potrebbe portare alla testimonianza di personalità del governo Berlusconi e dell’attuale esecutivo.
Il sequestro
Abu Omar viene rapito in Via Guerzoni, nel febbraio 2003. Caricato su un furgone, viene portato nella base di Aviano (Vicenza), quindi trasferito nell’aeroporto militare Usa di Ramstein (Germania) e infine in Egitto. Lo scortano agenti Cia che usano un paio di jet speciali. L’imam è detenuto in due prigioni egiziane e sottoposto a pesanti torture. La polizia segreta egiziana vuole sapere dei suoi contatti, delle sue conoscenze nel mondo nell’integralismo e della rete che invia aspiranti kamikaze in Iraq. Il suo rapimento si inserisce nel programma delle extraordinary renditions (‟consegne speciali”) lanciate dalla Cia per combattere il terrorismo. I sospetti vengono prelevati in un Paese per poi essere trasferiti in un secondo dove sono interrogati in modo duro. Gli americani garantiscono cattura e trasporto, la detenzione è invece gestita dai ‟servizi” amici.
L’indagine
Nell’aprile 2004, Abu Omar viene rilasciato; si mette in contatto con i familiari raccontando ciò che è avvenuto. Dopo pochi giorni sarà riarrestato perché ha violato la consegna del silenzio. La telefonata dell’imam è la prima svolta nell’inchiesta condotta da procuratori Spataro e Pomarici che porterà a scoprire l’intera operazione. Al sequestro hanno partecipato un maresciallo del Ros dei carabinieri, Luciano Pironi, che ha ammesso di aver bloccato in strada il religioso, e un team delle ‟Special removal Unit” della Cia. Gli 007 - uomini e donne - erano nella zona nella fase del sequestro e durante la preparazione. La successiva inchiesta ha poi cercato di accertare il coinvolgimento del Sismi nella preparazione del rapimento. In particolare il ruolo del numero due, Marco Mancini (arrestato nei mesi scorsi) e dell’ex direttore Nicolò Pollari. Nell’indagine sono poi finiti altri funzionari, sospettati di aver dato assistenza alla Cia. Nel dicembre scorso la magistratura ha chiesto al gup Caterina Interlandi di rinviare a giudizio 35 persone in relazione alla vicenda, tra cui Pollari, il funzionario dello stesso servizio Marco Mancini e 26 agenti della Cia.
L’imam
Abu Omar, che è ricercato in Italia per terrorismo internazionale, si troverebbe in libertà vigilata, nella stessa condizione di quando venne rilasciato nell’aprile 2004. Dunque deve evitare contatti con la stampa e soprattutto mantenere il più assoluto riserbo. Il suo avvocato ha precisato che ‟vuole vivere, evitando le esperienze dolorose del passato, e dedicarsi ai suoi figli”. Come dire: terrà la bocca chiusa. Nei mesi scorsi è emerso che ad Abu Omar è stata offerta una grossa somma di denaro affinché ritrattasse le accuse e di recente la sua famiglia ha sostenuto che gli americani gli avrebbero offerto la cittadinanza. L’imam ha più volte dichiarato di essere pronto a venire in Italia a testimoniare, pur sapendo che lo attende un mandato di cattura.
Il sequestro
Abu Omar viene rapito in Via Guerzoni, nel febbraio 2003. Caricato su un furgone, viene portato nella base di Aviano (Vicenza), quindi trasferito nell’aeroporto militare Usa di Ramstein (Germania) e infine in Egitto. Lo scortano agenti Cia che usano un paio di jet speciali. L’imam è detenuto in due prigioni egiziane e sottoposto a pesanti torture. La polizia segreta egiziana vuole sapere dei suoi contatti, delle sue conoscenze nel mondo nell’integralismo e della rete che invia aspiranti kamikaze in Iraq. Il suo rapimento si inserisce nel programma delle extraordinary renditions (‟consegne speciali”) lanciate dalla Cia per combattere il terrorismo. I sospetti vengono prelevati in un Paese per poi essere trasferiti in un secondo dove sono interrogati in modo duro. Gli americani garantiscono cattura e trasporto, la detenzione è invece gestita dai ‟servizi” amici.
L’indagine
Nell’aprile 2004, Abu Omar viene rilasciato; si mette in contatto con i familiari raccontando ciò che è avvenuto. Dopo pochi giorni sarà riarrestato perché ha violato la consegna del silenzio. La telefonata dell’imam è la prima svolta nell’inchiesta condotta da procuratori Spataro e Pomarici che porterà a scoprire l’intera operazione. Al sequestro hanno partecipato un maresciallo del Ros dei carabinieri, Luciano Pironi, che ha ammesso di aver bloccato in strada il religioso, e un team delle ‟Special removal Unit” della Cia. Gli 007 - uomini e donne - erano nella zona nella fase del sequestro e durante la preparazione. La successiva inchiesta ha poi cercato di accertare il coinvolgimento del Sismi nella preparazione del rapimento. In particolare il ruolo del numero due, Marco Mancini (arrestato nei mesi scorsi) e dell’ex direttore Nicolò Pollari. Nell’indagine sono poi finiti altri funzionari, sospettati di aver dato assistenza alla Cia. Nel dicembre scorso la magistratura ha chiesto al gup Caterina Interlandi di rinviare a giudizio 35 persone in relazione alla vicenda, tra cui Pollari, il funzionario dello stesso servizio Marco Mancini e 26 agenti della Cia.
L’imam
Abu Omar, che è ricercato in Italia per terrorismo internazionale, si troverebbe in libertà vigilata, nella stessa condizione di quando venne rilasciato nell’aprile 2004. Dunque deve evitare contatti con la stampa e soprattutto mantenere il più assoluto riserbo. Il suo avvocato ha precisato che ‟vuole vivere, evitando le esperienze dolorose del passato, e dedicarsi ai suoi figli”. Come dire: terrà la bocca chiusa. Nei mesi scorsi è emerso che ad Abu Omar è stata offerta una grossa somma di denaro affinché ritrattasse le accuse e di recente la sua famiglia ha sostenuto che gli americani gli avrebbero offerto la cittadinanza. L’imam ha più volte dichiarato di essere pronto a venire in Italia a testimoniare, pur sapendo che lo attende un mandato di cattura.
Operazione Hotel California di Guido Olimpio
È il 17 febbraio 2003. Abu Omar, estremista egiziano e imam della moschea di via Quaranta a Milano viene sequestrato da un commando nei pressi della sua abitazione. È un colpo di mano degli 007 della Cia. Un caso di ‟consegna speciale”, in inglese ‟extraordinary rendition”, una chiara violazione de…