Maurizio Caprara: Iraq, eredità disastrosa. La sinistra italiana si divide su Blair
15 Maggio 2007
Sono lontani i tempi di quando Tony Blair affascinava i democratici di sinistra e veniva eletto a nume di un ipotetico Ulivo mondiale con Bill Clinton. L’Unità, ieri, ha salutato la vigilia dell’annuncio della data di dimissioni del premier britannico con un titolo in prima pagina che denotava sentimenti assai diversi: ‟Blair se ne va e lascia in eredità il disastro Iraq”. All’interno, un articolo contrassegnato da una sentenza: ‟La fama di Blair rimarrà per sempre macchiata dall’enorme errore dell’attacco all’Iraq e dalle bugie raccontate a rimorchio di Bush, per giustificarlo”. Nel servizio si dava conto del ‟coraggioso rinnovamento di linea politica” compiuto dal laburista che si concentrò nel ‟catturare i consensi centristi”, si registrava che ‟anche i suoi critici più severi nella sinistra europea gli riconoscono le innegabili doti di leader della modernizzazione”. La macchia in primo piano, però, restava la guerra all’Iraq. ‟Non è la mia e la nostra impostazione”, dice Luciano Vecchi, responsabile degli Esteri nella segreteria dei Ds, in attesa di rinnovamento dopo il congresso. ‟Sull’Iraq abbiamo avuto opinioni diverse, non c’è però dubbio che Blair ha avuto il merito di far fare un salto di qualità al labour e che ha perseguito su sanità e istruzione una politica progressista”, aggiunge Vecchi. Risoluto nel dire: ‟L’elemento Iraq esiste, ma lo può mettere come paravento solo chi ragiona più sull’Italia che sull’Iraq”. Walter Veltroni lo tiene presente, quell’elemento, ma non rinnega un’‟amicizia iniziata nel 95” con Blair e ne parla così: ‟Lo stimo molto. Non ho condiviso assolutamente la sua posizione sulla guerra, tuttavia è stato uno dei protagonisti della vicenda della sinistra e del pensiero democratico di questi dieci anni e ha fatto nel suo Paese cambiamenti importanti”. Non è molto diversa la valutazione di Umberto Ranieri, presidente ds della commissione Esteri della Camera. ‟Blair ha portato per tre volte di seguito i laburisti al governo del Regno Unito. Non era mai accaduto”, osserva Ranieri. Restio a condannarlo: ‟Sulla guerra cercò di condizionare Bush, poi vinsero gli oltranzisti. Sull’Iraq sbagliò, ma non è per quello che verrà ricordato”. Marina Sereni, vicecapogruppo dell’Ulivo alla Camera, dà un giudizio più articolato: ‟Come accade per le grandi figure, è raro trovarne una dalla carriera tutta dello stesso colore. Blair è stato un grande leader, ha rinnovato la sinistra dopo anni molto bui. Esce mentre la crisi dei laburisti è innegabile. La guerra in Iraq è stato il suo errore principale: ha rotto il rapporto del leader con sua nazione e non ha ancora soluzione”.
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …