Feltrinelli. La Forza dellutopia
12 Luglio 2007
Identikit Feltrinelli 1955-2007: 52 anni, 7 mila titoli (2 mila ‟vivi”); 97 librerie, l’ultima a Trieste; all’alba, i giovani futuri grandi intellettuali attorno a Giangiacomo: Bianciardi e Riva, Spagnol e Bassani e Albe Steiner; gli scoop (Zivago, il Gattopardo...); gli innamoramenti (il Che, Castro), i massimi autori. Dopo il fatale traliccio di Segrate, la vitalità instancabile di Inge che, al timone, supera la crisi degli Anni Ottanta, il crollo del Muro, il crollo delle illusioni, sino all’approdo di Carlo, il figlio, erede di Giangiacomo.Con i bestseller (Allende, Kapuscinski, Vonnegut, Benni), l’arrivo dei nuovi italiani (Campo, Maggiani, Nori ecc). Com’è oggi la ‟sua” Feltrinelli? Cosa è rimasto, in via Andegari, dell’antico Dna? Un Desiderio chiamato utopia: il titolo del saggio di Fredric Jameson, grande critico e tra i massimi teorici marxisti, (un’uscita tra le più importanti dell’autunno), ne parrebbe tuttora la sintesi.
IL ‟DESIDERIO” DI CARLO
All’Utopia, pur dimostrandosi fattuale, pratico (una prova la catena delle librerie: ‟elemento "dinamogeno" del libro in Italia”), Carlo Feltrinelli sembra credere più che mai. Anche solo restando al programma di fine 2007 (si tratti di narrativa, di saggistica, o di quel ‟real cinema ‟ che ha resuscitato il documentario socio-politico), tutti o quasi, i suoi, sono ‟libri d’intervento ‟. Destinati a lettori molto diversi, con registri diversi: tra ‟la ricerca alta, che ormai poche case editrici possono permettersi in Italia, comei ‟Campi del sapere” - sottolinea il giovane patron - e operazioni che apportino tematiche complesse ma per un pubblico il più ampio possibile”. Pur limitando la produzione a 120-130 titoli l’anno, la parola d’ordine, quella di sempre, è ‟anticipare i temi” (un esempio per tutti: l’uscita a partire dal 1998 del famoso Banchiere dei poveri di Muhammad Yunus, ormai un mito nel Bangladesh, Nobel per la pace nel 2006).
RIMOSSO E FUTURO
Non è solo della Feltrinelli il riportare in luce la storia e le storie del comunismo. Ma qui il rimosso si presenta sotto varie vesti letterarie. A fine anno in La fabbrica del passato il giovane studioso Mauro Boarelli esamina, cercando risposte a molti interrogativi, alcune tra le centinaia di ‟autobiografie coatte di importazione Urss di militanti comunisti italiani tra il 1945 e il 56. Prima ancora, a settembre, arriva L’illusione del bene, dove Cristina Comencini entra nel cuore del problema con ‟il romanzo sulla fine del comunismo” attraverso una vicenda tinta di giallo. Quanto al futuro, di scena è, direttamente o indirettamente, il nascente Pd italiano. Oltre a una controstoria del medesimo a firma di Emanuele Macaluso, Carlo Feltrinelli annuncia due saggi legati in qualchemodoal ‟nostro immediato politico”: L’assalto alla ragione - Un manifesto per la democrazia dell’ex vice presidente americano Al Gore, ma soprattutto la domanda del teorico del liberalismo Ronald Dworkin E’ possibile la democrazia? Principi per un nuovo dibattito politico che si presenta come ‟il vero manifesto che il Pd dovrebbe adottare”.
DONNE D’INTERVENTO
Quasi una decina. ‟Sarà la loro stagione, sono loro le più brave a scrivere storie dove l’utopia è soprattutto forza” dice Alberto Rollo direttore letterario di via Andegari che, per le italiane, punta molto sulla Comencini (senza dimenticare I bulli e le pupe- Ancora dalla parte delle bambine della Lipperini e, a suo modo combattivo, anche l’esordio di Benedetta CibrarioTournoncon Rossovermiglio, i primi 80 anni del 900, la trasformazione di un mondo altoborghese, la Torino della nascente industria, la campagna toscana, una giovane donna che rappresenta il risveglio, la ricerca di libertà). Tra le straniere, Rollo mette in primo piano la palestinese Suad Amiry, ormai testimone di un M.O. non oltranzista, con il suo Niente sesso in città, una grande storia al femminile ambientata a Ramallah: capace, forse, di indicareuna ‟piccola strada oltre al conflitto” (sconvolgente, poi, il memoir della Holmes La figlia dell’altra).
DUE TOP AL MASCHILE
Tra i tanti, scelta obbligatoria: Vite nuove di Ingo Schulze, il romanzo (in forma epistolare) della riunificazione, del dopo Muro di Berlino dove il protagonista diventa allegoria della discutibilità delle vecchie ma anche delle ‟nuove vie; Prima stesura di Domenico Starnone, un ritorno estremamente complesso, una scrittura ‟nuova” che stupirà. Anche qui due ‟assalti” pur squisitamente letterari. Sicché sipuò ben sottoscrivere il giudizio di Carlo Feltrinelli allargato alla situazione del libro in Italia: ‟Un mercato povero con una proposta editoriale forte”. Va’, Utopia.
IL ‟DESIDERIO” DI CARLO
All’Utopia, pur dimostrandosi fattuale, pratico (una prova la catena delle librerie: ‟elemento "dinamogeno" del libro in Italia”), Carlo Feltrinelli sembra credere più che mai. Anche solo restando al programma di fine 2007 (si tratti di narrativa, di saggistica, o di quel ‟real cinema ‟ che ha resuscitato il documentario socio-politico), tutti o quasi, i suoi, sono ‟libri d’intervento ‟. Destinati a lettori molto diversi, con registri diversi: tra ‟la ricerca alta, che ormai poche case editrici possono permettersi in Italia, comei ‟Campi del sapere” - sottolinea il giovane patron - e operazioni che apportino tematiche complesse ma per un pubblico il più ampio possibile”. Pur limitando la produzione a 120-130 titoli l’anno, la parola d’ordine, quella di sempre, è ‟anticipare i temi” (un esempio per tutti: l’uscita a partire dal 1998 del famoso Banchiere dei poveri di Muhammad Yunus, ormai un mito nel Bangladesh, Nobel per la pace nel 2006).
RIMOSSO E FUTURO
Non è solo della Feltrinelli il riportare in luce la storia e le storie del comunismo. Ma qui il rimosso si presenta sotto varie vesti letterarie. A fine anno in La fabbrica del passato il giovane studioso Mauro Boarelli esamina, cercando risposte a molti interrogativi, alcune tra le centinaia di ‟autobiografie coatte di importazione Urss di militanti comunisti italiani tra il 1945 e il 56. Prima ancora, a settembre, arriva L’illusione del bene, dove Cristina Comencini entra nel cuore del problema con ‟il romanzo sulla fine del comunismo” attraverso una vicenda tinta di giallo. Quanto al futuro, di scena è, direttamente o indirettamente, il nascente Pd italiano. Oltre a una controstoria del medesimo a firma di Emanuele Macaluso, Carlo Feltrinelli annuncia due saggi legati in qualchemodoal ‟nostro immediato politico”: L’assalto alla ragione - Un manifesto per la democrazia dell’ex vice presidente americano Al Gore, ma soprattutto la domanda del teorico del liberalismo Ronald Dworkin E’ possibile la democrazia? Principi per un nuovo dibattito politico che si presenta come ‟il vero manifesto che il Pd dovrebbe adottare”.
DONNE D’INTERVENTO
Quasi una decina. ‟Sarà la loro stagione, sono loro le più brave a scrivere storie dove l’utopia è soprattutto forza” dice Alberto Rollo direttore letterario di via Andegari che, per le italiane, punta molto sulla Comencini (senza dimenticare I bulli e le pupe- Ancora dalla parte delle bambine della Lipperini e, a suo modo combattivo, anche l’esordio di Benedetta CibrarioTournoncon Rossovermiglio, i primi 80 anni del 900, la trasformazione di un mondo altoborghese, la Torino della nascente industria, la campagna toscana, una giovane donna che rappresenta il risveglio, la ricerca di libertà). Tra le straniere, Rollo mette in primo piano la palestinese Suad Amiry, ormai testimone di un M.O. non oltranzista, con il suo Niente sesso in città, una grande storia al femminile ambientata a Ramallah: capace, forse, di indicareuna ‟piccola strada oltre al conflitto” (sconvolgente, poi, il memoir della Holmes La figlia dell’altra).
DUE TOP AL MASCHILE
Tra i tanti, scelta obbligatoria: Vite nuove di Ingo Schulze, il romanzo (in forma epistolare) della riunificazione, del dopo Muro di Berlino dove il protagonista diventa allegoria della discutibilità delle vecchie ma anche delle ‟nuove vie; Prima stesura di Domenico Starnone, un ritorno estremamente complesso, una scrittura ‟nuova” che stupirà. Anche qui due ‟assalti” pur squisitamente letterari. Sicché sipuò ben sottoscrivere il giudizio di Carlo Feltrinelli allargato alla situazione del libro in Italia: ‟Un mercato povero con una proposta editoriale forte”. Va’, Utopia.