Gore, un Nobel per lambiente. La promessa: Questo è solo l'inizio
15 Ottobre 2007
Il Nobel più ambito, quello della Pace, è andato come previsto all’ex vicepresidente Al Gore, che l’ha condiviso con il Comitato Intergovernativo dell’Onu per i Cambiamenti Climatici (Ipcc): una rete di oltre 2.000 scienziati (nel consiglio direttivo c’è anche l’italiano Filippo Giorgi). ‟Per i loro sforzi per costruire e disseminare una più grande conoscenza sui cambiamenti climatici prodotti dall’uomo, e per chiedere misure per contrastarli”, è stata la motivazione del comitato norvegese. Subito interpretata dai media americani come uno ‟schiaffo in faccia” alle politiche anti-Kyoto dell’amministrazione Bush. La Casa Bianca ha accusato il colpo ed è stata la prima, ieri mattina, a congratularsi con Gore. ‟Siamo felici per questo riconoscimento”, ha detto il portavoce Tony Fratto, che ha subito negato qualsiasi ‟cambiamento di rotta” nella politica ambientale di quella che è stata bollata come l’amministrazione ‟più anti-ecologica” della storia. Uno dei critici più duri di questa politica è proprio il 59enne Gore che nella sua prima conferenza stampa dopo il conferimento del Nobel è tornato a ribadire che ‟il pianeta Terra è in una situazione di emergenza”. ‟Il mutamento climatico è la più grande sfida politica, morale e spirituale dell’umanità”, ma è anche ‟una grande opportunità” ha commentato l’ex numero due di Bill Clinton, che devolverà la sua metà del premio da 1,56 milioni di dollari alla fondazione bipartisan e no-profit Alliance for Climate Protection. Da Palo Alto, in California, Gore non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti sul suo chiacchierato ingresso nella gara presidenziale. Ma se il Nobel riapre improvvisamente lo scenario elettorale, - proprio mentre i sondaggi danno Hillary Clinton come certa per la Nomination Democratica - ciò non ha impedito all’ex first lady di congratularsi con Gore - con cui non corre buon sangue dai tempi dello scandalo Lewinsky - per ‟il ben meritato Nobel”. E anche Bill Clinton ha voluto onorare ‟il primo, quando era in politica, a riconoscere il pericolo dell’effetto serra”. A chiedergli di scendere in campo, adesso, è un coro crescente di scienziati e uomini politici guidati dal movimento grass-root Draft Gore Movement, forte già di 165 mila firme raccolte in pochi mesi. Anche l’ex presidente americano Jimmy Carter, come lui premiato con il Nobel per la pace, è tornato ad esortarlo a considerare una candidatura. ‟Gliel’ho chiesto così tante volte, che l’ultima mi ha detto: "Presidente Carter, per favore non mi telefoni più"‟, ha scherzato Carter, spiegando che ‟Gore sarebbe la persona più qualificata per essere il presidente degli Stati Uniti”. E a sognarlo come prossimo inquilino della Casa Bianca è probabilmente anche l’Onu, tanto bistrattata da questa Casa Bianca, che si sente finalmente vendicata. ‟Questo Nobel è il riconoscimento che l’Onu è il luogo ideale per arrivare a un accordo sul problema”, ha detto ieri il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon che ha reso omaggio ‟all’impegno e alla convinzione eccezionale di Al Gore”.