Maurizio Caprara: Bush-Prodi, c’è intesa. L’invito a Washington

11 Giugno 2007
Questa volta forse Romano Prodi non avrà bisogno del trucchetto in suo favore che gli concesse autonomamente Bill Clinton, raccontato da Flavia Prodi nel libro Insieme: ‟Clinton fece uscire, con un colpo di piede dalla base del leggio da cui aveva appena finito di parlare, un ulteriore gradino che consentisse all’oratore successivo (Romano, di venti centimetri più basso di statura rispetto a lui) di essere alla sua stessa altezza”. Di sicuro, però, benché non sia ancora fissata la data, il presidente del Consiglio italiano della coalizione di centrosinistra è stato messo nella lista dei futuri ospiti della Casa Bianca.

Gli inviti
‟Amerei dare il benvenuto a Prodi a Washington. Dobbiamo soltanto guardare i nostri programmi, ma è invitato in ogni momento. L’Italia è un grande amico”, ha detto ieri George W. Bush nella sua visita a Palazzo Chigi. L’invito alla Casa Bianca, che è stato rivolto anche a Giorgio Napolitano, era un segno di riguardo finora negato al Professore dall’Amministrazione americana in carica. Che entri nel novero degli eventi da preparare aiuta a capire il clima dell’incontro tra Bush e Prodi a Roma. ‟Ottimo e straordinario”, lo ha definito il secondo. Almeno in pubblico, è come se i due avessero scelto di accantonare gli argomenti di probabile frizione - a cominciare dal sequestro dell’imam Abu Omar a Milano da parte della Cia e dalla richiesta statunitense di togliere i limiti all’azione dei militari italiani in Afghanistan - per concentrarsi su questioni complicate nelle quali nessuno dei due Paesi ha interesse a fallimenti.

Il Kosovo
‟Grazie tanto per la nostra discussione sul Kosovo. È un posto sul quale sapete molto”, ha detto Bush al fianco di Prodi nel cortile di Palazzo Chigi, cornice sobria, ma non certo misera, per una conferenza stampa rimbalzata sui telegiornali del mondo intero. Nelle due ore e un quarto nella sede del governo italiano, George W. era stato a colazione con il presidente del Consiglio e Massimo D’Alema, l’attuale ministro degli Esteri che Washington apprezzò perché per il Kosovo accettò di partecipare a una guerra. Lontano dai giornalisti, Prodi aveva fatto presente a Bush la sostanza di quanto D’Alema mercoledì ha riferito dietro le porte chiuse del Comitato parlamentare sui servizi segreti: se non si scioglie il nodo dell’indipendenza dalla Serbia della provincia affidata all’Onu, nelle prossime settimane lì può aumentare il pericolo di terrorismo. A garantire la sicurezza del Kosovo ci sono militari italiani. Prodi ha chiesto a Bush, propenso a un’indipendenza rapida, di non sottovalutare l’esigenza di rassicurare la Serbia, restia a perdere del tutto la provincia a maggioranza albanese. ‟Bisogna andare avanti... Allo stesso tempo, Romano ha ragione, va assicurata ai serbi una prospettiva. Una via buona forse è la potenziale adesione all’Unione europea. Non devo dire tanto su questo, ma posso parlare ai serbi di sviluppo economico”, il commento di Bush.

Napolitano super partes
Era stato il presidente della Repubblica, prima, a ricevere un capo di Stato che ebbe appoggio pieno da Silvio Berlusconi fornendogli una chiave di lettura sull’Italia messa un po’in ombra dai cortei e dal sottofondo di polemiche tra partiti. Alleanza con gli Usa e costruzione dell’Europa sono due pilastri della politica estera italiana. Le ‟missioni di pace” decise in sedi multilaterali vengono condivise da un larghissimo arco di forze, ha ricordato Napolitano a Bush. In cambio, una pacca sul braccio.

L’Afghanistan
Tra ‟Romano” e ‟George” c’è stato un abbraccio. Si sa che Bush non vuole i ‟caveat” che limitano le azioni di guerra dei nostri soldati a Kabul ed Herat, ma la versione di Prodi è che non se ne è parlato. ‟Grazie dell’impegno per l’Afghanistan”, ha detto Bush ringraziando l’Italia anche per ‟la leadership in Libano”. Denota la scelta di non apparire in contrasto una frase del repubblicano che dichiarò guerra ai talebani: ‟Apprezzo anche il vostro forte consiglio volto a esser sicuri che noi tutti capiamo come non sia solo un’operazione militare, che serve pure un sentiero politico...”. ‟Non abbiamo problemi bilaterali seri”, ha sostenuto Prodi. Su Afghanistan, Iran, Medio Oriente, Bush ha riferito che si è parlato ‟molto francamente”. In pubblico non ha calcato la mano. E i processi su Cia-Abu Omar e Nicola Calipari? Prodi: ‟Il tema non è stato toccato, ma l’Italia è un Paese democratico con regole ben precise. Le applichiamo e non contrastano minimamente con la collaborazione”. Più dettagliato l’incontro successivo tra D’Alema e John Negroponte, numero due del Dipartimento di Stato. Anche D’Alema comunque ostentava soddisfazione: ‟Gli Usa guardano all’Italia in modo molto diverso rispetto alle beghe talora meschine della nostra politica interna...”.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …