Un Oscar da premio Nobel. Chi è Al Gore?

15 Ottobre 2007
Dopo l'Oscar e l'Emmy, per Al Gore è la volta del Nobel. Il senatore di uno stato del tabacco che è diventato il testimonial più famoso della lotta contro il global warming, il non candidato presidenziale che però sa galvanizzare i giovani, il politico impacciato che ha usato impeccabilmente l'arsenale promozionale di Hollywood è premiato a Oslo per la pace. ‟Il suo impegno, riflesso nell'attività politica, in conferenze, in libri e film ha rafforzato la lotta contro la crisi del clima. (Gore) è probabilmente il singolo individuo che ha fatto di più per creare, a livello mondiale, una maggior comprensione delle misure che vanno adottate”, dice la dichiarazione del comitato del Nobel. L'ultimo americano che aveva vinto (o condiviso, come Gore) il premio è stato Jimmy Carter, nel 2002, una coincidenza per certi versi illuminante dato che sempre di più il ‟percorso parallelo” alla politica istituzionale di Gore sembra delinearsi in modo simile a quello dell'ex presidente. Nella darwiniana narrativa del successo a stelle e strisce, Carter e Gore sono due losers, due sconfitti (il primo ha perso la rielezione, il secondo ha vinto la presidenza ma, agli occhi di molti, poi se l'è fatta soffiare troppo facilmente) eppure la storie della loro reinvenzione sembrano entrambe fondate sulla libertà che ti dà perdere tutto. Una libertà che Al Gore sembra apprezzare molto. E' la libertà che gli ha permesso di inventare un cammino eccentrico per portare avanti la causa che più lo appassiona da diciassette anni a questa parte (Earth in the Balance, il suo primo libro sull'argomento, uscì allora), quella della tutela dell'ambiente. In un contesto di diffidenza e scetticismo profondo nei confronti della Washintgon sia repubblicana che democratica, e nel generale clima di insoddisfazione che c'è rispetto ai candidati presidenziali di entrambe le parti, figure come quelle di Carter (recente soggetto di un documentario finanziato dagli stessi che produssero quello sul vice di Bill Clinton) e Gore, vengono oggi lette in una nuova luce. Piace il fatto che portino con se un'aura di integrità e di verità, una sfumatura di idealismo. Che siano ‟oltre” la politica. Non a caso, il website draftgore.com, cui fa capo un movimento che vorrebbe vedere Gore scendere in lizza per il 2008, lo definisce ‟la coscienza del partito democratico”.
A posteriori, Al Gore ha ammesso di aver sbagliato a non usare di più la sua battaglia ecologica nel contesto della corsa alla Casa Bianca - è l'argomento su cui è più ferrato, quello che comunica con più sincerità. Ai tempi, il suo avversario, George Bush, lo chiamava Ozone Man, l'uomo d'ozono, un nome da supereroe di film di serie B. Parliamo di soli 7 anni fa, ma erano tempi in cui l'effetto serra era trattato come una leggenda metropolitana. E' innegabile che Gore abbia contribuito a cambiare il corso delle cose.
Meno radicale di quanto lo vorrebbero parecchi scienziati e attivisti, Al Gore ha però dato un contributo innegabile alla awareness sul tema, complice un piccolo film reso praticamente invincibile dai geni del marketing hollywoodiano. E, per quanto semplicistico, il suo refrain secondo cui ‟la crisi ambientale non è un fattore politico ma una sfida morale e spirituale per tutta l'umanità” funziona in modo disarmante.
Terminati i suoi otto anni di Casa Bianca, Gore non ha mai fatto mistero del fatto che, se lui e non Bill Clinton fosse stato presidente, gli Stati Uniti avrebbero aderito al trattato di Kyoto. E' anche quella una cosa di cui il comitato del Nobel deve aver tenuto conto: premiare un candidato così mediatico era anche un modo per rendere più visibile la critica alla politica ambientale Usa, specialmente come incarnate da George W. Bush.
E' inevitabile che tutti stiano chiedendosi se Gore si candiderà o meno alla Casa Bianca. Lui continua a dire di no ma a non metterci una pietra sopra definitivamente. In via anonima, alcuni suoi collaboratori hanno dichiarato alla stampa che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il Nobel sarà più un deterrente che un incentivo. Intanto, forse a mo' di scongiuro, sul website della campagna di Hillary Clinton è apparsa una grossa scritta: ‟Congratulazioni!”
Un Oscar da premio Nobel. Chi è Al Gore?