A Gore il Nobel per la pace. Clima emergenza planetaria

15 Ottobre 2007
‟È solo l’inizio, tornerò subito a lavorare per questa emergenza planetaria e cercherò di capire come usare al meglio il premio per far crescere la sensibilità della gente”, serio e per nulla sorpreso, così Al Gore ha commentato la decisione di attribuirgli il premio Nobel per la Pace per il suo impegno in difesa dell’ambiente, una scelta attesa che rispetta interamente le previsioni. Una vittoria che l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore divide con il Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici (Ipcc), organismo delle Nazioni Unite fondato nel 1998 per studiare l’effetto serra, di cui fanno parte 2500 scienziati, tra cui l’italiano Filippo Giorgi. Basato a Ginevra, l’Ipcc ogni anno diffonde i suoi rapporti sulla situazione del clima, che sono la sintesi dei lavori di ricerca fatti dai laboratori di tutto il mondo, e nel suo ultimo documento sostiene che il 90 per cento del riscaldamento globale è dovuto all’opera dell’uomo. La scelta di dare un premio per la pace a chi si batte per l’ambiente nasce dalla considerazione che i cambiamenti climatici mettono in crisi la convivenza pacifica, scateneranno sempre più migrazioni, lotte per le risorse naturali a partire dall’acqua, guerre e conflitti. Gore, 59 anni, che ha ricevuto la notizia a San Francisco all’alba, ha battuto la concorrenza di 181 altri candidati e nella motivazione del premio si sottolinea che ‟è il singolo individuo che più ha contribuito a far capire al mondo le misure che si devono adottare per far fronte ai mutamenti climatici”. Devolverà la sua parte del premio, pari a 750mila dollari, all’Alliance for climate protection, l’organizzazione no-profit che ha fondato l’anno scorso per lanciare una campagna di persuasione di massa capace di cambiare l’opinione degli americani. La domanda che immediatamente i giornalisti gli hanno posto a Palo Alto in California, dove ha tenuto una breve conferenza stampa, e che ha riempito le discussioni nelle televisioni e sui blog è se ora correrà per la presidenza. Ma Gore non ha risposto. La gente che gli è più vicina e chi ne ha discusso con lui nelle ultime settimane, risponde di no, che ora il suo impegno è un altro e che di tornare nell’arena politica non ci pensa proprio. Ma il riconoscimento non ha frenato, anzi ha galvanizzato le migliaia di sostenitori democratici che gli chiedono di candidarsi. A partire dall’ex presidente Jimmy Carter che ieri pomeriggio è tornato ad esortare Gore a correre per la Casa Bianca: ‟Sarebbe la persona più qualificata per guidare gli Stati Uniti”. Ma Carter ha raccontato di aver chiamato talmente tante volte per cercare di convincerlo che l’ultima volta ha ricevuto questa risposta: ‟Presidente Carter, per favore, non mi telefoni più”. Nei giorni scorsi l’organizzazione DraftGore aveva lanciato una raccolta di firme per chiedergli di cambiare idea e ha già ricevuto 170mila adesioni, ma mancano meno di 100 giorni all’inizio delle primarie e Gore non ha in piedi nessuna struttura e non ha mai raccolto fondi. I commentatori sottolineano che difficilmente un uomo che oggi è diventato un guru mondiale, vincitore in un solo anno di un Oscar, un Emmy e un Nobel, sceglierà di correre il rischio di misurarsi di nuovo alle urne con la possibilità di essere sconfitto. Gli altri candidati democratici, che certamente sperano continui a dedicarsi alle battaglie ambientali, lo hanno subito festeggiato: ‟Congratulazioni - ha commentato Hillary Clinton con cui si racconta non corra buon sangue - la sua dedizione e il suo impegno hanno avuto un ruolo decisivo nell’aumentare la consapevolezza del mondo sul riscaldamento del pianeta”. Più fredda la Casa Bianca, uno dei portavoce del presidente, Tony Fratto, ha detto che Bush ‟è contento per il vicepresidente, perché ovviamente è un importante riconoscimento”, ma ha sottolineato che il premio lo ha vinto solo a metà e alla domanda se la politica ambientale dell’Amministrazione cambierà rotta ha risposto con un secco: ‟No”. Ma per Gore il premio è certamente una rivincita, non solo per il riconoscimento alle sue battaglie, ma anche per lo scetticismo che per molto tempo è stato mostrato nei suoi confronti, basterebbe ricordare che Bush padre nel 1992 lo prendeva in giro chiamandolo ‟Ozone man”, l’uomo dell’ozono. E ancora ieri il partito repubblicano ha reagito con fastidio evidenziando come il documentario con cui Gore ha vinto l’Oscar sia considerato da alcuni scienziati esagerato e non accurato e insinuando che il premio è partigiano. La lettura politica delle decisioni del Comitato del Nobel nasce anche dal fatto che cinque anni fa il premio era andato proprio a Carter, un altro ex inquilino della Casa Bianca fortemente critico nei confronti dell’Amministrazione Bush.
A Gore il Nobel per la pace. Clima emergenza planetaria