Lo Stato sociale diventa global. Intervista a Jean-Paul Fitoussi
‟Nell'Ue, si è optato per il sistema che chiamo del "dittatore benevolo". I governi, cioè, non hanno più i mezzi per agire perché ogni tentativo urta con i vincoli posti dall'alto. Le scelte economiche sono predeterminate dalle regole. Dunque, è stato ridotto lo spazio della democrazia. I governi di destra che cercano di abbassare le tasse, oggi non possono più farlo. Lo stesso avviene per quelli di sinistra che vogliono aumentare la spesa pubblica. Si riduce la spesa sociale, poi, nel momento in cui si ha disoccupazione di massa.”
Erri De Luca: Voci di vocabolario. Un dialogo
Una lingua viva cammina sulle gambe di chi la usa e le voci del vocabolario hanno il suono delle nostre voci. Ma che rapporto ha con il vocabolario chi fa delle parole il proprio mestiere? Silvio Perrella lo chiede a Erri De Luca, scrittore napoletano. La registrazione è stata effettuata presso il Festivaletteratura di Mantova il 4 settembre 2003.
Enrico Donaggio presenta Una sobria inquietudine
Wittgenstein ha detto che esistono pensatori che sono come delle vette e altri che sono invece simili ad altipiani. Löwith appartiene senz’altro a questa seconda categoria: studiandolo non ci si inerpica su cime tempestose, ma si vedono molte cose da una prospettiva meno estrema e unilaterale di quella che si gode da un picco solitario. Leggendo i suoi libri si entra in contatto con quanto di meglio la filosofia europea ha prodotto nei due secoli che ci siamo lasciati alle spalle. E non lo si fa nel modo solipsistico, spesso arrogante, di chi si ritiene il depositario esclusivo di pensieri elevatissimi o abissali. Si apprende piuttosto un’arte dei toni sommessi, un approccio mimetico che mira a restituire una polifonia di voci alle quali, in modo discreto quanto deciso, Löwith aggiunge la propria. Questa trama di confronti – con Hegel e Nietzsche, Marx e Weber, Heidegger e Schmitt – nasconde infatti nella sua filigrana una critica alle responsabilità politiche della filosofia e una critica integralmente filosofica della modernità occidentale. Un tentativo, se si vuole, di sopravvivere filosoficamente al Novecento.
Lavorare meno sognare di più. Colloquio con Jean-Paul Fitoussi
L'impresa dovrebbe sognare di diventare fabbrica della società. Un luogo dove ci si occupa non solo di profitto, ma dei salariati, del loro benessere, del territorio in cui si è inseriti e delle generazioni future. Nella catalogazione di Jean-Paul Fitoussi, economista, presidente dell'Osservatorio francese delle congiunture economiche, imprese così orientate sono di "terzo tipo"; dopo la padronale e la fordista. La rivoluzione che lui auspica e teorizza l’ha spiegata a Ravello dove è stato relatore al seminario su "I sogni dell'impresa". Ha raccontato anche il paradosso per il quale il sogno dell'economia è quello di liberarsi dell'economia.