Michele Serra: L'amaca di domenica 21 ottobre 2007

26 Ottobre 2007
"A senso oggi parlare di impegno per uno scrittore?". Ha senso, magari, parlare di ortografia, visto che il portentoso svarione sopra riportato campeggia nelle pagine culturali del "Corriere". Quanto "all’impegno", è assodato almeno da un paio di decenni che non fa la differenza, né in bene né in male: Pasolini era impegnatissimo e fu un gigante, molta letteratura resistenziale scritta per illuminare le masse era orrenda, "La Storia" della Morante è stato forse il romanzo più politico del Novecento italiano e "Il male oscuro" di Berto il meno politico ma sono entrambi grandissimi romanzi, eccetera. Non si capisce bene, dunque, perché ci si debba rioccupare della faccenda, come se ancora ci fosse nelle università o nei caffè o altrove qualcuno che si alza in piedi e punta veemente il dito contro gli scrittori nemici del popolo, o come se qualcuno degli "impegnati" godesse ancora di qualche prebenda di partito e non fosse piuttosto (come Moravia) ingiustamente dimenticato nonostante "l’impegno" o magari anche a causa di quello. L’impegno inteso come militanza politica dello scrittore o dell’artista è morto da una trentina d’anni, che senso ha (anzi, che senso a) accanirsi sul cadavere?
Michele Serra: L'amaca di domenica 21 ottobre 2007