‟Cerco di smarcarmi dallo stile italiota”. Colloquio con Francesco Renga

‟Cerco di smarcarmi dallo stile italiota”. Colloquio con Francesco Renga

Dal video girato in Islanda, al romanzo, ai nuovi progetti: ‟Alla vigilia dei quarant'anni mi sono rimesso in movimento. Mi piacerebbe un film. Mi vedo bene in un poliziesco provinciale, sarei perfetto nei panni di un Tomas Milian bresciano”.

Perché una madre uccide il proprio figlio? Intervista a Sophie Marinopoulos

Perché una madre uccide il proprio figlio? Intervista a Sophie Marinopoulos

Sophie Marinopoulos, nel libro Nell’intimo delle madri, lancia l’allarme: le mamme violente sono in aumento. E se la prende con i medici che, di fronte al disagio di una donna incinta, sanno dire solo: ‟Vedrà, andrà tutto bene”.

"Italia, quanti errori sulla Serbia". Intervista a Carla Del Ponte

"Italia, quanti errori sulla Serbia". Intervista a Carla Del Ponte

All’Aja, nel palazzetto di Churchillplein, l’ufficio del chief prosecutor è già spoglio. Alle pareti è rimasto solo il poster con la lista dei ricercati. Via Milosevic, ormai morto e sepolto, restano Mladic e Karadzic, simbolo di una sconfitta. ‟A Belgrado sono stata 20 volte, quattro da settembre a oggi, ma me ne vado senza quei due. […] Un fatto è certo. Prodi, che è stato presidente della commissione europea e conosce alla perfezione quanto sia importante l’aiuto della Ue per l’arresto dei grandi latitanti, è diventato il delfino della candidatura della Serbia all’ingresso in Europa. Posso dire che sono molto meravigliata? Sì, decisamente lo sono. E me ne chiedo i reali motivi”.

Eugenio Borgna e Le intermittenze del cuore. L'intervista a "la Repubblica"

Eugenio Borgna e Le intermittenze del cuore. L'intervista a "la Repubblica"

«Ai turbamenti della memoria sono legate le intermittenze del cuore...»: una citazione proustiana ricorre nel titolo che Eugenio Borgna ha scelto per il suo nuovo libro. Le intermittenze del cuore - così appunto si chiama - è l´esatto contrario di un viaggio in un vagone piombato, com´è in genere la lettura di un saggio scritto da uno psichiatra. Scorrendo le pagine scritte da Borgna, si spazia ariosamente nell´universo della grande letteratura e molto meno in quello delle conoscenze mediche, nel catalogo delle emozioni piuttosto che in un grigio elenco di sintomi.
Non si rintracciano i soliti resoconti di casi clinici anonimi e noiosissimi, solitamente descritti con totale assenza di pathos e strumenti linguistici piuttosto poveri. Qui il dolore di vivere assume volti indimenticabili: è attraverso l´epilessia di Dostoevskij, la malinconia di Antonia Pozzi, le angosce psicotiche di Sylvia Plath, è attraverso i loro scritti che cogliamo gli abissi a volte terrificanti della vita psichica. Ma anche la sua ricchezza straordinaria, se è vero - per dirla questa volta con Thomas Mann (a lungo citato da Borgna) - che «la più alta vitalità può avere i tratti di una terrea malattia».
Settantenne coltissimo ma con il cuore palpitante di un puer eterno, Borgna ci ha piacevolmente abituati a queste sue singolari operazioni, restituendo il senso del dolore mentale in una forma destinata ad affascinare - assai più dei suoi colleghi - chi ama leggere un saggio in cui l´analisi rigorosa degli argomenti non si coniughi necessariamente con l´aridità del pensiero. I temi dei suoi libri sono uguali e diversi - le penombre della malinconia, le angosce della condizione psicotica, le ferite dell´ansia - ma è la scrittura ostile al grigiore insopportabile dei tecnicismi e sempre apertamente metaforica a renderli un´opera unica seppure aperta. La forza di Borgna è di avere ormai un suo stile inconfondibile, denso e limpido, il suo modo personalissimo di raccontare la vita interiore, quei paesaggi misteriosi e invisibili dell´anima dove si nascondono le emozioni più inesprimibili e il senso più profondo dell´essere al mondo.
Le intermittenze del cuore è anche un libro molto "forte" che radicalizza la denuncia di Borgna - già in prima fila a Novara nella lotta antimanicomiale - nei confronti di una psichiatria che sta rischiando una grossolana deriva neuroscientifica e psicofarmacologica smarrendo progressivamente le sue radici umanistiche, perdendo di vista le sue stesse ragioni etiche. Borgna sa bene di essere "contro" a una tendenza sempre più diffusa che cancella il valore dell´ascolto e del dialogo sganciando la malattia da ogni valutazione dei suoi aspetti soggettivi (psicologici e fenomenologici). E scrive, con una certa indignazione: «Il trend dominante è, in psichiatria, questo; e non resterebbe se non adattarsi, o uscire dalla modernità: dal corso della storia. Ma anche le minoranze sono portatrici di valori e di conoscenze che sfidano le convenzioni e gli idoli delle maggioranze».
Puro idealismo, vaniloquio estraneo al pragmatismo frettoloso che segna la contemporaneità? Sarà, ma - anche a rischio di essere un po´ retorici - la posta in gioco sembra essere la dignità degli esseri umani, il rispetto o il disprezzo per chi soffre. Non è una cosetta da niente. Vale la pena parlarne con Borgna, libero docente di Clinica delle malattie nervose all´università di Milano, dove ci diamo appuntamento per questa intervista.