La tirannia del merito

Perché viviamo in una società di vincitori e di perdenti

di Michael J. Sandel

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 “L’ideale meritocratico non è un rimedio alla disuguaglianza; è una giustificazione della disuguaglianza.”

Chi lavora sodo e gioca secondo le regole avrà successo e sarà capace di elevarsi socialmente e professionalmente: è un’idea molto radicata su entrambe le sponde dell’Atlantico. Se tutti hanno le stesse opportunità, allora chi emergerà grazie ai propri sforzi o alle proprie capacità se lo sarà meritato. Se invece non riuscirà a emergere, la responsabilità sarà soltanto sua. È questo il lato oscuro dell’età del merito, una retorica dell’ascesa che le élite – anche quelle che pretendono di interpretare la tradizione della sinistra – hanno scelto come soluzione ai problemi della globalizzazione, voltando di fatto le spalle a chi dell’élite non fa parte. In una società nella quale l’uguaglianza delle opportunità rimarrà sempre una chimera, il contraccolpo populista degli ultimi anni è stato una rivolta contro la tirannia del merito, che è umiliante e discriminatoria. Da questa ondata populista, dimostra il filosofo Michael Sandel, dobbiamo imparare: non per ripeterne gli slogan xenofobi e nazionalisti, ma per prendere sul serio le richieste legittime che ne sono all’origine.

 

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Michael J. Sandel

Michael J. Sandel è professore di Filosofia politica e Teoria del governo alla Harvard University. Le sue opere sono state tradotte in tutto il mondo e in Cina è stato …

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