Veloso e il Brasile conquistano i romani
23 Luglio 2003
È molto difficile immaginare un concerto acustico, una voce e
una chitarra, in piazza del Popolo, davanti a decine di migliaia di persone.
Tanto più se si tratta di una musica intimista. Ma quando il protagonista si
chiama Caetano Veloso, uno dei maggiori poeti-musicisti del nostro tempo, domani
sera tutto sarà possibile. Il concerto tutto gratis di Veloso è il momento
centrale dell’Estate Romana, che in realtà sembra l’Estate di Rio. La
voglia matta brasiliana filtra dalle pagine della sua autobiografia,
"Verità tropicale" (mandata nelle librerie da Feltrinelli, traduzione
di Monica Paes); si rispecchia in ricordi freschissimi (da Sakamoto che rilegge
Jobim e Tania Maria a Villa Celimontana all’accoppiata di Gilberto Gil e Maria
Bethania, l’altra sera alla cavea dell’Auditorium per Santa Cecilia), nelle
emozioni imminenti di Toquinho (il 25 suonerà, anche lui all’Auditorium, i
brani de "Le canzoni della mia vita" che in appena dieci giorni ha
venduto 11 mila copie). Ma anche nel festoso tormentone del cd "Tribalistas"
col trio Carlinhos Brown-Marisa Monte-Arnaldo Antunes. Fino alle frenetiche
notti sudamericane nella cittadella di "Fiesta!".
Il concerto in programma domani sera, avviene nella piazza che lo scorso anno ospitò il "Don Giovanni". Ma il profilo culturale stavolta sembra essere più alto: se Mozart fu spezzettato, amputato degli splendidi recitativi di Da Ponte, l’alfiere del Tropicalismo proietterà nel cuore del cuore di Roma una fotografia del Brasile più lontano dai turisti con la videocamera, che è già stato proposto di recente nel bel film "City of God".
Anche qui, in piazza del Popolo, si affacceranno i ragazzi perduti delle favelas brasiliane; avranno i volti degli Afro Reggae, un numeroso gruppo di musicisti (a Roma verranno in una decina) che proviene da un quartiere malfamato di Rio de Janeiro, una favela appunto. Ci saranno danze animate da percussioni ritmate su suoni primordiali. Prima della loro esibizione su uno schermo verrà proiettato "Rio, meu amor": un filmato dedicato proprio agli Afro Reggae in cui si racconta come si vive in una favela e si mostra l’impegno civico del gruppo che, nelle strade polverose di Rio, la terra di nessuno senza asfalto e senza pietà, si insegna ai bambini la musica, l’amore per la recitazione, il circo, la danza, insomma il rapporto col corpo usato come deterrente alla violenza ("la cultura è politica", dice Gilberto Gil nel suo ruolo di ministro della Cultura in Brasile); un impegno laico che, con una maggiore carica di polemica e aggressività, in Italia viene assolto dai 99 Posse nei centri sociali o, ancora meglio, dagli inossidabili Nomadi.
Il concerto di domani, suddiviso in tre tappe (filmato, concerto degli Afro Reggae, Caetano Veloso), ha ancora margini di approssimazione. In ogni caso sembra escluso, al contrario di quanto era stato preannunciato, che gli Afro Reggae faranno musica con Veloso, se si eccettuano due brani.
La serata musicale sarà dunque aperta dai suoni della favela che richiameranno la povertà e la droga, i ragazzi con la pistola, il nichilismo che nega la vita, come nega la visione delle spiagge edulcorate carioca e delle forme maestose, simbolo di una sensualità femminile prorompente, sui carri del Carnevale. In quei suoni che talvolta si servono di bidoni della spazzatura o di taniche si ritrovano ancora la salvezza, il sogno, il riscatto, l’illusione; quindi si cederà il passo a Caetano. Che dovrebbe impostare un concerto "solitario" sulla falsariga di quello tenuto a Umbria Jazz, dunque con "Volare" e "Stardust", assaggio del prossimo cd americano.
Se "Tribalistas" canta la gioia di vivere, Caetano Veloso è la voce soffice di amori perduti e ritrovati, è la malinconia e l’impegno politico, è un Brasile di esuli e stranieri. È la colonna sonora di un viaggio affascinante.
Il concerto in programma domani sera, avviene nella piazza che lo scorso anno ospitò il "Don Giovanni". Ma il profilo culturale stavolta sembra essere più alto: se Mozart fu spezzettato, amputato degli splendidi recitativi di Da Ponte, l’alfiere del Tropicalismo proietterà nel cuore del cuore di Roma una fotografia del Brasile più lontano dai turisti con la videocamera, che è già stato proposto di recente nel bel film "City of God".
Anche qui, in piazza del Popolo, si affacceranno i ragazzi perduti delle favelas brasiliane; avranno i volti degli Afro Reggae, un numeroso gruppo di musicisti (a Roma verranno in una decina) che proviene da un quartiere malfamato di Rio de Janeiro, una favela appunto. Ci saranno danze animate da percussioni ritmate su suoni primordiali. Prima della loro esibizione su uno schermo verrà proiettato "Rio, meu amor": un filmato dedicato proprio agli Afro Reggae in cui si racconta come si vive in una favela e si mostra l’impegno civico del gruppo che, nelle strade polverose di Rio, la terra di nessuno senza asfalto e senza pietà, si insegna ai bambini la musica, l’amore per la recitazione, il circo, la danza, insomma il rapporto col corpo usato come deterrente alla violenza ("la cultura è politica", dice Gilberto Gil nel suo ruolo di ministro della Cultura in Brasile); un impegno laico che, con una maggiore carica di polemica e aggressività, in Italia viene assolto dai 99 Posse nei centri sociali o, ancora meglio, dagli inossidabili Nomadi.
Il concerto di domani, suddiviso in tre tappe (filmato, concerto degli Afro Reggae, Caetano Veloso), ha ancora margini di approssimazione. In ogni caso sembra escluso, al contrario di quanto era stato preannunciato, che gli Afro Reggae faranno musica con Veloso, se si eccettuano due brani.
La serata musicale sarà dunque aperta dai suoni della favela che richiameranno la povertà e la droga, i ragazzi con la pistola, il nichilismo che nega la vita, come nega la visione delle spiagge edulcorate carioca e delle forme maestose, simbolo di una sensualità femminile prorompente, sui carri del Carnevale. In quei suoni che talvolta si servono di bidoni della spazzatura o di taniche si ritrovano ancora la salvezza, il sogno, il riscatto, l’illusione; quindi si cederà il passo a Caetano. Che dovrebbe impostare un concerto "solitario" sulla falsariga di quello tenuto a Umbria Jazz, dunque con "Volare" e "Stardust", assaggio del prossimo cd americano.
Se "Tribalistas" canta la gioia di vivere, Caetano Veloso è la voce soffice di amori perduti e ritrovati, è la malinconia e l’impegno politico, è un Brasile di esuli e stranieri. È la colonna sonora di un viaggio affascinante.
Verità tropicale di Caetano Veloso
Un'autobiografia? Una storia del Brasile dagli anni sessanta a oggi? Caetano Veloso si muove su un doppio binario e ci racconta di sé (come uomo, come artista) e di uno dei momenti più significativi della storia culturale del suo paese. Centralissima, l'avventura del Tropicalismo, movimento rivoluz…