Maurizio Caprara: E Massimo gela il “collettivo rosso”: i talebani? Squartavano i comunisti

10 Aprile 2007
Massimo D’Alema se n’è andato compiaciuto, con uno di quei sorrisi che gli vengono quando sente di aver avuto la meglio sull’avversario di turno: ‟Il Collettivo l’ho messo nelle mani dei talebani...”, ha detto ieri ai professori di Scienze politiche dell’università ‟Cesare Alfieri” di Firenze prima di salire sulla macchina che l’avrebbe riportato a Roma. In fondo, rispetto a come si era profilata all’inizio, gli è andata più che bene. C’era una trentina di ragazzi di ‟Azione universitaria”, costola di Alleanza nazionale, che innalzava uno striscione con scritto ‟Dalemullah go home”. Un banchetto di ‟Studenti per le libertà”, berlusconiani, ostentava una foto del presidente dei Ds con una sua frase pronunciata, in febbraio, alla vigilia delle dimissioni del governo Prodi: ‟Se non c’è maggioranza, si va a casa”. Ma queste proteste hanno soltanto sfiorato il ministro degli Esteri. Quella del Collettivo della facoltà gli era sbucata di fronte. È successo nell’aula magna 018, quella nella quale il titolare della Farnesina era stato accolto dagli applausi di centinaia di studenti già prima di una sua lezione sul Medio Oriente. Per un’oretta, D’Alema ha esposto il suo repertorio di tesi in materia più la proposta di un trattato di associazione per Israele, Stato palestinese e Giordania con l’Unione Europea da firmare quando i primi due saranno in pace. Un traguardo futuro, adatto a distrarre un po’la stampa dalla lusinghiera definizione di ‟evoluzione positiva” riservata al nuovo governo dei Territori che non va bene agli israeliani, valutazione ribadita seppur con qualche critica in più per il mancato riconoscimento di Israele da parte di Hamas. La prima domanda dell’aula è toccata a un ragazzo con una felpa rosso-blu, Leonardo Colli. ‟Parlo a nome del Collettivo politico”, ha premesso. Dietro di lui, altri quattro hanno tirato su un lenzuolo con una scritta contro l’‟imperialismo”. Colli, con fair play vocale ben diverso da un isolato che aveva urlato ‟Guerrafondaio!”, ha accusato Israele di ‟aggressione” al Libano, i militari italiani nell’Unifil di ‟proteggere gli interessi italiani nella regione”, la missione del nostro Paese in Afghanistan di ‟appoggio agli Usa”. Al di là del contenuto, la voce era pacata. Appena il professor Francesco Margiotta Broglio, il moderatore, gli ha fatto notare che aveva il microfono da sei minuti invece dei quattro previsti, Colli, con educazione, ha concluso. Autonomi light che nel 1977 D’Alema, segretario della Federazione giovanile comunista, si sarebbe sognato. ‟Abbiamo a sinistra dei giovani e meno giovani, i primi giustificabili e i secondi meno, che guardano ai talebani come fossero un movimento antimperialista”, ha risposto poi il ministro. ‟Una delle iniziative che i talebani presero quando erano al potere fu quella di squartare, non metaforicamente, i comunisti”, ha ricordato. ‟Avevano un testo su ‘perché uccidere tutte le donne comuniste’. Immagino che avrebbero fatto di certi collettivi...”. Risate. Applausi, e nuovi applausi sul rilascio di Daniele Mastrogiacomo. Ragioni per le quali D’Alema il sarcastico è uscito compiaciuto.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …