Al Gore alla sua prima uscita dopo il Nobel. “Ecco come si può salvare la Terra”

16 Ottobre 2007
‟Metà dei soldi del premio andranno alla Alliance for climate protection”, spiega il premio Nobel fresco di nomina alla sua prima uscita pubblica. ‟Non è molto, ma servirà a finanziare una campagna pubblicitaria di sensibilizzazione di massa, negli Stati Uniti e altrove. Vogliamo far capire la gravità del problema e affrontare la sfida”. Gli spot mostreranno dei palloncini neri che scappano per sempre, sgusciano in alto, se ne vanno nel cielo, si perdono nell’atmosfera. Fondata e presieduta da Gore, l’Alliance è un’organizzazione che si propone, secondo lo statuto, di ‟convincere tutti dell’importanza, urgenza e fattibilità dell’adottare e rendere operative soluzioni efficaci per la soluzione della crisi climatica”. Contorto e burocratico, questo linguaggio è Gore-doc: l’ex-vicepresidente di Bill Clinton ha sempre avuto un aspetto barboso, moraleggiante, da primo della classe. Ma è anche uno capace di agire, di fare, di mettere insieme. Ieri, durante la breve conferenza stampa di Palo Alto, ha citato un proverbio africano: ‟Se vuoi fare presto, vai da solo; ma se vuoi andare lontano vai con gli altri”. L’Alliance di Gore è stata il motore di ‟Save Ourselves”, che a luglio di quest’anno ha organizzato i concerti globali di Live Earth. è stata sempre l’Alliance a incassare dalla Paramount (e subito investire in iniziative pro-clima) il 5 per cento degli incassi di ‟Una verità scomoda”, il film di Gore che ha vinto l’Oscar. Ed è ancora l’Alliance a incassare i proventi di ‟The Live Earth Global Warning Survival Handbook”, una guida alla vita ecologicamente-sana. Nel presentarsi davanti alle telecamere per commentare il premio appena assegnatogli, Gore mantiene un tono severo: ‟Siamo di fronte a una vera e propria emergenza planetaria”, avverte. ‟Questo riconoscimento ci permetterà di far cambiare il modo in cui vengono affrontati i problemi ambientali”. Bersagliato dai flash, assediato da centinaia di reporter con il taccuino aperto, braccato dalle telecamere che diffondono in diretta satellitare le immagini nel mondo, Al Gore affronta la conferenza stampa della vittoria nello stile "post-politico" della sua nuova fase esistenziale. Si presenta come il padre e il manager di un movimento senza partiti e senza frontiere. Ha voglia di fare, di agire, di cambiare: non di parlare. Così, dopo aver ringraziato la commissione norvegese del Nobel e annunciato alcune iniziative per l’ambiente, taglia corto: ‟Me ne torno al lavoro”. Forse non diventerà mai presidente degli Stati Uniti. Forse la sua carriera politica è arrivata da tempo al capolinea. Ma sicuramente quando il prossimo lunedì 10 dicembre, vestito in smoking, Al Gore riceverà il premio a Oslo e pronuncerà il suo discorso di accettazione, si presenterà come il difensore universale dell’ambiente.
Al Gore alla sua prima uscita dopo il Nobel. “Ecco come si può salvare la Terra”