Podcast: “Le stanze del male” di Piergiorgio Pulixi
La serie: Piergiorgio Pulixi, autore di romanzi noir, indaga le diverse sfaccettature del male attraverso le parole di chi, per destino o per mestiere, deve farci i conti tutti i...
Ogni grande romanzo sul lavoro è un grande romanzo di guerra. E ogni grande romanzo di guerra è un grande romanzo d’amore.
Nina fuma sigarette elettroniche nel seminterrato che chiama casa, persa in interminabili partite a Call of Duty per anestetizzare la stanchezza di giornate sempre uguali. Dall’altra parte dello schermo c’è Davide: stessa città, stesso gioco, stessa rabbia senza nome. Si incontrano così, nella guerra simulata, mentre quella reale continua a consumarli fuori campo. Nina lavora nel call center di un piccolo editore che pubblica paccottiglia per nostalgici del fascismo. Mentre il suo sogno di diventare scrittrice si scontra con un lavoro precario, intorno a lei si muovono colleghi grotteschi e tragici, specchio di un sistema fondato sul bisogno e sulla manipolazione.
Davide, invece, diventa driver per la grande multinazionale della logistica: un impiego che promette autonomia e garantisce sfruttamento. Corre, consegna, resiste, Davide.
A incrociare le loro vite ci sono Dionisia, studentessa di psicologia che tira avanti come cameriera, e Andrea, ex militare sopravvissuto alla guerra e a un tumore causato dall’esposizione all’uranio impoverito. Il loro incontro incrina ogni certezza: Andrea porta addosso una violenza sistemica che lo Stato ha prodotto prima di abbandonarlo. È vivo, ma non è salvo. E il suo modo di stare al mondo, sospeso tra autodistruzione e bisogno d’amore, mette Dionisia di fronte ai limiti della propria empatia.
In un mondo livido e terminale fatto di call center bugiardi, magazzini invisibili, app di incontri e città che costringono a correre senza arrivare mai, la Multinazionale diventa il simbolo di un sistema che assorbe anche il conflitto, trasformandolo in logistica, profitto, normalità.
Tutto il furore è un memorabile romanzo corale sulla guerra quotidiana combattuta al lavoro, nei corpi, nelle linee di frattura dei traumi e in certi silenzi che paiono abissi. Ma tra le macerie resta ancora la possibilità fragile della diserzione. E del gesto ribelle.
“Tutto il frastuono, tutto il metallo, tutta la ruggine, tutte le urla, tutto il furore il dolore il torpore, uccisi da quei baci.”