Che cosa significa dedicare un’intera vita alla filosofia? E quale ruolo può ancora avere il pensiero critico nelle società contemporanee?
In questo suo ultimo libro Jürgen Habermas torna sui momenti decisivi della propria formazione e ripercorre, in forma di dialogo, le tappe di un itinerario intellettuale che attraversa oltre mezzo secolo di storia europea.
Conversando con Stefan Müller-Doohm e Roman Yos, due tra i suoi più attenti biografi, Habermas racconta la propria giovinezza nella Germania del dopoguerra, gli anni all’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte accanto a Adorno e Horkheimer, il confronto con la tradizione filosofica incarnata da Gadamer a Heidelberg. Da questi incontri e da queste esperienze è nata una riflessione destinata a incidere profondamente sul pensiero contemporaneo con la teoria dell’agire comunicativo, la difesa della ragione pubblica, l’idea che la democrazia viva nel confronto argomentato tra cittadini liberi e uguali.
Il dialogo offre anche l’occasione per tornare sui nodi teorici centrali dell’opera di Habermas: la critica del positivismo e della razionalità puramente strumentale, il rapporto tra linguaggio e società, il progetto di una filosofia post-metafisica capace di misurarsi con la modernità, fino ai temi di più urgente attualità quali la crisi delle democrazie liberali, i conflitti geopolitici e il destino dell’Europa.
Ne emerge una sorta di autobiografia filosofica, nella quale l’ultimo dei grandi pensatori contemporanei riflette sul destino e sul ruolo, ancora necessario, della filosofia nello spazio pubblico.
“Considero l’impegno a rendere il mondo anche solo un po’ migliore, o almeno a contribuire a fermare la minaccia di regressione sempre incombente, una motivazione tutt’altro che disprezzabile.”
Postfazione di Luca Corchia