Michele Serra: L'amaca di giovedì 11 ottobre 2007

26 Ottobre 2007
Si va verso le primarie del Partito democratico in uno strano clima. Anche tra chi ha deciso di partecipare l’umore è tra il perplesso e il disincantato, come se non si fosse di fronte a una novità storica, positiva e perfino spiazzante: l’assemblea costituente e il leader di un nuovo partito di massa che vengono eletti direttamente dai cittadini interessati. Per di più almeno uno dei leader candidati (Veltroni), simpatico o antipatico vi sia, in caso di elezioni ha buone probabilità di poter competere ad armi pari con qualunque avversario del centro-destra. Francamente, un minimo di entusiasmo in più sarebbe dovuto, anche perché nel clima funebre e iracondo della politica italiana le occasioni per vedere nascere qualcosa di nuovo, o perlomeno di semi-nuovo, sono sempre più rare. Ma il rischio di peccare di ingenuità, per gli italiani, è imperdonabile. Una patina di divertito disincanto, o di leggero cinismo, pare sempre la maniera più elegante di presentarsi in società. Ogni tanto, però, hanno ragione gli ingenui, quelli che si lasciano andare alla tentazione di fare festa. Le ragioni di disincanto e di critica, per come si è arrivati a queste primarie, sono tante. Non abbastanza, però, per buttarle distrattamente nel mucchio delle "solite cose".
Michele Serra: L'amaca di giovedì 11 ottobre 2007