Maurizio Caprara: Rapimento Mastrogiacomo, interviene D’Alema. “Non sono sbandati, ma una struttura militare”

07 Marzo 2007
Mastrogiacomo non lavora per lo Stato italiano né è la spia britannica che in un primo momento i talebani hanno ipotizzato potesse essere. ‟Si tratta di un giornalista, non è certamente lì per compiere atti ostili, ma per informare”, ha dichiarato il ministro degli Esteri. Un modo per far intendere che l’obiettivo del rilascio dell’inviato di Repubblica in Afghanistan viene perseguito come lo sarebbe per ogni italiano mandato da un giornale a raccontare una guerra all’opinione pubblica. ‟Abbiamo attivato tutti i canali per cercare di lavorare per una sua liberazione”, ha aggiunto D’Alema parlando di Mastrogiacomo. Restringendo il ventaglio delle possibilità da considerare in casi del genere: questa volta, la cattura non sembra attribuibile a criminalità comune. Secondo il vicepresidente del Consiglio e titolare della Farnesina, tenuto al corrente di ogni novità dal direttore dell’Unità di crisi del ministero Elisabetta Belloni, l’impressione è che Mastrogiacomo ‟sia caduto nelle mani non di un gruppo di sbandati”. ‟La sensazione è che effettivamente sia stato catturato dalla struttura militare dei talebani. Siamo di fronte a un interlocutore che non è un gruppo di banditi che possono agire per un riscatto”, ha affermato il ministro. ‟Resta una realtà un po’ più complessa”, ha osservato. Pronunciate in un’intervista rilasciata al Tg1 delle ore 20, sono parole destinate a valicare i confini dell’Italia. In una giornata di incontri, telefonate tra diplomatici e riunioni, sono risultate l’ulteriore sviluppo delle prime informazioni date dal governo al Parlamento sul caso. Nel pomeriggio i viceministri degli Esteri Ugo Intini, alla Camera, e Franco Danieli, al Senato, hanno messo al corrente i parlamentari che erano ‟in corso le necessarie valutazioni ‟ sul comunicato attribuito al portavoce dei talebani Mohammed Yousuuf per rivendicare la cattura del giornalista con l’accusa di essere una spia. Verifica sull’attendibilità della firma, chiaramente, non su un’accusa infondata. In Paesi che sono stati governati da regimi totalitari, tanto più in condizioni di guerra, identificare un giornalista con un governo è quasi un riflesso automatico. In Italia, come da noi i ministri sanno assai bene, le cose non stanno così.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …