Luciano Benetton sul Nobel ad Al Gore. Quando mi disse: quant'è inquinata Milano
15 Ottobre 2007
‟Ma Milano perché è così inquinata? Ho visto poi, venendo, che avete tanta terra che sarebbe adattissima per coltivare prodotti da utilizzare come combustibili al posto del petrolio, è già possibile: perché non lo fate?”. Eravamo a tavola e Al Gore continuava a fare domande, racconta Luciano Benetton. E’il 14 giugno. A cena ci sono assieme al re del casual, la moglie dell’oggi premio Nobel, Tipper, e la compagna dell’imprenditore Laura, agli altri tavoli di Palazzo Ordono de Rosales, la famiglia Benetton e buona parte della Milano intellettuale e imprenditoriale. La città in quei giorni si guadagnava il primato non proprio felice di essere tra le città più inquinate del mondo nella classifica preparata dal ‟New York Times”. E Gore, alloggiato in una piccola traversa di Via Montenapoleone, in un vecchio convento trasformato in albergo supersicuro e superlusso, vuole sapere. Qualcuno tenta risposte, ma è difficile essere convincenti con chi studiando e preparandosi ha vinto un Oscar e ora il Nobel. Soprattutto se mostra la determinazione seria, a tratti seriosa, che solo un americano impegnato riesce ad avere. ‟Quello che si capisce standogli a fianco è che non si tratta di una intelligente campagna elettorale, ma di coinvolgimento vero - spiega Benetton -. Al Gore è così: sta provando seriamente a far capire al mondo ma soprattutto al suo Paese che quello dell’ambiente è un tema decisivo per la sopravvivenza del pianeta, c’è solo da sperare che ci riesca”. Racconta ancora l’imprenditore: ‟Ci siamo trovati: trent’anni fa eravamo davvero in pochi in Italia a costruire stabilimenti e uffici con parcheggi sotterranei e architetture non pervasive. In tempi non sospetti, nel 92 durante la prima Guerra del Golfo lanciavamo una campagna United Colors con l’anatra sporca di petrolio... E Gore stava per entrare alla Casa Bianca. E’stato così che lasciandoci quella sera di giugno c’eravamo promessi di rivederci in barca per una vacanza”. Tanto più che la barca è quel Tribù di 50 metri che Benetton ha voluto a prova d’ambiente e che si è guadagnata, prima nave privata al mondo, la Green Star, severa certificazione che testimonia il minor inquinamento possibile e tecniche di costruzione ‟ecologiche”. E’ai primi di luglio che però squilla il telefono di Luciano. E’ancora lui, Al Gore che chiama. Chiama questa volta l’amico imprenditore. Di lì a una settimana si sarebbe svolto il ‟Live Earth”, la giornata di concerti organizzata per rendere il mondo consapevole dei rischi che sta correndo il pianeta. Gore ha bisogno di milioni di braccialetti di cotone, tanti quanti saranno i partecipanti ai concerti in ogni angolo del mondo. Ma nemmeno il re del casual riesce a fare il miracolo, tempi troppo stretti. Dal racconto di Benetton riemerge anche quello shock legato all’incidente d’auto subito dal figlio dell’ex vicepresidente americano nell’89. Un incidente che forse spinse il premio Nobel ‟a pensare a quale terra ci preparavamo a lasciare alle nuove generazioni”, dice l’imprenditore. E’proprio accanto al figlio, rimasto in ospedale per mesi, che Al Gore scrive il suo primo saggio ambientalista: ‟Earth Balance”. E quindi un impegno con radici profonde. ‟Siamo andati avanti per mesi - ricorda Benetton -, prima di riuscire a trovare il giusto incastro per farlo venire a Milano alla mostra organizzata da Fabrica "Les Yeux Ouverts". Aveva centinaia di richieste ci disse”. I ragazzi di Fabrica però si erano mossi per tempo, forse quando ancora a molti, quella dell’ambiente, sembrava per Al Gore un rifugio-fissazione dove trovare un proprio ruolo dopo la sconfitta alla presidenziali del 2000. ‟Oggi (ieri ndr), assieme alle mie, gli saranno invece arrivate migliaia di congratulazioni. Lo so, si dice che possa ripresentarsi alle elezioni per diventare presidente degli Stati Uniti. Qualcuno glielo chiese anche lo scorso giugno. La risposta fu un no inizialmente deciso e poi sempre più sfumato. Chi di fronte a una forte spinta di emozioni e di persone rinuncerebbe a riprovarci se davvero si può riuscire a incidere sugli Stati Uniti? E poi, oggi con questo riconoscimento è l’uomo più importante degli Usa. E secondo me come politico avrebbe molto successo”. Il nuovo appuntamento in Italia è fissato da tempo. Anche perché Al Gore e sua moglie Tipper sanno di ritrovare anche quel signore dai modi gentili di nome Celeste al quale fecero molti complimenti a giugno, e che di professione fa il cuoco di casa Benetton.