Gabriele Romagnoli: Poca vita, tanta pubblicità Second Life è un bluff

28 Agosto 2007
L’inchiesta con cui il mensile ‟Wired” sgonfia il "fenomeno" Second Life (riducendola da vita alternativa a qualche minuto da un’altra parte) ci dice due cose che sospettavamo, per non dire sapevamo, già. La prima riguarda l’oggetto in sè, l’altrove virtuale. Da tempo in molti si aveva la sensazione che il decantato universo fosse, se non proprio una "boiata pazzesca" come la Corazzata Potemkim ma senza un anticonformista Fantozzi che lo urlasse, certo non la "pazzesca opportunità" che si tentava di contrabbandare. Bastava un sondaggio personale ed efficace.”Sei mai stato su Second Life?” ‟Sì, certo” ‟E poi?” ‟Ho creato l’avatar, ho gironzolato, mi sono annoiato e non son tornato più”. Nel 99% dei casi (scrivente incluso). Ecco allora il sospetto che l’immensa popolazione di residenti fosse composta per lo più da fantasmi. Che la cinese diventata milionaria in linden convertibili fosse un caso e non l’inizio di una dinastia. Che seppure milioni di persone delegano la gestione della propria vita a un folle, non potessero esistere otto milioni di folli che delegavano la propria vita a un avatar. E così non è, pare. Che cosa ce l’aveva fatto credere? Questa è la seconda situazione smascherata da ‟Wired”. Second Life è stata gonfiata dalla stampa. Non è, lo sappiamo per certo, il primo caso e non sarà l’ultimo. Questo è soltanto esemplare. Second Life è un argomento, direbbero in America, "sexy". Tira. Evoca. Allude a mondi alternativi. Schiude la porta del sogno che tutti custodiscono: essere qualcun altro, almeno per qualche ora. Ulteriore vantaggio: con buona probabilità la maggior parte di chi ne legge o ne ascolta non ne capisce niente. Quindi annuisce, avvalora e, dentro di sè, rosica: dev’essere una cosa fantastica averci la second life. Ben più delle droghe, i mezzi di comunicazioni hanno creato paradisi e inferni artificiali. Stavamo per essere annientati dal virus Ebola, poi quanti ne ha veramente ammazzati? Un popolo esulta e abbatte la statua del dittatore, ma quanti erano in piazza veramente? Fenomeno! Fenomeno! Ma Beckam era davvero un campione di calcio o un bel ragazzo bravo a crossare e tirare le punizioni? E il diciassettenne Pato sarà meglio di lui? Segolene Royal aveva qualche reale speranza di andare all’Eliseo o le tonnellate di articoli su di lei erano solo voglia di qualcosa di diverso da raccontare e, di nuovo, sexy? Ci sono davvero milioni di persone che guardano certi programmi televisivi o l’Auditel non lo rileva, ma si sintonizzano e un minuto dopo si addormentano o tolgono il volume e fanno altro? Quanto di quel che passa per informazione è "second life", ovvero virtuale e piuttosto esagerato? Fate voi i vostri calcoli. E tuttavia proprio ora Second Life può crescere. I media fanno a gara a trovare nuovi argomenti, li pompano per mesi, poi parte la gara inversa: si fa notare chi li distrugge. La realtà è un’altra cosa. E quando le luci si spengono esiste ancora, nella sua dimensione effettiva. Ora che è stata montata e smontata, Second Life ha davanti a sè ogni possibilità concreta. Compresa quella di una seconda vita.
Gabriele Romagnoli: Poca vita, tanta pubblicità Second Life è un bluff