Un Nobel alla Terra. Al Gore premio Nobel per la pace
15 Ottobre 2007
Tenterà Al Gore di riprendere quella Casa bianca che nelle elezioni del 2000 gli era sfuggita per un pelo? Oppure si accontenterà di aver ottenuto in un anno un Oscar, insieme a Davis Guggenheim per il documentario Una scomoda verità, e un premio nobel per la pace insieme all'Ipcc dell'Onu per la sua difesa dell'ambiente? Continuerà a fare ricche conferenze nelle università, o scenderà in campo nelle primarie?
Il suggerimento che gli arriva da Oslo, la città nella quale si assegna quel particolare premio per presunti meriti di pace, è forte e inequivocabile. Oslo è un mondo che forse soffrirà più tardi di altri per i cambiamenti climatici inarrestabili e per l'effetto serra. Ha ancora molteplice acqua, Oslo, per farne elettricità mentre, per i trasporti, estrae dal mare petrolio bastevole per coprire indefinitamente i suoi bisogni. In Norvegia sanno bene però che il ghiaccio del nord si sta sciogliendo; e anche la terra indurita del permafrost che circonda le acque dell'Artico, sta diventando fanghiglia. Sanno soprattutto che il problema ambientale non risparmia nessuno e che bisogna affrontarlo tutti insieme, se si vuole salvare una parvenza di pace. Sanno infatti che un clima devastato, con milioni di profughi ambientali a cercare un rifugio qualsiasi, creerebbe una quantità di conflitti micidiale per la pace. Oslo mette le due cose insieme, premia la speranza di pace e segnala ancora una volta i pericoli della catastrofe ambientale.
Oslo, con la Pace, premia gli ambientalisti della Terra e nomina il loro capo, Al Gore, uno degli potenti del paese più colpevole per i disastri ambientali e soprattutto per la sostanziale sottovalutazione di essi che però è l'unico che si è opposto, mettendosi contro ai poteri delle multinazionali. Gli chiede in sostanza: ‟raccogli la nostra bandiera, ma combatti, ma datti da fare, non chinare la testa, come l'altra volta”. Si sa, i norvegesi sono teste calde.
La giuria poteva certo premiare soltanto la commissione dell'Ipcc; ma ha voluto certo fare di più: ricordare al mondo che Al Gore nel 1997, da vicepresidente degli Usa, riuscì a combinare quel protocollo di Kyoto che a distanza di 10 anni, rimane ancora un obiettivo lontano e, per noi dell'Italietta, irraggiungibile. Oslo punta su Al Gore, proprio come aveva fatto Hollywood, in marzo, con la magica statuetta.
Il presidente degli Stati uniti, ci piaccia o no verrà comunque eletto, nel novembre dell'anno prossimo, per entrare incarica il venti marzo 2009 o giù di lì. Dal 21 marzo gli saremo contro. Anche prima, se sarà necessario. Certo sarebbe meglio se potessimo farlo su misura il presidente americano, possibilmente uno che assomigli al Dalai lama e dichiari il disarmo unilaterale. Ma se questo risultasse impossibile, non si potrebbe fare un po' di tifo per il vecchio, stranoto, vanaglorioso, un po' posapiano, ma amico del Pianeta, per Al Gore? In fondo, i sogni non costano nulla.
Il suggerimento che gli arriva da Oslo, la città nella quale si assegna quel particolare premio per presunti meriti di pace, è forte e inequivocabile. Oslo è un mondo che forse soffrirà più tardi di altri per i cambiamenti climatici inarrestabili e per l'effetto serra. Ha ancora molteplice acqua, Oslo, per farne elettricità mentre, per i trasporti, estrae dal mare petrolio bastevole per coprire indefinitamente i suoi bisogni. In Norvegia sanno bene però che il ghiaccio del nord si sta sciogliendo; e anche la terra indurita del permafrost che circonda le acque dell'Artico, sta diventando fanghiglia. Sanno soprattutto che il problema ambientale non risparmia nessuno e che bisogna affrontarlo tutti insieme, se si vuole salvare una parvenza di pace. Sanno infatti che un clima devastato, con milioni di profughi ambientali a cercare un rifugio qualsiasi, creerebbe una quantità di conflitti micidiale per la pace. Oslo mette le due cose insieme, premia la speranza di pace e segnala ancora una volta i pericoli della catastrofe ambientale.
Oslo, con la Pace, premia gli ambientalisti della Terra e nomina il loro capo, Al Gore, uno degli potenti del paese più colpevole per i disastri ambientali e soprattutto per la sostanziale sottovalutazione di essi che però è l'unico che si è opposto, mettendosi contro ai poteri delle multinazionali. Gli chiede in sostanza: ‟raccogli la nostra bandiera, ma combatti, ma datti da fare, non chinare la testa, come l'altra volta”. Si sa, i norvegesi sono teste calde.
La giuria poteva certo premiare soltanto la commissione dell'Ipcc; ma ha voluto certo fare di più: ricordare al mondo che Al Gore nel 1997, da vicepresidente degli Usa, riuscì a combinare quel protocollo di Kyoto che a distanza di 10 anni, rimane ancora un obiettivo lontano e, per noi dell'Italietta, irraggiungibile. Oslo punta su Al Gore, proprio come aveva fatto Hollywood, in marzo, con la magica statuetta.
Il presidente degli Stati uniti, ci piaccia o no verrà comunque eletto, nel novembre dell'anno prossimo, per entrare incarica il venti marzo 2009 o giù di lì. Dal 21 marzo gli saremo contro. Anche prima, se sarà necessario. Certo sarebbe meglio se potessimo farlo su misura il presidente americano, possibilmente uno che assomigli al Dalai lama e dichiari il disarmo unilaterale. Ma se questo risultasse impossibile, non si potrebbe fare un po' di tifo per il vecchio, stranoto, vanaglorioso, un po' posapiano, ma amico del Pianeta, per Al Gore? In fondo, i sogni non costano nulla.